Something bright

Si terrà domenica 30 ottobre prossimo presso l’auditorium del liceo Don Milani di Acquaviva il concerto-teatro SOMETHING BRIGHT che racconta la storia di Chiara Luce Badano, recentemente proclamata Beata dalla chiesa cattolica.

Chiara Luce, una ragazza che a 17 anni scopre una grave malattia che in due anni la porterà alla morte ma che, allo stesso tempo, sarà per lei una corsa straordinaria verso la santità.
La sua storia tocca i cuori, soprattutto quelli dei più giovani.

Il concerto è costituito per la maggior parte da canzoni inedite composte da Francesco Cioffi, cantautore di Trani e la band, MEDISON, è composta da Andrea Pezza Piangiolino – Batteria, Vito Perrini – Percussioni e Tastiere, Luigi Vangi – Basso, Antonio Piangiolino – Tastiere e sintetizzatori, Fabrizio Loiodice – Chitarra elettrica, Francesco Cioffi – Voce e Chitarra Acustica, Natascia Adduci – Voce, Silvia Laurora – Voce, Nicla Serena D’Ingeo e Cristiano Mosca – attori, Angela Ventura – Luci.

La serata, proposta ed organizzata dalla parrocchia di S. Maria Maggiore si propone di raccontare, attraverso la musica e le parole, la vita di una grande donna.

 

La vita di Chiara Luce: “Viveva a Sassello con il padre Ruggero, camionista, e la madre Maria Teresa, casalinga. Volitiva, tenace, altruista, di lineamenti fini, snella, grandi occhi limpidi, sorriso aperto, ama la neve e il mare, pratica molti sport. Ha un debole per le persone anziane che copre di attenzioni. A nove anni conosce i ‘Focolarini’ di Chiara Lubich ed entra a fare parte dei ‘Gen’. Dai suoi quaderni traspare la gioia e lo stupore nello scoprire la vita. Terminate le medie a Sassello si trasferisce a Savona dove frequenta il liceo classico. A sedici anni, durante una partita a tennis, avverte i primi lancinanti dolori ad una spalla: callo osseo la prima diagnosi, osteosarcoma dopo analisi più approfondite. Inutili interventi alla spina dorsale, chemioterapia, spasmi, paralisi alle gambe. Rifiuta la morfina che le toglierebbe lucidità. Si informa di tutto, non perde mai il suo abituale sorriso. Alcuni medici, non praticanti, si riavvicinano a Dio. La sua cameretta, in ospedale prima e a casa poi, diventa una piccola chiesa, luogo di incontro e di apostolato: “L’importante è fare la volontà di Dio…è stare al suo gioco…Un altro mondo mi attende…Mi sento avvolta in uno splendido disegno che, a poco a poco, mi si svela…Mi piaceva tanto andare in bicicletta e Dio mi ha tolto le gambe, ma mi ha dato le ali…” Chiara Lubich, che la seguirà da vicino, durante tutta la malattia, in un’affettuosa lettera le pone il soprannone di ‘Luce’. Mons. Livio Maritano, vescovo dicocesano, così la ricorda: “…Si sentiva in lei la presenza dello Spirito Santo che la rendeva capace di imprimere nelle persone che l’avvicinavano il suo modo di amare Dio e gli uomini. Ha regalato a tutti noi un’esperienza religiosa molto rara ed eccezionale”. Negli ultimi giorni, Chiara non riesce quasi più a parlare, ma vuole prepararsi all’incontro con ‘lo Sposo’ e si sceglie l’abito bianco, molto semplice, con una fascia rosa. Lo fa indossare alla sua migliore amica per vedere come le starà. Spiega anche alla mamma come dovrà essere pettinata e con quali fiori dovrà essere addobbata la chiesa; suggerissce i canti e le letture della Messa. Vuole che il rito sia una festa. Le ultime sue parole: “Mamma sii felice, perché io lo sono. Ciao!”. Muore all’alba del 7 ottobre 1990. E’ “venerabile” dal 3 luglio 2008. E’ stata beatificata il 25 settembre 2010 presso il Santuario del Divino Amore in Roma”.

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