Caro Gesù bambino,

ho pensato di scriverti una lettera, come quando da bambino, arrivando il Natale, mi cimentavo nei possibili giochi da chiedere e, dovendo scegliere un solo regalo, non era sempre facile fare una selezione!
Il problema non era solamente cosa scegliere, ma scegliere solo una cosa!
A pensarci bene, anche oggi, non è facile capire cosa è indispensabile, si fa fatica a comprendere cosa è essenziale. Per questo, a volte, diventiamo invidiosi, non ci accontentiamo, pensiamo di essere caduti in un baratro da cui è difficile rialzarci. Ma un regalo vorrei chiedertelo, anche se al momento non mi viene in mente uno da chiedere solamente a Te!
Mi piacerebbe avere un dono che sia bello per me e per gli altri.

In questi giorni, camminando per la nostra Città ho pensato che, a volte, ci sentiamo come statuette collocate in un grande presepe:siamo tanti personaggi immobili nei nostri interessi, ruoli o compiti; ognuno nella propria casetta, presi dai propri mestieri, fissi in una apparente contemplazione. Un presepe, a volte, senza luci, statico e sempre uguale nel tempo; buono per tutte le occasioni, da scoprire nel periodo natalizio e da mettere nel ripostiglio appena terminano le feste.
Questa immagine ha risvegliato in me un desiderio: mi piacerebbe che le statuette del presepe, all’improvviso, incominciassero a muoversi, facessero sentire il ticchettio del martello, il fruscio dell’acqua, il belare del gregge, lo schiamazzo dei bambini, lo scricchiolio delle ruote di un carro, il frastuono di chi si reca al mercato tra le urla dei venditori…
Sarebbe bella una città che accompagna il Natale del Signore con l’entusiasmo di chi cerca il bene comune piuttosto che il proprio, con la voglia di cercare insieme possibili soluzioni, piuttosto che allungare la gamba dell’amor proprio per fare inciampare chi sta, con fatica, costruendo qualcosa. Sarebbe bello riaccendere la voglia di restare nel proprio paese, sapendo che c’è chi ha scelto di ridurre leggermente i costi degli affitti delle proprie abitazioni, piuttosto che assistere alla riduzione di più di mille abitanti in soli 15 anni. Le luci del nostro paese rincomincerebbero a riaccendersi se – pur andando controcorrente – ognuno di noi decidesse di abitare le nostre strade, i nostri negozi, i nostri quartieri piuttosto che accodarsi, spinti da carrelli più o meno vuoti, agli inutili pellegrinaggi nei centri commerciali. Forse le nostre case, le nostre vetrine, le nostre vie ritornerebbero ad essere più calde se le abitassimo di più.
Ci vorrebbe qualcosa che spingesse le statuette affacciate al balcone a scendere in piazza, abbandonando la paura di sporcarsi con la polvere della strada!
Ma, a dire il vero, il presepe immobile, a volte, lo vedo anche nelle nostre chiese, popolate da statuette ingessate nella preoccupazione di avere ruoli o compiti riconosciuti dagli altri, statuette goffe o ingrassate dalla bulimia di voler fare tutto al posto di tutti o risicate dall’anoressia di chi non vuole spostarsi neanche dal proprio posto perché lo ha occupato per primo!
 Statuette impastate con il gesso fresco della giovinezza ma subito essiccate dal pensiero comune, o dai riflessi della ricerca del proprio benessere o interesse.
 Statuette pensate per spiccare il volo, ma con le ali impigliate nella noia e nell’apatia.
 Statuette rese fragili e trasparenti dal contesto paludoso delle non-scelte o dallo schermo di un computer o di un cellulare; tanto gracili da pensare che se ci sono o meno, tanto non conta!
 Statuette scolpite per annunciare notizie nuove che si accontentano di fare da eco a cose già dette.
 Statuette il cui prototipo e modello è Cristo, che si accontentano di semplici maschere buone per tutte le occasioni.
Forse dormono i pastori a cui gli angeli hanno rivolto l’invito: “Non temete: ecco vi annuncio una grande gioia” (Lc 2,10)?Forse si sono scoraggiati coloro che avrebbero dovuto svegliare la città o sono state rese afone le voci dei cantori?
Chissà quanto si annoia Gesù bambino in questo presepe!

Sarebbe sufficiente, forse, un motorino elettrico per far piegare il ginocchio del “primo passo” di chi vorrebbe impegnarsi in parrocchia e non ha il coraggio di dirlo? O sarebbe sufficiente a chi si sente così a casa da non accorgersi di chi entra e chi esce? Un piccolo motorino riuscirebbe a riaccendere il fuoco nei gruppi spenti da piccoli interessi? Sarebbe sufficiente a risvegliare la coscienza cristiana in chi è impegnato a lavoro, nella vita sociale o politica? Potrebbe far muovere chi ha ricevuto una vocazione, un compito o una responsabilità?
E se solo l’angelo di gesso messo sulla casetta di legno ritornasse a cantare? Forse si sveglierebbero le coscienze cristiane ammutolite dinanzi a programmi televisivi fatti solo di episodi di cronaca, di scandali o opinionisti da quattro soldi? Forse diremmo con più coraggio che l’idea di famiglia, affetto, matrimonio, amicizia che ci propinano non coincidono con il vangelo e, forse, smetteremmo di dire che se le cose non vanno è colpa degli altri?Forse ritorneremmo a dire con più convinzione che la vita è un dono prezioso anche se passa attraverso la prova della malattia o della sofferenza? Forse torneremo a servire e a parlare dei poveri senza nasconderci dietro lo scudo dei “tanto i poveri non esistono”?
Forse verseremmo con più generosità l’olio della speranza per ridurre il cigolio della lamentela, del “perché solo io, sempre io, di nuovo io!?”.

Scusami, Gesù, se guardando il presepe mi sono lasciato distrarre dalla monotonia delle immagini ingessate. So che tra le statuette del presepe non manca mai un piccolo tempietto dove il sacerdote compie i suoi riti. So che anche io potrei rimanere ingessato nei miei pregiudizi, nelle mie paure o sensi di colpa, che sarebbe più facile accodarsi nel coro di chi dice che tutto va male o preferisce ridurre il vangelo ad una ideologia piuttosto che lasciarsi stupire.

A pensarci, forse ho trovato un dono da chiederti in questo Natale.
Mi piacerebbe gioire nel vedere un nuovo entusiasmo nel nostro presepe. Lo chiedo a Te perché so che sei l’unico che potrebbe portare la vita alle nostre statuette. Tu lo hai fatto già una volta, quando hai plasmato l’uomo dalla terra e gli hai soffiato lo spirito dandogli la vita e, così, ci hai insegnato che la vita, non viene dall’esterno ma dal cuore dell’uomo.
Alcuni dicono che all’origine di ogni scelta e impegno c’è sempre una motivazione!
Per questo Natale, perciò, vorrei chiederti il dono della motivazione.
Dacci un motivo!
Un motivo per non restare ingabbiati nei sospetti e pregiudizi, per uscire dalle paure o sconfitte, per ricominciare dopo le delusioni o le sofferenze.
Dacci un motivo per restare e non scappare;un motivo per alzare lo sguardo e ricominciare.
Dacci un motivo per impegnarci anche quando è faticoso;un motivo per vivere con responsabilità il nostro impegno a lavoro, in chiesa, in famiglia.
Dacci una motivazione che unisca le nostre forze in un unico progetto, che ci faccia correre senza stancarci. Perché senza un motivo – come dice il salmo – “invano vi alzate di buon mattino, e tardi andate a riposare, voi che mangiate un pane di fatica” (sal 127).
Sarebbe bello se nel cuore della notte, gli angeli si svegliassero e cominciassero a gridare le parole di Isaia:
“Non lo sai forse? Non l’hai udito?
Dio eterno è il Signore, che ha creato i confini della terra.
Egli non si affatica né si stanca,la sua intelligenza è inscrutabile.
Egli dà forza allo stanco e moltiplica il vigore allo spossato.
Anche i giovani faticano e si stancano, gli adulti inciampano e cadono;
ma quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile,
corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi” (Is. 40,28-31).

Dicci, allora, qual è il motivo per cui ti sei incarnato, hai portato la luce, hai cercato l’uomo fino agli inferi:“Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16).
Tutto il mistero del Natale è chiuso in questa semplice ed essenziale parola: “Dio ha amato l’uomo”. È qui la motivazione!
“L’amor che muove il sole e le altre stelle” (Dante, Paradiso XXXIII) è la sorgente della vita, della creazione, della nostra esistenza.
L’amore è ciò che ha mosso Dio a svuotare se stesso, ad assumere la condizione di servo e a diventare simile agli uomini (cfEf 2,7). Ma questo amore non è rimasto nel cuore di Dio. Egli lo ha riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito, risvegliando in noi una speranza che non delude (Rm 5,5).
L’amore è la motivazione che ci viene offerta nel Natale di Gesù, è il motore che muove tutta la nostra esistenza, è ciò che ci rende comunità a partire dalle nostre fragilità.
L’amore è la sorgente di ogni azione nella vita e nella missione della Chiesa. Ce lo ricorda S. Agostino in una delle sue più belle omelie: “Una volta per tutte dunque ti viene imposto un breve precetto: ama e fa’ ciò che vuoi; sia che tu taccia, taci per amore; sia che tu parli, parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che perdoni, perdona per amore; sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene”.
L’amore è la motivazione che Gesù offre all’apostolo Pietro, prima che ritornasse a pascere il suo gregge: “mi ami tu? Pasci le mie pecore” (cf. Gv 21,15-17);
L’amore è la motivazione che spinge Zaccheo a rinunciare alle ricchezze accumulate in modo disonesto e a darle a chi è povero;
L’amore è il richiamo che ha spinto Maria di Magdala ad annunciare il Vangelo senza paura;
L’amore è la forza della preghiera, il sapore della carità, il profumo della nostra speranza.
Senza l’amore tutto, un po’ alla volta, si spegne e si ferma.
Senza l’amore ci affanniamo e stanchiamo invano.
Senza l’amore non siamo più nulla.

Caro Gesù bambino,
donaci l’amore per le cose che facciamo,
riempi d’amore le parole che pronunciamo,
fa che l’amore sia l’unico motivo per cui esistiamo, viviamo, ci impegniamo e gioiamo.

Don Mimmo Giannuzzi

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