Si apre il nuovo anno liturgico

Anno-Liturgico_new“La gloria del Signore si è manifestata e sempre si manifesterà in mezzo a noi fino al suo ritorno. 
Nei ritmi e nelle vicende del tempo ricordiamo e viviamo i misteri della salvezza”. Con queste parole comincia l’annunzio del giorno di Pasqua, proclamato durante la celebrazione eucaristica del 6 gennaio, solennità dell’Epifania, ed esse sembrano essere le più appropriate per esprimere il senso dell’anno liturgico.

“Ricordare” e “vivere” sono i due verbi che connotano l’anno liturgico e sono strettamente legati l’uno all’altro. Non possiamo capire il vero senso di questi due verbi se non prendiamo come riferimento la festa ebraica della Pasqua. Nel capitolo 12 dell’Esodo si legge che è Dio stesso a dare indicazione su come celebrare la Pasqua, si trova , infatti, scritto “ Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore, di generazione in generazione, lo celebrerete come un rito perenne” (Es 12,14).

Dio definisce la Pasqua “memoriale” e “rito perenne”, da tramandare a tutte le generazioni. La Liturgia è quindi memoria attiva, in quanto in essa il ricordo viene attualizzato attraverso il  rito. San Paolo riprende il concetto della liturgia secondo la mentalità ebraica nella prima lettera ai Corinzi nella quale scrive: “Io, infatti ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso”, anche lui, come gli ebrei, ha ricevuto da qualcun altro il comando di celebrare la Pasqua e si impegna a “trasmetterlo” ad altri, affinché il ricordo ed il rito non vengano perduti. San Paolo usa il verbo “tradere”, “trasmettere” in latino, dal quale deriva la parola “tradizione”.

L’anno liturgico rappresenta quindi la “tradizione” della Chiesa, una tradizione che non scade mai nell’abitudine. Cuore di questa tradizione è la Risurrezione di Cristo, ciò che scandisce l’anno liturgico è infatti  la celebrazione della domenica, Pasqua della settimana, nella quale la santa Chiesa rende presente questo grande evento nel quale Cristo ha vinto il peccato e la morte”( cfr Annuncio del giorno di Pasqua).  Nelle diverse domeniche la Chiesa celebra i misteri della vita di Cristo: l’anno liturgico comincia con le quattro domeniche d’avvento che ci preparano a celebrare il Natale del Signore, si prosegue poi con il tempo di Natale, durante il quale si riflette sul mistero della Santa famiglia di Nazareth, celebrato la prima domenica dopo Natale, e su quello della “manifestazione di Gesù”, che si snoda tra la solennità dell’Epifania e la Festa del Battesimo di Gesù, celebrata la domenica dopo il 6 gennaio.

Nelle cinque domeniche di quaresima la Chiesa si prepara a vivere la Pasqua del Signore, preceduta dalla Settimana Santa che ha inizio  con la Domenica delle Palme. I cinquanta giorni del tempo pasquale, considerati un’unica grande Domenica, infatti la Liturgia utilizza la definizione di “Domenica di Pasqua” e non “Domenica dopo Pasqua”, terminano con la Domenica di Pentecoste, nella quale si ricorda la discesa dello Spirito Santo. Nel tempo intercorrente tra il Battesimo di Gesù e l’inizio della quaresima e in quello tra la Pentecoste e l’avvento la Chiesa celebra le Domeniche del tempo ordinario, in esse non sono ricordati particolari misteri della vita di Cristo, l’ultima domenica ordinaria, che conclude anche l’anno liturgico, è quella di “Cristo Re dell’Universo”.

Ci apprestiamo a vivere quindi questo nuovo anno liturgico che comincerà sabato 30 novembre con la celebrazione dei primi vespri della prima domenica del Tempo di avvento.

Gianfranco Giorgio

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