Via Crucis- Parole di tenerezza

copertina-non-sprecate-paroleMaria invece stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: “Donna, perché piangi?”. Rispose loro: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto”. Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù.  Le disse Gesù: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?”. Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: “Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo”. Gesù le disse: “Maria!”. Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: “Rabbunì!”, che significa: Maestro!  Gesù le disse: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma và dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”.  Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: “Ho visto il Signore” e anche ciò che le aveva detto.

 

MEDITAZIONE

 

Nel Vangelo, Maria di Magdala è “all’esterno”, “china” e piange…Gesù, invece, “stava lì in piedi”.

“Stava”: c’era, chissà da quanto, da sempre, certamente era già lì quando poco prima erano giunti con Maria di Màgdala anche Pietro e Giovanni, che trovando il sepolcro vuoto tornano a casa, mentre lei resta lì, e insiste, e aspetta.

“Gesù stava in piedi”: la posizione del risorto, pronto a salire verso il Padre.

Maria è nello sconforto, vive il buio dell’abbandono e dello smarrimento; il suo cuore è sprofondato nell’angoscia del vuoto; la preoccupazione, per quel corpo nascosto e abbandonato, svela il timore di essere stati abbandonati, da una persona cara, da un amico, dal Maestro.

Per due volte viene chiamata e interrogata: “Donna, perchè piangi?”, la prima volta sono gli angeli a rivolgerle questa domanda, la seconda è Gesù, ma lei non lo riconosce.

Sembra che davanti ai suoi occhi ci sia un velo, quelle lacrime sembrano frapporsi tra lei e il Signore: respiriamo dolore, vediamo ombre.

Eppure Gesù era là…come poteva non vederlo e riconoscerlo? Non un trasalimento, non un sussulto. Eppure un attimo prima le ha parlato…come non le ardeva il cuore?

A segnare una svolta nel racconto una parola, “Maria!”: Gesù sembra mosso dalla compassione per quegli occhi stanchi e pieni di lacrime, si fa prossimo, la aiuta a guardare e a vedere…chiamandola per nome!

Un nome che svela un legame, una storia, una reciproca conoscenza, fatta di parole e di affetti; è una parola che rincuora Maria, la solleva per farla risorgere….sembra che quel “Maria” faccia cadere i veli dal suo sguardo: i suoi occhi vedono, incontrano, ma solo quel richiamo, quel nome pronunciato con amore e tenerezza, le consentono di riconoscere il Signore!

Quel cuore di donna, sprofondato nell’ombra del vuoto e del dolore, ora emerge alla Luce; affiora la speranza, la certezza e la gioia di un incontro: a lei che cercava un corpo freddo, si presenta il calore della tenerezza del Maestro!

E, allora, Maria corre: ”andò subito”, dice il Vangelo!

Durante il racconto, sembra che, con quello di Maria, anche il nostro sguardo venga accompagnato in un percorso che va dal basso verso l’alto, dall’essere chini al “salire al Cielo” verso un Dio che è “Padre mio e vostro”…quasi a dire: se ci sto andando io, ci potete andare anche voi! E Gesù lo ripete due volte!

Parole di tenerezza, dunque, quelle di Gesù; parole che hanno il sapore della semplicità e dell’indulgenza, parole che donano fiducia, sostegno, conforto.

Sono parole tenere… che ammorbidiscono le rigide pareti, entro cui il nostro cuore si sente stretto, come quelle di un bambino che chiede un abbraccio dopo una marachella; parole che “ammorbidiscono” i contesti irrigiditi dal dolore, dalle incomprensioni, dalla rinuncia, che ci fanno stare chini su noi stessi…

Quante volte, Signore, ci passi accanto e noi non ti riconosciamo!

I racconti, delle apparizioni di Gesù risorto ai suoi discepoli, sembrano indicarci dove poter continuare ad incontrare il Signore: con i discepoli di Emmaus impariamo a ritrovarlo nella Comunione; con i discepoli riuniti con Maria impariamo che il Signore ci viene incontro nella Comunità; con Maria di Màgdala impariamo che la tenerezza, spesso dall’uomo dimenticata, ci parla dell’amore del Padre per noi.

Donaci, Signore, di cogliere la tua tenerezza verso di noi nelle persone che incontriamo sulle nostre strade, nelle persone care, negli amici, nei maestri cui siamo legati…è la tenerezza di un padre che conosce il cuore dei suoi figli, e allora accoglie, condivide, compatisce, abbraccia…

Perchè le tue parole di tenerezza ci consentono di uscire dall’anonimato e ci restituiscono vigore e fiducia, ci rimettono in piedi e ci fanno andare, correre verso gli altri, e restituire la tenerezza che riversi su di noi su coloro che ci circondano: tenerezza con nostro marito o con nostra moglie, con i nostri figli, tenerezza con i colleghi, con gli amici, con i parenti….certi che, con Gesù, risorgiamo oggi e ogni giorno anche noi!

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