Via Crucis itinerante

Il cammino che porta al Calvario è un cammino che ci interpella. È un cammino di fedeltà e di coerenza al Signore e ai fratelli; è un cammino che chiede silenzio, riflessione, preghiera, impegno perseverante, reciprocità e sostegno. Per questo motivo, ogni venerdì di Quaresima, la nostra Comunità Parrocchiale si dedica alla celebrazione della Via Crucis, riservando il commento delle quattordici stazioni alle riflessioni e alle parole di ragazzi, giovani, genitori e anziani della Comunità.

Venerdì 16 Marzo alle ore 19.00 la comunità parrocchiale s’ incontrerà per vivere insieme la “ Via Crucis Itinerante” . La prima stazione sarà celebrata in Cattedrale, a seguire il corteo si recherà per le successive stazioni presso la chiesa di S. Benedetto, la cappella dell’Immacolata per poi terminare con l’ultima stazione nella Parrocchia di S. Agostino. La scelta di vivere questo momento di preghiera in pellegrinaggio per le vie del territorio nasce dalla necessità di mettersi in cammino con Cristo alla sequela del Suo Vangelo, attraverso la meditazione delle croce del Signore. Questo esercizio di preghiera offrirà agli ammalati e agli anziani del Centro storico, un momento di meditazione in preparazione alla Pasqua.

 Marisa Caporusso

 

Il nostro vanto è nella croce di Gesù

La passione del Signore nostro Gesù Cristo è pegno sicuro di gloria e insieme ammaestramento di pazienza.

Che cosa mai non devono attendersi dalla grazia di Dio i cuori dei fedeli! Infatti il Figlio unigenito di Dio, coeterno al Padre, sembrandogli troppo poco nascere uomo dagli uomini, volle spingersi fino al punto di morire quale uomo e proprio per mano di quegli uomini che aveva creato lui stesso. Gran cosa è ciò che ci viene promesso dal Signore per il futuro, ma è molto più grande quello che celebriamo ricordando quanto ha già compiuto per noi. Dove erano e che cosa erano gli uomini, quando Cristo morì per i peccatori? Come si può dubitare che egli darà ai suoi fedeli la sua vita, quando per essi non ha esitato a dare anche la sua morte? Perché gli uomini stentano a credere che un giorno vivranno con Dio, quando già si è verificato un fatto molto più incredibile, quello di un Dio morto per gli uomini? Chi è infatti Cristo, se non quel Verbo “che era in principio e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”? (Gv 1, 1). Ebbene, questo Verbo di Dio “si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1, 14). Egli non aveva nulla in se stesso per cui potesse morire per noi, se non avesse preso da noi una carne mortale. In tal modo egli immortale poté morire, volendo dare la vita per i mortali. Rese partecipi della sua vita quelli di cui aveva condiviso la morte. Noi infatti non avevamo di nostro nulla da cui aver la vita, come lui non aveva nulla da cui ricevere la morte. Donde lo stupefacente scambio: fece sua la nostra morte e nostra la sua vita. Dunque non vergogna, ma fiducia sconfinata e vanto immenso nella morte di Cristo. Prese su di sé la morte che trovò in noi e così assicurò quella vita che da noi non può venire. Ciò che noi avevamo meritato per il peccato, lo scontò colui che era senza peccato. E allora non ci darà ora quanto meritiamo per giustizia, lui che è l’artefice della giustificazione? Come non darà il premio ai santi, lui, fedeltà personificata, che senza colpa sopportò la pena dei cattivi? Confessiamo, perciò, o fratelli, senza timore, anzi proclamiamo che Cristo fu crocifisso per noi. Diciamolo, non già con timore, ma con gioia; non con rossore, ma con fierezza. L’apostolo Paolo lo comprese bene e lo fece valere come titolo di gloria. Poteva celebrare le più grandi e affascinanti imprese del Cristo.

Poteva gloriarsi richiamando le eccelse prerogative del Cristo, presentandolo quale creatore del mondo in quanto Dio con il Padre, e quale padrone del mondo in quanto uomo simile a noi. Tuttavia non disse altro che questo: “Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo” (Gal 6, 14).

Sant’Agostino

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