Uomo e ambiente: una sfida partita nell’Eden

Il sequestro e la chiusura della discarica Martucci di Conversano, avvenuta nei giorni scorsi, hanno riportato all’attenzione dell’opinione pubblica un problema non di poco conto per la nostra comunità, quello dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Tale tema è sicuramente legato all’impegno per la salvaguardia del creato.

Qual è, e come si esplica, il compito di un credente nei confronti di una problematica come quella della salvaguardia ambientale, che ha cominciato, soprattutto negli ultimi quindici anni, a toccare le sfere dell’economia e della morale?

Nel libro della Genesi si legge: “Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino dell’Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse”(Gn 1,15).

L’autore del libro sacro usa due verbi che ci fanno capire subito il nesso tra l’uomo e l’ambiente: il verbo “custodire” indica che l’uomo non è “Signore” del mondo, ma solamente “Custode”, ha ricevuto “in prestito” il mondo ed il suo compito è quello di salvaguardarlo a vantaggio delle generazioni future; il verbo “coltivare” ci riporta subito alla mente la figura dell’agricoltore che si prende cura del suo terreno, l’uomo, in qualità di “Custode”, si prende cura del creato.

Spesso l’uomo sostituisce questi verbi con altri due: “sfruttare” e “spadroneggiare”.

Giovanni Paolo II ha dedicato alla salvaguardia del creato il messaggio per la “XXIII Giornata Mondiale della Pace”, celebrata il 1 gennaio 1990. Nel suo discorso il Papa sottolinea come la crisi ecologica sia anzitutto una questione morale e, proponendo una soluzione, scrive che c’è “urgente necessità morale di una nuova solidarietà, specialmente nei rapporti tra i paesi in via di sviluppo e i paesi altamente industrializzati”. Giovanni Paolo II sottolinea l’urgenza di educare ad una responsabilità ecologica, indicando come nemici della salvaguardia del creato il “consumismo” e la “guerra”, ancora una volta il papa identifica la “crisi ecologica” con la “crisi morale”.

“Quello della tutela dell’ambiente non è l’ultimo ritrovato della nostra furbizia brontolona o delle nostre strategie di consenso, ma è un compito più arduo, che ci sovrasta, come partner dello Spirito Santo, affinché la Terra passi ad una situazione di trasparenza, di grazia e di bellezza”. Con queste parole Don Tonino Bello si rivolge al “popolo dei costruttori di pace”, convocato presso l’Arena di Verona il 30 Aprile 1989, anche lui sottolinea il nesso tra salvaguardia dell’ambiente e moralità citando il passo biblico “Ma infine in noi sarà infuso uno spirito dall’alto; allora il deserto diventerà un giardino e il giardino sarà considerato una selva. Nel deserto prenderà dimora il diritto e la giustizia regnerà nel giardino. Effetto della giustizia sarà la pace”(Is,32,15-17).

Il problema della salvaguardia ambientale deve essere affrontato “pensando globalmente ed agendo localmente”, e qui entra in gioco la comunità locale; è necessario partire dal piccolo, educare il cittadino alla salvaguardia dell’ambiente che egli ha ricevuto in “custodia”, la città, affinché ci si senta tutti partecipi di un unico grande movimento. La tutela dell’ambiente è un tema, come la pace e la giustizia, che unisce tutti “gli uomini di buona volontà”.

Gianfranco Giorgio

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