Prima giornata di formazione diocesana: “Primo Annuncio e Giovani”

Si è svolta domenica 27 gennaio la prima giornata di formazione diocesana per operatori pastorali sul tema “Primo Annuncio e Giovani”. 

La giornata è cominciata con la S. Messa, celebrata da  Mons. Mario Paciello. Nella sua omelia, il Vescovo, riprendendo la prima lettura tratta dal “Libro di Neemia”, ha ribadito l’importanza di ritrovarsi tutti insieme in assemblea per celebrare la Domenica, Giorno del Signore, soffermandosi sulla vita della Diocesi, partendo dal brano della “Prima Lettera ai Corinzi”, proclamato durante la seconda lettura, dicendo che le varie realtà della Diocesi, siano esse parrocchie, gruppi e associazioni, devono camminare insieme per costruire un unico corpo che è la Chiesa.


La parola è poi passata a Padre Loris Piorar, direttore nazionale dell’Ufficio di Pastorale Giovanile dell’ordine dei Gesuiti. Nel cominciare la sua relazione Padre Loris ha dato diversi significati del “Primo Annuncio”, ha detto, infatti, che tale termine può essere inteso come una evangelizzazione che ha come destinatario chi non conosce Gesù nemmeno culturalmente, oppure lo ha definito come un nuovo modo di evangelizzare; ha concluso considerando il ”Primo Annuncio” come un donare agli altri un’immagine rinnovata di Dio, ritrovando in questa immagine Cristo stesso.


Padre Loris ha continuato dicendo che per annunciare Dio è necessario mettere da parte l’idea che noi ci facciamo di Lui, ha illustrato tre immagini negative di Dio: il Dio-giudice, che ci premia o ci punisce a seconda delle azioni commesse, il Dio-commerciante, con il quale barattiamo la nostra vita, ed il Dio-padrone, che governa in maniera distaccata, e quindi senza amarci, la nostra vita.


Continuando il suo discorso Padre Loris ha spiegato l’esperienza del “Primo Annuncio” attraverso la Lectio su un brano tratto dal capitolo 3 degli Atti degli Apostoli, il passo biblico narra di Pietro che si reca al Tempio per la preghiera insieme con Giovanni e guarisce uno storpio che chiede l’elemosina. Il brano è stato riletto mettendo in luce 5 parole fondamentali:


Contesto: il narratore scrive che Pietro e Giovanni salgono al Tempio per la preghiera, nel loro animo c’è una sete che li porta ad attingere alla sorgente della salvezza.


Esperienza: l’incontro con l’altro ti mette sempre in discussione, viene usata l’espressione “fissando lo sguardo su di lui”, questa è la stessa frase utilizzata nel brano del giovane ricco, Pietro ha imparato questo atteggiamento da Gesù e lo mette in pratica.


Riflessione: Pietro decide di condividere la sua esperienza più grande che è “Gesù Cristo”.


Azione: Pietro solleva lo storpio mettendolo in piedi come Dio ha risuscitato Gesù, lo stare in piedi è un atteggiamento del Risorto.


Valutazione:  Pietro dice al popolo che la guarigione della storpio è frutto della sua fede.

 

Dopo la relazione  ci sono stati dei laboratori in cui si è discusso sull’immagine di Dio che noi diamo, come Chiesa, nei vari ambiti della nostra vita.  I laboratori hanno riguardato l’ambito familiare, quello oratoriale e quello della vita associativa.

Ogni laboratorio ha riportato in assemblea quanto emerso nella discussione al suo interno e Padre Loris ha concluso con tre parole che devono contraddistinguere il “Primo Annuncio”: desiderio, gioia e amore.

                                                                          

    Gianfranco Giorgio

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