Scrivere per non sentirsi soli
FRAmMENTI

IMG_1626A quattro mesi dalla prematura scomparsa di Gianfranco, proponiamo ai nostri lettori il testo integrale dei pensieri raccolti dai giovani del gruppo di Azione Cattolica della nostra parrocchia. Una sintesi, trasformata in lettera dedicata ai giovani di Acquaviva, è stata già pubblicata sul numero di marzo della rivista Theotokos.

Molte volte nel nostro percorso di vita ci ritroviamo in situazioni che mai avremmo voluto vivere, in momenti di buio e smarrimento, particolarmente quando siamo posti di fronte alla tragica scomparsa di un giovane amico.
L’esperienza della sofferenza e del dolore sicuramente ci cambia radicalmente e fa valorizzare tutto quello che ci circonda: le persone, la quotidianità, i piccoli gesti. Spesso l’esperienza della morte è anche esperienza di amicizia, fiducia, speranza, comunione.

«Gianfranco. Ci sarebbero così tanti pensieri, rimpianti, riflessioni e azioni che passano nella mia mente e sinceramente non sono neppure così facili da riordinare, riaffiorano senza preavviso in un qualsiasi momento della giornata.
Ma ogni volta che questi pensieri fanno capolino nella mia mente ho la consapevolezza che grazie a lui ho ricevuto un grande DONO e non posso fare altro che ringraziare il cielo. È stato un grande esempio per la mia vacillante fede, per l’amicizia e la sua infinita disponibilità.
Sicuramente ci sono tanti altri doni, pensieri e gesti che porto nel mio cuore: il valore della vita, la malattia, invece, non riesco ancora a dir nulla forse perchè prevale ancora tanta rabbia per quello che è accaduto».

«Ogni volta che scendevo per venirti a trovare mi sorprendeva vederti irrequieto, impaziente non per la sofferenza e la stanchezza della malattia ma perché non vedevi l’ora di tornare dalla tua famiglia, dai tuoi amici, dalla tua comunità. Steso sul lettino pensavi alla tua lontananza dall’università e programmavi già le prossime attività parrocchiali. Provavi rammarico nell’essere assente da tutti quegli ambienti che rappresentavano il tuo mondo ed eri convinto di poterci ritornare presto. Ti donavi completamente agli altri con impegno, entusiasmo e amore, sono sicuro fosse il modo di vivere la tua esperienza di fede, di incontrare il Signore ogni giorno. Mai ho letto nei tuoi occhi tristezza o paura per quello che stavi passando ma ti mostravi sereno. Diceva Don Bosco:”Noi facciamo consistere la santità nello stare sempre allegri fare sempre e bene il nostro dovere e aiutare gli altri”. Penso che queste parole ti rispecchiano tanto. Sei stato di esempio e mi hai insegnato ad “aspirare alla santità” fino al nostro ultimo ciao».

«Gianfranco ci è stato strappato via brutalmente ed in pochissimo tempo. La maggior parte di noi ragazzi, me in primis, non ha neanche avuto il tempo di rendersi conto di quello che davvero stava accadendo, eventi come questo ammutoliscono e ci rendono perplessi poichè vanno di gran lunga al di là di quella che è la nostra limitata comprensione. Tra le poche cose che ci restano da fare, così dicono, è riuscire a trarre del buono anche da tragedie di tale portata…beh forse, tutti insieme, ci siamo riusciti. La scomparsa di Gianfranco ci ha unito come non mai. Di sicuro io mai potrò dimenticare la sensazione di forza e appartenenza ad una comunità che ho provato mentre ci stringevamo attorno a te per un ultimo abbraccio. Gianfranco ti ringrazio per averci reso una grande FAMIGLIA pronta a ripartire più forte di prima seguendo il tuo nobile esempio di vita».

«Caro amico ti scrivo, si scrivo proprio a te che sei dall’altra parte del foglio e voglio raccontarti di quanto sono fortunato ad essere parte di una grande famiglia, si la famiglia dell’Azione Cattolica. Siamo un gruppo, quello di cui faccio parte, di giovani ragazzi dai 18 ai 25 anni e proprio lo scorso novembre abbiamo dovuto salutare un nostro caro amico, il migliore a mio avviso. Ma come tutti sappiamo, purtroppo, sono sempre i migliori ad andarsene per primi e con la sua morte anche una parte di me se n’è andata con lui, ma i suoi ricordi, i suoi insegnamenti, le avventure passate insieme sono fortemente impresse nel mio cuore. Ora voglio chiederti: tu come avresti affrontato una situazione del genere? Beh… io ho pianto stingendomi ai miei amici e pregato insieme a loro. La pregheria forse è stata la miglior medicina che potessi assumere per allieviare il dolore perché in quel momento non mi sono sentivo solo, c’eravamo davvero tutti, dai più piccoli ai più grandi.
Anche durante la lotta contro la malattia, noi tutti ci siamo ritrovati insieme per pregare e magari cercare delle risposte a quei tanti “perché proprio a lui”.
Oggi, la sua assenza è ancora forte però tutti insieme andiamo avanti cercando di portare avanti tutto ciò in cui lui credeva».

«Forse non si è mai pronti a morire e forse non si è mai pronti ad affrontare questo grande dolore. Con queste poche parole mi vorrei rivolgere a te, ipotetico lettore, che forse sei a conoscenza di quello che è accaduto al nostro amico Gianfranco: un ragazzo dalle mille risorse, sempre partecipe e disponibile.
Ora mi rivolgo a te, Gianfranco, pur non conoscendoti molto, porto nel mio cuore un bel ricordo; hai dimostrato di essere sempre forte, anche in presenza della malattia, non ti sei mai arreso, la tua unica compagna era la preghiera, predominante soprattutto nel tuo ultimo mese di vita e ci hai dato ogni giorno la forza per affrontare ogni ostacolo quotidiano. Forse tutto quello che è accaduto, la velocità della malattia, non ci ha permesso di realizzare concretamente quello che stava, che si è verificato, ma sono certa che ha lasciato, ci hai lasciato, un grande segno e noi faremo tesoro di quello che ci hai donato, continuando il nostro percorso senza mai arrenderci, perchè adesso nel cielo c’è una stella che è pronta ad illuminare il nostro cammino».

«Vivere la malattia giorno dopo giorno non è sicuramente stato facile per nessuno di noi, andare da Gianfranco e sorridere, cercare di dargli conforto mentre peggiorava sempre di più e le nostre speranze erano sempre meno è stata una delle cose più difficili della mia vita. Ma in tutto questo buio il nostro gruppo è stata un’ancora, incontrarci e sapere di esserci l’uno per l’altra e tutti lì per lui è stato ciò che ci ha dato la forza di andare avanti, insieme, con la fede che lui ha dimostrato. Il suo modo di affrontare la malattia è stato quello che ha permesso ad ognuno di noi di andare avanti.
Siamo ancora tutti sconvolti, non possiamo dire di aver superato nulla, ma sicuramente grazie a lui siamo un gruppo più forte che cerca di colmare il vuoto enorme lasciato dalla sua mancanza. Se ci fosse qualcosa che io potessi dire a lui e credo di non parlare solo per me è: grazie, grazie per averci dimostrato tanta fede e trasmesso tanta forza e grazie per averci permesso di stargli accanto, di vivere con lui tutto ciò e soprattutto di aver fatto in modo che lo facessimo insieme come una famiglia.
A lui vanno i nostri pensieri ogni giorno, per lui versiamo le nostre lacrime, ma a lui volgiamo anche i nostri sorrisi più sinceri».

«Ciao AMICO MIO. Beh, intanto auguri. Ieri Notte, la santa Notte abbiamo forse realizzato un tuo piccolo sogno, animare la veglia con un coro di giovani, un coro angelico di ragazzi. Prova dopo prova, sera dopo sera, difficoltà dopo difficoltà, ce l’abbiamo fatta. Penso a nome di tutti i ragazzi che ne hanno preso parte di voler dedicare tutto ciò che abbiamo cantanto, suonato, recitato, a te che eri lì con noi col tuo canto e la tua armonia! Ancora auguri e…beh ou..ci vediamo!».

«Ciao amici!
Costantemente pensiamo a Gianfranco, amico sincero, fidato, colonna portante del nostro gruppo “Giovani” e dell’intera comunità. I momenti condivisi con lui negli anni sono innumerevoli e ricordarli ci riempie di gioia. Quella della sua malattia è stata una delle tante esperienze vissute con lui ed è per questo che ripensarci non è per noi un tabù. Sicuramente l’esperienza più dolorosa, la più triste, la più stravolgente. Ma anche quella che ha rappresentato per noi una profonda esperienza di fede. In questi ultimi mesi tutti siamo stati accanto a Gianfranco, ciascuno con i propri tempi, il proprio carattere, ognuno in modo diverso e personale.
Ma poi tutti ci siamo ritrovati nella preghiera incessante e in un comune desiderio di voler restare uniti e sentirci “gruppo”, per poterci sostenere reciprocamente e condividere il dolore che la malattia ha portato con sé.
Guardare all’impegno e alla passione che Gianfranco ha dedicato agli altri, in modo particolare alla nostra comunità e riflettere su quanto accaduto sta aiutando noi giovani a riconoscere l’importanza di seminare i doni che abbiamo ricevuto, con la consapevolezza di poter essere sale della terra e luce del mondo.
Ma soprattutto l’esperienza vissuta con Gianfranco ci ha portato a sperimentare la certezza di sentirci parte di un Progetto più grande».

«Però, per quanto possibile, proverò a dirti come ho vissuto io questa esperienza. Per me è stata una doccia gelata, così gelata che, se mi fermo a pensare, mi rendo conto che non ho ancora realizzato il fatto che Gianfri non ci sia più, ancora non mi sembra vero. È come se sia partito per un lungo viaggio e che prima o poi tornerà. Avrei solo voluto dirgli “ciao” prima di questa partenza; è successo tutto così in fretta, troppo in fretta. La malattia è furbizia pura, ti attacca quando le pare, a volte ti lascia in pace, a volte torna, a volte ti porta via con sé. Non ha un senso tutto questo e la mia vacillante fiducia nel Signore non mi ha ancora permesso di sviluppare un pensiero diverso da questo sul dolore. L’unica cosa che vedo e che mi permette di accennare un sorriso è che tutti stiano cercando di vivere tutto questo (giustamente, perché forse è l’unico modo) come il “via” ad una motivazione comune, una motivazione alla vita, un risveglio alla vita; ma perché dev’essere questo il prezzo da pagare?».

«Questa esperienza di dolore inizialmente ha fatto scaturire in me molti dubbi. Dubbi sull’esistenza di qualcuno di superiore. Non era una cosa logica e giusta e mi ponevo molte domande: esiste veramente? e se esiste perchè non provvede? perché proprio a lui? La persona più ingenua e più devota di questo mondo. Ho passato tutti i giorni di quei terribili due mesi in ospedale. Gli sono stato sempre accanto e lui era sempre se stesso. Soffriva lui e soffrivamo anche noi. Ogni giorno che passava era una sofferenza in più per tutti. Dopo la sua morte ho cambiato idea. Il nostro gruppo è diventato più unito. Siamo diventati una famiglia. Nell’aspetto negativo ho notato questa cosa positiva. Forse è servito a ciò».

«Non è semplice affidare unicamente ad una lettera e una penna ciò che è avvenuto in questi ultimi mesi: sguardi, sorrisi, lacrime, silenzi, abbracci e ciascuno di noi che si fa carico nel proprio bagaglio di un’esperienza unica.
Ho serie difficoltà nello scrivere, tuttavia, se mi chiedessero personalmente come questa esperienza mi ha trovato e, successivamente, come mi ha lasciato, non esiterei nell’affidarmi alle parole di Basilio “Il sicomoro è un albero, che produce moltissimi frutti. Ma non hanno alcun sapore, se non li si incide accuratamente e non si lascia fuoriuscire il loro succo, cosicché divengano gradevoli al gusto.”
IL SICOMORO
Da queste parole Benedetto XVI spiega come la fede dell’uomo viva le stessi fasi dei frutti del sicomoro: quando la fede viene intaccata, allora l’uomo ne viene a contatto e assapora la sua parte migliore.
Penso che siano le parole più appropriate rispetto ad un percorso che quotidianamente noi continuiamo a vivere, accompagnati dalla forza di un gruppo che vuole diffondere il proprio entusiasmo (dalla traduzione greca “con Dio dentro di sé”) anche a chi, come te, oggi ci legge sebbene non abbia vissuto questa esperienza.
La fede di noi giovani, si sa, è una fede ancora insipida, sbiadita a tratti, ma posso garantire che l’espressione di Basilio rende a pieno quello che è accaduto.
Quell’intacco è stato il dolore, la presa di coscienza che qualcosa si stava sgretolando: un legame, un’amicizia, due mani che, lentamente, smettono di stringersi.
L’ESSERE COMUNITA’
Ogni sera ci siamo ritrovati per celebrare il S.Rosario e pregare “Maria che scioglie i nodi”: lì ho compreso il significato dell’essere comunità. Tutti assieme, l’uno di fianco all’altro, tutti con le stesse intenzioni, tutti come fratelli di quell’unica famiglia che è la Chiesa.
Chi non ci conosce penserà che stiamo parlando di roba astratta, ma non si tratta di nulla di tutto questo. Si tratta semplicemente dello stare affianco nei momenti più delicati, del condividere gioie e dolori, del farti guidare mano nella mano da chi, quella strada, l’aveva già percorsa.
Di qui parte il cammino di fede che vede la comunità camminare tutti assieme, tutti nella stessa direzione, tristi ma non scoraggiati, delusi ma mai domi: una comunità che assapora il dolce della fede, quasi a voler gustare “la parte migliore”.
Da parte mia, ho visto Cristo con occhi nuovi incontrandolo nei gesti e nelle parole di tanti amici, nei silenzi delle riflessioni, nei bui tetri di alcune giornate, nella fiammella affianco al tabernacolo, nelle preghiere comunitarie colme di speranze, negli occhi di ciascuno gonfi di lacrime, nei capi chini per la sofferenza.
Ho compreso l’espressione di San Paolo “se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme” :non potevamo non soffrire assieme!
L’ESPERIENZA DEL TEMPO: pienezza e precarietà
Un sacerdote, una volta, mi raccontava come vivesse ogni celebrazione dell’Eucarestia: come fosse la prima, l’unica e l’ultima. Così credo che vadano vissute le nostre vite, i nostri incontri, le nostre conversazioni perché ogni attimo assuma la caratteristica dell’essere unico e irripetibile. Non ci perdiamo dietro un pettegolezzo, una parola non gradita o uno sguardo poco discreto. Impariamo a comprendere come tutti gli attimi possono essere, e spesso lo sono, irripetibili; facciamoci guidare dalla volontà di condividere le nostre passioni, le nostre idee, i nostri sentimenti e non facciamoci rubare la speranza da chi, prima di noi, non ci è riuscito e ci scoraggia dal tentare!
Non ho menzionato in questa lettera la Persona a cui la dedico e cosa il suo destino gli ha riservato. Non è un caso, infatti, che di Gianfranco io non voglia parlare come una persona scomparsa ma come un amico che, per un periodo di tempo, si è nascosto nella stanza affianco. Potrei dire tanto, forse troppo, ma tutto sarebbe superfluo e inutile. Ci rincontreremo, ne sono convinto, ma per adesso mi piace immaginarti sereno e sorridente che veglia su di noi come il buon pastore sul suo gregge in quell’ambiente ove “in pieno giorno risplendono le stelle”. Goodbye!».

«Molte volte nel nostro percorso di vita ci ritroviamo in modo inaspettato in situazioni che mai avremmo pensato di vivere. L’esperienza della sofferenza e poi del dolore per la perdita di un caro amico non ha molte parole per essere raccontata, ma sicuramente ci cambia radicalmente e fa valorizzare tutto quello che ci circonda: i parenti, gli amici, gli ammalati, la quotidianità, l’umiltà, la sincerità, i piccoli gesti.
L’umiltà: non è facile per un malato restare umili e silenziosi in momenti in cui si ha la chiara sensazione che la propria vita si stia spegnendo. Eppure un mio amico ha dimostrato questo per ben due lunghi mesi. Poche parole, tanti gesti di umiltà e tenerezza. Tante volte nella nostra quotidianità dimentichiamo di essere umili, sinceri e silenziosi pur di dar spazio al chiacchiericcio e alle azioni che in modo quasi meccanico svolgiamo tutti i giorni. Ma ecco che poi Qualcuno opera nella nostra vita e mette un segnale di stop, per farci riflettere su cosa dobbiamo cambiare. L’umiltà si è rivelata la base, il punto di partenza per il mio cammino di cambiamento.
I piccoli gesti: Ho imparato da questa esperienza ad apprezzare tanti gesti che prima ritenevo non importanti, come una stretta di mano: tutti i giorni per due mesi quelle due mani si stringevano sempre nello stesso modo; quanto avrei voluto che quel gesto non terminasse mai perché sapevo che valeva molto più di tante parole inutili. Una stretta di mano, uno sguardo hanno avuto la capacità di irrompere quel silenzio che lacerava i cuori.
Gli amici: ho scoperto di avere tanti amici straordinari capaci di trasmettermi la “voglia di pregare” per qualcuno e di farmi valorizzare l’amicizia. Una vera amicizia richiede impegno. Il mio impegno è stato quello di un buon amico che si sente responsabile nei confronti dell’altro e si interessa davvero di lui. Questo tipo di impegno è sempre stato reciproco. Ne è valsa senz’altro la pena; ho sempre pensato che per avere un buon amico dovevo prima essere io un buon amico.
Dopo questa esperienza ho valorizzato la mia professione considerandola come una vera vocazione, una vera chiamata al servizio di chi è nella sofferenza.
Ho apprezzato tanto il mio amico e continuerò a farlo; continuerò sempre ad avere il suo ricordo in un angolo privilegiato della mia vita così da non poterlo mai dimenticare».

«Caro amico ti scrivo così mi distraggo un pò e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò. Da quando sei partito, da quando sei andato via amico, qui non è più come prima. Niente è come prima. Hai lasciato in noi un vuoto incolmabile. Ho avuto l’onore di conoscerti, ti ho stimato e apprezzato. Abbiamo vissuto con te la tua malattia fin dalle prime manifestazioni e ti abbiamo sempre rassicurato. L’impotenza ci faceva star male. Perderti è stata una sconfitta. Nemmeno pregare è servito a molto. In questi mesi passati mi sono chiesta spesso se ci fosse lassù qualcuno che poteva sentirci, ma alla fine ho perso le speranze. Mi son detta: doveva andare così. Non mi spiego il perchè, so solo che la nostra tristezza si trasformerà in gioia (deve). Perderti ha temprato il nostro animo e sopratutto il mio. Credo che non bisogna mai smettere di vivere al meglio la propria vita senza rimpianti. Ho fatto mio in questi mesi passati il pensiero di sant‘Agostino: “prega, sorridi, pensami. Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima. Pronuncialo senza una minima traccia di tristezza. [..] Perchè dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente solo perchè sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano. Sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo. Asciuga le tue lacrime e non piangere. Il tuo sorriso è la mia pace!” Mi ha rassicurato. A presto caro amico d’avventure. Manchi tantissimo».

I giovani di A.C. S. Eustachio Alessandra, Alessio, Annarita, Antonella, Antonia, Benedetta, Davide, Fabrizio, Francesca, Francesco, Francesco, Filippo, Luigi, Mariaelena, Mariarita, Marino, Maria Chiara, Michele, Olimpia, Pasquale, Ruben, Sara, Silvia, Simone, Vito.

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