S.Messa di fine Pontificato e messaggio Mons. Paciello

Giovedì 28 febbraio alle ore 20.00, Papa Benedetto XVI lascerà il Pontificato, rinunciando così al Ministero petrino.

Giovedì 28 alle 18.30 la nostra comunità vivrà l’ultima celebrazione nella quale verrà pronunciato il nome del Santo Padre all’interno della preghiera eucaristica. A seguire ci sarà l’Adorazione Eucaristica nella quale pregheremo per il Papa che ci insegna a riconoscere che Gesù è il Signore della nostra vita, ci insegna a seguire le sue vie, ad essere suoi, a crescere nella  sua amicizia, nella fede, nella comunione della Chiesa.

Vi invitiamo a leggere il messaggio di S.E. Mons. Mario Paciello, segno di vicinanza e profonda riconoscenza verso il Santo Padre.

“Nascosto al mondo, ma vicino alla Chiesa”!
Ecco la chiave del mistero della rinuncia di Benedetto XVI al soglio pontificio.
La cultura biblica e teologica, la fine umanità, l’alta spiritualità, la fede solida, l’amore grande alla Chiesa, la spiccata testimonianza di servizio, le grandi sollecitudini pastorali di Joseph Ratzinger ora si concentrano e confluiscono in un’unica scelta: la preghiera per la Chiesa e per il mondo.
Nell’epoca dell’effimero e dell’apparenza, del relativismo edonistico; in  un tempo in cui gli uomini si illudono e rivendicano di poter fare a meno di
Dio, mentre dappertutto con metodi leciti e illeciti si cerca di conquistare potere, ricchezza e visibilità, Benedetto XVI, dopo aver tanto ricercato, scritto,  insegnato e servito, ricorda, col suo gesto, i valori di cui il mondo ha bisogno:  la contemplazione del volto di Dio e l’ascolto della sua voce.
Lasciamo agli amanti di frivolezze la curiosità di sapere come vestirà il Papa rinunciatario, come lo si dovrà chiamare, dove abiterà, come si rapporterà con gli altri, quali problemi potrebbe creare.
Concentriamo la nostra attenzione sui grandi messaggi che il gesto di rinuncia del Papa contiene.
Innanzitutto non può non sorprenderci piacevolmente la constatazione  della elevatissima statura morale di Benedetto XVI emersa nel mondo intero all’annuncio della sua rinuncia al papato.
La notizia improvvisa e inaspettata ha coinvolto governanti, pensatori, capi religiosi, politici, giornali, emittenti televisive di tutte le lingue e di tutte le latitudini della terra.

In un batter d’occhio tutti i problemi, i dibattiti, le polemiche, le notizie di crisi, di scandali, sono stati azzerati dalla diffusione dell’annuncio dato dal Papa nel concistoro dell’11 febbraio 2013 e dalle reazioni planetarie da esso suscitate.
Lacrime, incredulità, sorpresa, stupore, domande di ragioni e di conferme, silenzi attoniti, si sono intrecciati e rincorsi in una miriade interminabile di comunicati, commenti, dichiarazioni e interviste.
Ora, a distanza di qualche giorno dallo smarrimento provocato dall’inattesa notizia, si è in grado di cogliere, senza inseguire fantasiose e fuorvianti dietrologie, le ragioni della rinuncia e i segni profetici che da essa emanano a insegnamento ed edificazione di tutta la Chiesa.

Papa Ratzinger ha dato una testimonianza non facile di alto senso di responsabilità verso il suo personale ministero petrino e verso la Chiesa universale.
Rinunciando al soglio pontificio ha messo al primo posto il bene della Chiesa, particolarmente bisognosa, in questo tempo, di una guida dotata di maggiore vigore fisico e spirituale.
La rinuncia di Benedetto XVI è un grande atto di coraggio, non solo  perché trovava tutti impreparati, ma anche perché bisognava affrontare i
giudizi, le valutazioni e le reazioni del mondo intero.
Papa Benedetto ha compiuto un gesto di profonda umiltà e di grande senso di distacco dalla più alta carica che una creatura umana possa ricoprire, per ritirarsi nel nascondimento e nella preghiera, nella totale rinuncia  a tutte le prerogative e i privilegi propri del ministero papale.
Il magistero scritto e orale di Benedetto XVI, sceso sempre nel cuore come balsamo limpido e tonificante, dolce e forte, profondo e vero, con la decisione della rinuncia pone un sigillo alla sua indiscussa credibilità.
Sta a noi saper leggere il grande libro di poche righe latine dell’annuncio della rinuncia, per scoprire in ogni parola la profonda umiltà, il distacco
interiore, la coerenza lucida, la fermezza di un uomo che è l’immagine della fragilità fisica, il coraggio leonino di dare un annuncio che avrebbe “scandalizzato” l’opinione pubblica. Così, un papa ritenuto ingiustamente tradizionalista si rivela sorprendentemente iniziatore di nuovi tempi per la Chiesa.
Tutti, ma particolarmente i vescovi, i presbiteri, e tutti coloro che nella Chiesa ricoprono ruoli di comando e di responsabilità, qualora siano tentati di diventare una sola cosa con l’ufficio loro affidato, hanno un modello con cui misurarsi e dal quale ricevere insegnamenti di vita e di comportamento.
Papa Ratzinger, col suo ultimo gesto magisteriale ha rivelato di aver sempre camminato sulla scia di luce lasciata dal Suo Signore con l’esempio e
la parola: “Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti” (Mc 9,35).
Grazie, Papa Benedetto, per averci dato l’immagine autentica del servo fedele.

† Mario Paciello
Vescovo

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