Riflessione 1° giorno di Novena 2016

img_20161216_232231Quando il Signore, nella sua infinita bontà, bussò alla porta della vita di Maria, le portò, attraverso l’Angelo, un annuncio che, quella vita, l’avrebbe sconvolta.
Accanto a questa Annunciazione, così largamente conosciuta e meditata, ve ne è un’altra, altrettanto importante e sconvolgente, seppur più silenziosa, come silenzioso è il suo protagonista: è l’Annunciazione rivolta a Giuseppe, quando un Angelo in sogno gli chiede di farsi custode del mistero di quella incarnazione straordinaria.
Ad entrambi viene chiesto il coraggio di tuffarsi, di abbandonare propositi, sogni e progetti, per abbandonarsi al disegno del Padre; ad entrambi, viene chiesto di rendere realtà il sogno di Dio per l’Umanità.
Dio, dunque, ha cercato un doppio sì, un sì plurale, corale e creativo, di quella creatività che è propria di chi ha poco tra le mani, ma grandi desideri nel cuore.
Due umili sposi promessi, chiamati a realizzare La Promessa!
Due piccoli sposi silenziosi, ed anche un po’ turbati dalla Grandezza che incontrano, che ne diventano la porta per il mondo, con coraggio e abbandono fiducioso, disarmante.

Da allora, ancora oggi Gesù torna ad abitare nei nostri slanci, nelle uscite da noi stessi, nell’apertura coraggiosa verso progetti altri.
Gesù torna ad abitare in famiglia, nelle nostre famiglie, ogni volta che scegliamo di portarLo per le strade delle nostre città, come Giuseppe e Maria, che hanno lasciato il comfort delle strade battute, per mettersi in viaggio e percorrere strade nuove.

Gesù abita in famiglie che profumano di accoglienza,
ogni volta che fanno spazio nella loro casa e nella loro vita all’altro e alla Sapienza di Dio;
che profumano di tenerezza
,
ogni volta che alimentiamo il calore dell’amore, con uno sguardo capace di rendere grandi i piccoli;
che profumano di umiltà,
quando scoprono che, tra i tanti bisogni indotti e accessori, c’è l’unica vera necessità di non poter fare a meno delle relazioni e dell’amore che in esso è scaturito e si è costruito;
e di perdono,
quando cresce la consapevolezza che solo andando l’uno verso l’altro ci salviamo dalla pericolosa rete dell’individualismo, dell’egoismo e della solitudine;
famiglie che fanno loro gli atteggiamenti di Maria e Giuseppe, e cioè il prendersi cura l’uno dell’altro, lo slancio della fede e dell’amore generoso e misericordioso, l’entusiasmo, la gioia piena, traboccante, operosa e contagiosa…atteggiamenti che diventano chiavi che aprono la porta a Dio!
Ho scelto una chiave, perche è simbolo dell’intimità della famiglia: in ogni casa, l’ultimo gesto della sera è chiudere a chiave la porta.
La chiave, dunque, come simbolo allo stesso tempo di un confine che separa ma anche di una connessione che lega due spazi, uno dentro, l’altro fuori.
In Gesù, noi vediamo la chiave che apre le nostre porte, spesso arrugginite, e che restituisce senso e significato al dentro e al fuori delle nostre famiglie.
In Gesù, vediamo anche la chiave di volta
, che sorregge insieme le gioie e i turbamenti, che furono anche di Maria e Giuseppe, le delusioni e gli entusiasmi, le fatiche e la serenità, le rinunce e l’operosità, la sofferenza e la fiducia: la chiave di volta dei desideri di bene di ogni famiglia.
Infine, nella pluralità dei linguaggi, segni e disegni, esperienze e relazioni, identità e disposizioni, che la famiglia oggi rappresenta, Gesù è anche un altro tipo di chiave: è la chiave di violino, che ci consente di capire e leggere le note della nostra storia, per accordare relazioni e per intonare le frasi, le scelte, le azioni. Fiat!

Annalisa Posa

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