Chiesa e convento di S. Chiara

 

La nascita del monastero e della chiesa di S. Chiara è piuttosto lunga e difficile, ma attribuibile intorno al 1661.

La facciata, completata nella seconda metà del 600 si presenta divisa in due ordini: l’ordine inferiore risulta dalla fusione di elementi dorici – toscani ed elementi corinzi; nella trabeazione compaiono triglifi e metope decorate con formelle floreali, tranne le due centrali decorate con figure grottesche; l’ordine superiore è misto per la presenza di elementi dorici e jonici.

La trabeazione è costituita da un semplice cornicione. Il portale è tipicamente seicentesco, sormontato da un frontone spezzato da una nicchia contenente la statua in pietra di Santa Chiara. La chiesa è a pianta centrale allungata con decorazioni a stucchi secenteschi che rivestono tutto l’ambiente.

All’interno si erge l’altare maggiore in marmi policromi di squisita fattura secentesca, sormontato dalla pala d’altare della Madonna con Bambino che appare a S. Francesco e Santa Chiara, opera ad olio su tela, attribuibile a Carlo Rosa, risalente ed un anno non inferiore al 1643. A destra dell’altare maggiore, è visibile un’altra pala di S.Oronzo e due angeli anch’essa attribuibile allo stesso Rosa.

Sulla stessa parete troviamo l’altare- reliquiario in stucco tipico barocco con al centro quattro nicchie racchiudenti i quattro busti reliquari degli evangelisti, in legno policromo recentemente restaurati, che incorniciano il grande crocifisso ligneo intagliato e indorato.

Di fronte a questo altare vi è una cappella spoglia di arredi: in origine conteneva la pala di S Francesco Saverio, opera trafugata.

Sul lato sinistro dell’altare centrale abbiamo invece il dipinto raffigurante la “Natività con adorazione dei pastori”, opera seicentesca fatta eseguire da un ignoto pittore, databile intorno alla prima metà del XVII secolo.

Il pavimento della chiesa è ricoperto da bellissime maioliche napoletane decorate a mano; dinanzi all’altare centrale vi è una composizione di sedici piastrelle che raffigurano un pellicano che, colpendo il proprio petto, fa sgorgare il suo sangue alimento per i propri figli, simbolo religioso associato al Cristo che da il suo sangue per la salvezza dell’umanità, rintracciabile su diverse pissidi, paramenti sacri e tabernacoli, come quello dell’altare maggiore della cattedrale.