Omelia Natale 2011

 

Omelia Natale 2011

In quest’anno celebreremo il Congresso Eucaristico Diocesano (30 settembre – 6 ottobre 2012).

Questo evento, assieme al Sinodo, ci sta chiedendo di vivere con più consapevolezza ed entusiasmo la nostra vita cristiana.

Perciò, in preparazione al Congresso, tutto l’anno sarà vissuto come un continuo richiamo al mistero Eucaristico che celebriamo e viviamo.

Questa sera ci chiediamo: c’è un legame tra l’Eucaristia e l’incarnazione di Gesù? cosa accomuna il Natale e la S. Messa?

Nel mistero dell’incarnazione di Gesù contempliamo l’amore trinitario di Dio che «ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16).

Nella persona di Gesù noi riconosciamo la manifestazione dell’amore del Padre e il dono dello Spirito.

Noi crediamo che «nel sacramento dell’Eucaristia il Salvatore, incarnatosi nel grembo di Maria venti secoli fa, continua ad offrirsi all’umanità come sorgente di vita divina» (TMA 55).

  • Come facciamo a riconoscere questo dono che viene dall’alto?

Come Maria, Giuseppe, Giovanni il Battista, i pastori, i magi siamo condotti verso Cristo con la lampada della Fede.

Vi è un intimo rapporto tra la nostra fede e l’Eucaristia. Ce lo ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica quando afferma che l’Eucaristia «è il compendio e la somma della nostra fede» (1327).

Per entrare nel mistero Eucaristico ci è chiesto il dono della fede che nasce dall’ascolto della Parola. Nel famoso inno Eucaristico Adoro te devote, cantiamo: mentre i nostri sensi (la vista, il tatto, il gusto) potrebbero ingannarci (perché vediamo, tocchiamo e gustiamo il pane), l’udito, l’ascolto può aiutarci a credere con fermezza[1] (fides ex auditu – Rm 10,17).

Perciò non possiamo separare le due mense della Parola di Dio e dell’Eucaristia, riducendo, per esempio, la S. Messa alla consacrazione o vivendo con indifferenza l’ascolto della Parola. Della Messa, dall’inizio alla fine, non solo cogliamo la presenza di Cristo con il dono della la fede, ma dall’Eucaristia, essa viene alimenta costantemente (cfr. SC 6).

Perciò con la luce della fede ci incamminiamo nel tempo di Natale perché il Signore ci aiuti a comprendere, attraverso l’Eucaristia, il mistero profondo dell’incarnazione del Signore.

Cosa celebriamo nel Natale del Signore? La presenza umile e gratuita di Cristo nella storia.

Cosa celebriamo nel mistero Eucaristico? La presenza umile e gratuita di Cristo nella storia.

Duemila anni fa il Cristo si è reso presente attraverso la carne; oggi lo incontriamo, presente nel suo Corpo e nel suo Sangue: «Per i nove mesi che la Santa Vergine ti portò nel suo seno, non eri più vicino a Lei che a me quando vieni sulla mia lingua nella Comunione!» (Charles de Foucauld).

In sintesi, mi sembra di poter ritrovare in tre parole ciò che accomuna l’Eucaristia con il Natale del Signore: presenza – umiltà – gratuità.

1. presenza

Nella celebrazione eucaristica noi facciamo esperienza di una presenza misteriosa e straordinaria del Signore Gesù.

Nelle parole, nei gesti, nel sacerdote e nel popolo di Dio, Gesù è presente come Maestro, Pastore, Capo e Corpo. Ma, in modo del tutto speciale, nella S. Messa, Gesù è misteriosamente presente nel suo SS. Corpo e Sangue (cf. SC 7).

Nell’Eucaristia Cristo è presente veramente, realmente e sostanzialmente (cf. CCC 1374).

Durante tutta l’azione liturgica Gesù è presente. La sua presenza non è immaginata e chiusa nella memoria, ma è attuale[2].

Questa verità, sempre creduta dalla Chiesa, è testimoniata dalla vita dei santi, dal Magistero, dagli innumerevoli tabernacoli costruiti per la comunione agli ammalati e l’adorazione eucaristica.

Non vi nascondo che spesso mi commuove il gesto del sacerdote quando, nel pronunciare le parole della consacrazione, si inginocchia dinanzi al mistero in cui è immerso, un gesto che acquista un significato particolare quando vedo sacerdoti anziani che, nonostante il peso dell’età, si piegano dinanzi al mistero di Cristo.

Lo stare in ginocchio dinanzi a Dio ci ricorda continuamente la nostra pochezza, mentre fa crescere la consapevolezza del grande dono della presenza di Cristo.

Abbiamo continuamente bisogno di ricordare questo mistero della fede anche con gesti concreti.

Forse stiamo perdendo l’abitudine di genufletterci quando entriamo in Chiesa, di fermarci in ginocchio prima di entrare nelle sale parrocchiali, di conservare il silenzio in Chiesa prima e dopo la messa, di metterci in ginocchio durante l’adorazione eucaristica e la consacrazione, o di conservare il raccoglimento mentre, in processione, ci rechiamo all’altare per fare la comunione.

Lo stare in ginocchio dinanzi a Dio ci ricorda la meta della stessa incarnazione: «Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: “Gesù Cristo è Signore!”, a gloria di Dio Padre» (Fil 2, 9-11).

L’Eucaristia è per noi presenza di Cristo. Ci ricorda che Dio non è lontano dal mondo, dalle sue attese e sofferenze, dalle gioie e dalle speranze, anzi, come ci ha detto il Concilio, «Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l’uomo a se stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione […] Con l’incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo» (GS 22).

L’Eucaristia, perciò, ci ricolloca nella storia, ci rende presenti nel mondo, non ci allontana dall’umanità di cui siamo parte. Chi celebra l’Eucaristia sente nel proprio cuore una forza che lo spinge a donarsi completamente per la salvezza del mondo.

La S. Messa non ammette omissioni, assenteismi, deleghe delle proprie responsabilità.

La celebrazione della Messa ci ricolloca nei nostri posti di lavoro, allontanando da noi la tentazione di assenze ingiustificate o coperte da altri colleghi, di sistematiche mancanze di puntualità o di rispetto dell’orario minimo di lavoro, del ricorso ingiustificato a permessi per malattia o ai periodi di aspettativa: come possiamo essere presenza di Cristo se disertiamo i posti in cui egli ci ha inviati?

Attraverso la comunione eucaristica, il Cristo che abbiamo incontrato nel mistero viene nel nostro cuore, così che tutta la nostra vita diventa un segno autentico della presenza del Signore.

Le tante difficoltà che incontriamo nella scuola, nella vita sociale, familiare, culturale, non possono farci soccombere sotto il peso della paura, della solitudine, dell’indifferenza.

Anche oggi non è facile essere cristiani, annunciare il Vangelo, fare scelte nuove e coerenti. La comunione eucaristica ci dà una certezza: Gesù non ci lascia soli, è presente in mezzo a noi, per questo noi non possiamo essere assenti.

2. gratuità

Gesù prese il pane e “rese grazie”. Il rendimento di grazie ci ricorda la gratuità del dono Eucaristico (“gratis” ha la stessa radice della parola “grazie”).

Il mistero della natività di Gesù ci ricorda che la persona di Cristo in mezzo a noi è il segno gratuito dell’amore del Padre.

L’Eucaristia è un continuo richiamo alla gratuità di Dio: noi a Lui diamo un pezzo di pane e lui ci ricambia con un gesto gratuito e immensamente più grande. Tutto questo è sintetizzato in modo mirabile in una preghiera pronunciata dal sacerdote sulle offerte: «Accogli i nostri doni, Signore, in questo misterioso incontro fra la nostra povertà e la tua grandezza: noi ti offriamo le cose che ci hai dato, e tu donaci in cambio te stesso» (Preghiera sulle offerte della XX Domenica per annum).

Scriveva nel suo diario  il giovane Beato Alberto Marvelli, morto a soli 28 anni: «Ogni qualvolta mi accosto alla S. Comunione, ogni qualvolta Gesù nella sua Divinità ed Umanità entra in me, a contatto con la mia anima, è un accendersi di santi propositi, è come un fuoco che arde, il quale entra nel mio cuore, una fiamma che brucia e consuma, ma che mi rende così felice. Felicità intensa, solamente resa un po’ triste al pensiero di non essere degno di tanto amore. Talvolta però non voglio pensarvi, ed allora mi abbandono tutto ad un colloquio intimo con Gesù; la mia umanità scompare, potrei dire, lì vicino a Lui; tutti i dubbi, tutte le certezze sono sparite, gli ostacoli appianati, i sacrifici resi gioiosi , le difficoltà gradite. Ogni nostro pensiero è reso più vivo, più ardente dall’Amore e dell’Ardore che esce dalla S. Particola, Gesù, e si trasforma in noi. Oh, se tutti gli uomini imparassero alla scuola dell’Eucarestia! Poter ricevere Gesù tutti i giorni e non approfittarne! Povera umanità che crede di poter fare senza Gesù» (dal Diario – 1938).

La condizione economica e sociale in cui ci troviamo potrebbe farci credere che una via d’uscita dai nostri problemi sia quella di pensare a se stessi, di guardare unicamente alle propie esigenze. Ma non è forse questa la causa, la ragione ultima, l’atteggiamento del pensiero consumista che ci ha condotto fino a questo punto?

In questo tempo noi cristiani siamo chiamati a mantenere viva l’attenzione verso la gratuità e la generosità.

Se ci salviamo, lo facciamo solo insieme!

“Le relazioni gratuite aiutano l’uomo a riconoscersi innanzitutto come un dono ricevuto e, perciò, incapace di realizzarsi al di fuori della logica del dono stesso. Il principio di gratuità pervade non solo le relazioni affettive, ma anche quelle sociali, rendendole, così, autenticamente umane” (Libro del Sinodo, 336).

La gratuità si esprime nella relazione coniugale, nel volontariato, nel servizio ecclesiale, nella condivisione.

Ci ricorda S. Paolo: “Tenete a mente che chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà. Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia”. (2Cor 9, 6-7)

3. umiltà

Nel mistero del Natale la presenza gratuita di Gesù si manifesta nell’umiltà dei segni del pane e del vino.

L’abbassamento di Cristo viene celebrato dal meraviglio inno ai Filippesi: egli “pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce” (Fil 2, 6-8). Paolo non lascia dubbi: nel mistero dell’incarnazione noi contempliamo al parabola dell’umiltà di Cristo che trova il suo culmine dell’umiliazione della croce.

Nell’Eucaristia, memoriale della passione, morte e risurrezione di Cristo, noi facciamo memoria viva della sua umiltà.

S. Agostino scrive: “se mi chiedete che cosa vi è di più essenziale nella religione e nella disciplina di Gesù Cristo, vi risponderò: la prima cosa è l’umiltà, la seconda, l’umiltà, e la terza, l’umiltà” (Ep. 118,22).

L’umiltà ci permettere di accogliere le umiliazioni, anche quelle che riteniamo più ingiuste o false, come un dono di Dio. E mentre il rancore o l’orgoglio ci porterebbe a parlare o gridare, l’umiltà ci dona il prezioso tesoro del silenzio, della prudenza, della pace.

Questa virtù non è compresa dalla società in cui viviamo, fatta spesso di chiasso, urla, parole violente e può tentarci, chiedendoci di conformarci alla “mentalità di questo mondo”. Non a caso S. Paolo dopo aver invitato la comunità a prendere le distanze dalla mentalità mondana, invita i fedeli all’umiltà e carità: «non valutatevi più di quanto conviene, ma valutatevi in modo saggio e giusto, secondo la misura di fede che Dio gli ha dato. Poiché come in un corpo abbiamo molte membra e queste membra non hanno tutte la medesima funzione, così anche noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e, ciascuno per la sua parte, siamo membra gli uni degli altri» (Rm 12,3-5).

Presenza – gratuità – umiltà: questi tre atteggiamenti che cogliamo nei misteri dell’Incarnazione del Signore e dell’Eucaristia, toccano, sconvolgono, convertono tutta la nostra vita.

Quando facciamo la comunione al corpo di Cristo, il mistero in cui siamo coinvolti cambia tutta la nostra esistenza.

S. Giovanni Crisostomo scriveva: «Nella comunione il cuore assorbe il Signore e il Signore assorbe il cuore, così i due diventano una cosa sola».

Quando parliamo dell’Eucaristia, perciò, non guardiamo un mistero distante, lontano, che non coinvolge la nostra vita. Piuttosto comprendiamo il contrario: forse Cristo non ci ha detto “prendete, mangiate, fate questo”?

L’Eucaristia ci coinvolge, ci interpella, non rimane chiusa nei tabernacoli delle nostre Chiese, ma ci fa diventare ciò che mangiamo: il corpo del Signore.

Ogni volta che celebriamo il SS. Mistero dell’Eucaristia facciamo l’esperienza del Natale del Signore.

Signore Gesù,

presente nei nostri tabernacoli e nei nostri cuori,

donaci la fede perché possiamo riconoscerti con occhi nuovi;

donaci la carità perché possiamo portarti nel nostro cuore;

donaci la speranza perché possiamo amare, credendo unicamente nella tua Parola.

Come Maria, donaci l’umiltà del cuore,

e permettici gesti gratuiti di amore verso tutti coloro che incontriamo nel nostro cammino.


[1] «Ti adoro devotamente, o nascosta divinità, che sotto questi segni veramente ti celi […]. La vista, il tatto, il gusto in te si ingannano ma solo con l’udito si crede con fermezza […]. Nella croce solo la divinità si nascondeva, ma qui insieme si nasconde anche l’umanità: tuttavia, credendo e confessando l’una e l’altra, chiedo ciò che chiese il ladrone pentito. Non vedo, come Tommaso, le piaghe, tuttavia ti confesso come mio Dio: fa’ che io creda sempre più in te, in te speri, te ami».

[2] «Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, e in modo speciale nelle azioni liturgiche. È presente nel sacrificio della messa, sia nella persona del ministro, essendo egli stesso che, « offertosi una volta sulla croce, offre ancora se stesso tramite il ministero dei sacerdoti », sia soprattutto sotto le specie eucaristiche. È presente con la sua virtù nei sacramenti, al punto che quando uno battezza è Cristo stesso che battezza [21]. È presente nella sua parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura. È presente infine quando la Chiesa prega e loda» (SC 7).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.