Si apre ufficialmente il nuovo anno pastorale

E’ cominciato ufficialmente l’anno pastorale 2013-2014 con la giornata di formazione diocesana per tutti gli operatori pastorali, tenutasi domenica 20 ottobre presso il Santuario della Madonna del Buoncammino ad Altamura.

Lo slogan che ci accompagnerà sarà “Dio ama chi dona con gioia (2Cor 9,7)”, sarà quindi un anno all’insegna della Carità, lo spazio privilegiato per l’evangelizzazione saranno le varie realtà cittadine della nostra diocesi.

Lo slogan di questa giornata è stato “Pienezza della Legge è l’Amore (Rm 13,10)”, è stato in mezzo a noi don Angelo Panzetta, preside della Facoltà Teologica Pugliese, che ha trattato il tema dei dieci comandamenti, questo tema sarà poi ripreso nella scuola di formazione teologico-pastorale che, a partire da novembre, si svolgerà a livello cittadino in tutta la diocesi.

Don Angelo ha incentrato la sua riflessione sul rapporto che i dieci comandamenti hanno con la storia del popolo d’Israele e con il messaggio annunciato da Gesù.

I dieci comandamenti e la storia del popolo d’Israele

Israele è “proprietà giuridica di Dio”, è Dio che “plasma” il “suo popolo” con la chiamata di Abramo, i dieci comandamenti sanciscono l’Alleanza e fanno diventare  Israele “proprietà etica di Dio”. Dopo l’uscita dall’Egitto, gli ebrei passano “dalla schiavitù al servizio”. Dio, pur essendo il “proprietario” di Israele, vuole che gli ebrei aderiscano in piena libertà alla loro vocazione di “popolo eletto” e per questo dona loro

i comandamenti. Questi non devono essere visti in un’ottica puramente legalista, in cui il fine del rispetto della legge è il “dovere per il dovere”, ma hanno una funzione pedagogica, servono, infatti, a insegnare agli ebrei l’amore verso Dio e, di conseguenza, quello per il prossimo. L’osservanza dei dieci comandamenti esprime la libertà del popolo ebraico, libertà che si esplica nel compiere la volontà di Dio.

I dieci comandamenti e il messaggio di Gesù

Pur avendo Dio stesso dato il mezzo per essere libero e raggiungere la beatitudine, il popolo di Israele ha preferito allontanarsi dalla volontà divina e scegliere di diventare nuovamente schiavo, questa volta del peccato. Dio ha perciò ridisegnato la storia della salvezza mandando suo figlio Gesù fra gli uomini. Il messaggio di Gesù è rispettoso della Legge, ma inserisce un nuovo elemento, Gesù lascia lo Spirito. Se per  Israele la volontà di Dio si compie osservando i comandamenti, per il cristiano conformarsi al volere di Dio vuol dire “vivere secondo lo Spirito”, nello Spirito si realizza l’unione tra la vita morale e quella spirituale. Tra lo Spirito e la Legge vi è una reciproca corrispondenza: la vita nello spirito serve per eliminare dalla Legge la sua componente “formale” e riportarla alla sua ragione principale che è L’Amore, l’osservanza della legge è utile per non sciupare la grazia che nello Spirito ci viene donata.

 

GIANFRANCO GIORGIO

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