sguiuseppeCarissimi amici,

Rileggendo i Vangeli dell’infanzia di Gesù, mi ha colpito come gli Evangelisti non abbiano avuto alcun timore a presentarci i primi protagonisti della storia di Gesù, immersi nei loro percorsi di dubbio e di fede.
Il dubbio accompagna l’annunzio a Zaccaria,a Maria, a Giuseppe e agli stessi magi.
Così mi son chiesto: Cos’è il dubbio? Forse, una minacciosa tentazione per il credente? una fessura in cui può insinuarsi l’incredulità?
Mi è subito ritornata alla mente una stupenda pagina di S. Agostino, dove egli fonda l’esistenza dell’uomo sulla possibilità di dubitare e sbagliare: “Se dubito, dunque sono” (si fallor, ergo sum). Il dubbio stesso è per Agostino, il fondamento della stessa ragione e del desiderio della verità.
Non possiamo prescindere dal dubbio per intraprendere il cammino della fede, esso è all’origine della stessa ricerca di Dio.
È ciò che accomuna tutti gli uomini, è il luogo su cui fondare ogni dialogo e confronto maturo, è il punto di partenza o la stazione di servizio in cui ci incontriamo credenti e non credenti. Già, perché il dubbio non è solo una questione per chi ha fede, ma è necessariamente un incrocio in cui ci si ritrova anche con chi non crede.

Ricordiamo la storia ebraica riportata da Martin Buber e più volte citata dall’allora teologo J. Ratzinger.
Un talmud ebraico racconta di un non credente, ben erudito, che, dopo aver sfidato vari rabbini, un giorno si rivolge ad un famoso rabbino per metterlo alla prova sulla sua fede. Mentre il non credente si dimena nelle sue domande edisquisizioni, il rabbino tace. Ma ad un certo punto, sorridendo, dice: “Chissà, forse è proprio vero”.
“Quel tremendo forse – scrive M. Buber – che risuonava ripetutamente scandito ai suoi orecchi, aveva spezzato ogni velleità di opposizione”. Il filosofo positivista, razionalista è costretto, così, a confrontarsi con il suo dubbio “forse è proprio vero”.
Solo un animo orgoglioso o presuntuoso crede di poter fare a meno del dubbio. Ciò è vero non solo per il credente, a volte avvinghiato o soffocato dalle sue abitudini e dai suoi ruoli, ma è vero anche per il non credente, a volte corazzato, per paura, dietro le mura del continuo sospetto e orgoglio.
Il dubbio, perciò, è per il credente, il luogo in cui Dio parla, il ritmo con il quale la Parola si confronta con la vita e la vita stessa si lascia interrogare da Dio.
Senza il dubbio, non potremmo essere credenti e, forse, non potremmo essere neppure credibili.

Ma – mi son chiesto – a cosa possono portare i nostri dubbi?se ci fermassimo ad essi, forse saremmo come uno splendido foglio di carta bianca che aspetta di essere riempito, o una tela pronta ad accogliere il colore. Il dubbio non basta a se stesso. Esso è paragonabile agli istinti primordiali che danno forza e origine alla nostra esistenza: la fame, la sete, il sonno, ecc.
Senza questi istinti cosa saremmo? Probabilmente non esisteremmo, perché essi ci assicurano la ricerca dei beni essenziali per vivere.
Ma,come questi non esauriscono la ricerca, il senso e la vita dell’uomo,così il dubbio non esaurisce tutta la nostra ricerca di senso, esso ne è solo l’origine, il motore, la strada.

a. La tentazione della pigrizia
Il dubbio ha bisogno della Verità. Senza la verità, esso si spegne, si impigrisce, viene ingoiato dal nulla e si lascia andare.
Stiamo attenti a questa tentazione!
La prima tentazione o contrapposizione per chi dubita non è la fede ma la pigrizia.
È bella l’immagine biblica dei pastori svegliati nella notte: essa richiama alla mente l’invito costante di Gesù a vegliare, a restare svegli.
Il dubbio non è la musica che ascoltiamo sul divano mentre leggiamo un libro.
Quando esso è vero, quando è razionale e profondo, quando ci pone dinanzi alla realtà, esso ci dona una energia nuova, ci scrolla dalle nostre abitudini, ci smuove dalle nostre poltrone, ci fa compagnia nei nostri sonni.
Chi dubita, cerca, non si accontenta delle domande, ma studia;
non polemizza contro tutti, ma ascolta – incuriosito – le ragioni dell’altro;
non si accontenta del “sentito dire”, né delle apparenze, ma cerca nel profondo di ognuno.
Perciò il credente e il non credente potrebbero avere una tentazione in comune: quella di restare sotto le calde lenzuola della comodità quando il dubbio bussa alla porta, di accontentarsi di ciò che hanno sempre pensato lasciando fuori dalla propria vita un mondo inesplorato, di accodarsi dietro la massa o di seguire i suoni comuni di un qualsiasi pifferaio magico.

b. La tentazione dell’indifferenza
Una seconda tentazione è quella dell’indifferenza. Non possiamo pensare al Natale senza intrecciare i nostri sguardi con gli occhi di Cristo. Gli stessi occhi che oggi incrociamo nella nostra vita quotidiana e che ci richiamano costantemente l’invito di Gesù “ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ero forestiero e mi avete ospitato, malato e siete venuti a visitarmi”. Queste parole provocano in noi un dubbio “quando, Signore, ti abbiamo visto e siamo venuti da te?”.
È stato scritto: “il contrario dell’amore non è l’odio, ma l’indifferenza; il contrario della vita, non è la morte, ma l’indifferenza” (Elie Wielsel).
Come vi è una pigrizia nella ricerca della verità, ve ne è una della ricerca del bene, nella carità ed è l’indifferenza.
Il dubbio nell’amore viene affogato dall’indifferenza. Ogni volta che siamo indifferenti all’altro è come se lo annullassimo, lo gettassimo nel burrone del nulla.

c. Il coraggio del dubbio
Bisogna avere coraggio nel prendere sul serio i propri dubbi. Ricordiamo il povero Erode, perseguitato dal dubbio che le parole di Giovanni il Battista fossero vere. Egli diventerà vittima della codardia nel prendere sul serio il suo dubbio.
C’è una pagina bellissima della vita di San Francesco di Sales, un grande vescovo del XVI secolo. Si racconta che da giovane, mentre studiava S. Agostino e S. Tommaso fu preso da atroci dubbi fino a non dormire e mangiare. Pregò per settimane e un giorno, all’apice della prova, si recò nella chiesa dei Domenicani a Parigi, aprì il suo cuore e pregò così: “Qualsiasi cosa accada, Signore, tu che tieni tutto nella tua mano, e le cui vie sono giustizia e verità; qualunque cosa tu abbia stabilito a mio riguardo …; tu che sei sempre giusto giudice e Padre misericordioso, io ti amerò, Signore […], ti amerò qui, o mio Dio, e spererò sempre nella tua misericordia, e sempre ripeterò la tua lode… O Signore Gesù, tu sarai sempre la mia speranza e la mia salvezza nella terra dei viventi” (I Proc. Canon., vol I, art 4). E, così, il suo dubbio si aprì alla fede e all’amore.
Il Natale entra nella storia con una domanda, un dubbio: “…e se fosse andato altrimenti? E se ascoltassimo sul serio Gesù di Nazareth, cosa cambierebbe nella nostra storia?”.

Il tempo di Natale insinua, ogni anno, un dubbio: quello sulla esistenza di Cristo. Essa si presenta a noi come una Verità incarnata. Una verità che, con la sua storia, disperde le tenebre del dubbio e ci apre alla luce della fede.
La Verità del Natale non è altro che Gesù, la sua persona e la sua storia.
Non possiamo, però, nasconderci che, a volte, il Natale viene soffocato da una corografia di immagini che anestetizzano le sue domande: luci, candele, alberi, neve, renne, dolci, musiche… tutto ci parla dello “spirito del Natale”, senza parlarci di Gesù. E dopo gli ultimi botti di Capodanno, tutto ritorna come prima, senza lasciarci un dubbio, una domanda, un sospetto…
Certo, è più bello rifugiarsi in un “mondo che non c’è”, e, almeno per qualche giorno, vedere i pastorelli più simili a giovani norvegesi, che sporchi zingari o stranieri salpati lungo le coste della nostra nazione.
È forse più semplice cantare la ninna nanna a Gesù, piuttosto che starne ad ascoltare il vagito o il pianto sulle ingiustizie che continuano a rendere i poveri sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi;
Forse è più tranquillizzante pensare che ormai il mondo debba andare avanti così, piuttosto che sussultare sulla sedia ogniqualvolta vediamo pubblicità che invitano al gioco o a riempirsi di farmaci senza preoccuparsi di educare la salute dell’uomo;
Forse, dopo essere entrati nella capanna di Betlemme, dovremmo iniziare a provare un senso di disagio quando siamo presi per mano dalla tv e condotti, in modo viscido, nella vita privata di famiglie o bambini, solo per assecondare la curiosità e alzare il grado di apprezzamento televisivo;
Forse dopo aver visto un bambino avvolto in fasce, dovremmo provare un maggiore senso di responsabilità verso le nuove generazioni e interrogarci su quanti, ancora oggi, dormono in una mangiatoia.

Oggi il dubbio sul Natale non è più Gesù, forse perché ci viene proposto uno “spirito del Natale” che facilmente potrebbe allontanarci da Lui, dall’inquietudine che mette nel cuore l’incontro con il Signore.
La fede non solo nasce dal dubbio, ma provoca il dubbio. E se oggi, tornando a casa, portiamo con noi qualche dubbio, non lasciamolo congelare sotto i freddi giudizi “sono fatti loro, ci pensassero gli altri, che ci possiamo fare…”.
Lasciamo che la Parola di Dio ci svegli dal sonno come ha fatto con i pastori, con Giuseppe, con i Magi e scopriremo che il dubbio non solo ci porta alla fede, ma ci porta anche all’amore. Già, perché all’uomo che dubita, il Natale pone nel cuore l’inquietudine di non bastare a se stessi per essere felici.
L’amore del Natale ci pone di fronte gli uni agli altri con un dubbio, una domanda: “e se proprio Lui fosse Gesù che oggi viene a visitare la mia vita?”.

Omelia Natale 2014,
Don Mimmo Giannuzzi

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