Omelia di Fine Anno

 

OMELIA DI FINE ANNO

                          31 DICEMBRE 2011  S. SILVESTRO, PAPA

Come ogni anno, anche il 2011 è stato accompagnato dall’affidamento a Maria, SS. Madre di Dio nel primo dell’anno e al ringraziamento a Dio nell’ultimo giorno dell’anno.

Affidamento e ringraziamento; due virtù spirituali che permettono a Dio di entrare nella nostra vita quotidiana e di trasfigurarla di una luce nuova. Ed è nella luce divina che noi dobbiamo leggere e cogliere i segni della sua presenza nel mondo in cui abitiamo.

 È stato un anno dominato da una esperienza comune: la crisi.

Sconforto, disperazione, innumerevoli preoccupazioni  guidano il nostro cammino. È una crisi che si diffonde a 360°, che non promette vie d’uscite, prospettive edificanti. Crisi economica, lavorativa, politica, familiare e spirituale è la nuova frontiera con cui battersi. Veramente sembra essere giunta l’ultima ora, la morte della speranza, l’impossibilà di un futuro migliore. Chissà quante volte dal nostro cuore è partita la ricerca affannata di Dio, il bisogno vitale di ricevere risposte da Colui che dice di essere nostro Padre. Risposte e soluzioni da Colui che afferma di guidare il mondo.

Adesso è Adamo, l’uomo, la creatura a chiedere al Creatore: Dio dove sei? Dio mio, Dio mio perché ci hai abbandonato? Le parole, i grandi discorsi, le promesse, non bastano; abbiamo bisogno  che esse si realizzino.

Caro Dio, il mondo ha bisogno di contretezza e di certezza.  Il mondo ha bisogno di Te. La fiducia nelle istituzioni è crollata, i valori si sono dileguati, la condivisione è abolita, l’egoismo  è il nuovo dio. Non riusciamo ad alzare il nostro sguardo, l’unica propsettiva nella nostra vita è la nostra ombra, il nostro interesse. La luce di Dio si scontra con l’indifferenza nella sofferenza, povertà e le tante mani tese verso il cielo.

È  proprio dal cielo, una settimana fa, nella veglia di Natale,  abbiamo accolto il canto gioioso degli angeli: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama”.(Lc 2,14). Il cielo canta la gloria di Dio e promette pace sulla terra. Una promessa di pace e stabilità è proprio quello che cerchiamo.

 È venuta “nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo”(Gv 1,9), che svela le intenzioni del nostro cuore: mi chiedo, ma noi l’abbiamo accolta? Ci riteniamo cristiani, ma Cristo, il figlio di Dio, abita la nostra vita? Ci lamentiamo che tutto va male, ma quanto di Gesù è presente nelle nostre scelte? A cosa miriamo? Al Bene sommo,  o ai beni terreni?

La nostra crisi è nella consapevolezza di dover perdere il benessere mondano, di scoprirci poveri e intanto perdiamo la vera ricchezza, Cristo Gesù.  Più accumuliamo, più ci stressiamo nel voler conquistare e possedere il dio denaro, tanto più ci allontaniamo da Dio, dagli altri da noi stessi.

La vera crisi è nella nostra coscienza. La vera povertà è nel nostro spirito. Non siamo più capaci di incontrare Dio nella nostra interiorità. Di far silenzio dentro noi stessi e di lasciar che Dio parli al nostro cuore. Di comprendere che non siamo onnipotenti e di fidarci della sua infinità misericordia.

Dio tace, se noi borbottiamo e ci lamentiamo continuamente. Dio parla, se ascoltiamo la sua voce e siamo disponibili ad accogliere il suo messaggio d’amore. Siamo suoi figli, e il buon Dio, come un padre, alimenta la nostra esistenza con due doni grandissimi: la Sua parola e  l’Eucaristia.

Cristo è la sua parola, che si dona nell’Eucaristia. Essere cristiani significa specificare la nostra appartenenza a Cristo, alla famiglia divina. Nell’Eucarestia ci riscopriamo famiglia. Nell’Eucaristia, le nostre famiglie, diventano un’unica famiglia. Nell’Eucaristia ritroviamo i valori perduti essenziali per la famiglia: l’unità, il sacrificio, la condivisione, il ringraziamento. Ecco un modo per poter affrontare i momenti bui che stiamo attraversando. Tutti sono bravi a svenderci soluzioni ingannevoli di ripresa, ma la vera forza per migliorare e tornare a sperare è nell’Eucaristia, ripartendo dalle nostre famiglie. L’Eucarestia deve essere il centro delle nostre famiglie. La presenza reale di Cristo è il legame che unisce la famiglia.

Pensiamo alla famiglia di Nazaret; perseguitata da Erode, chiamata a continui stravolgimenti, priva di un tetto ma ricca del Tutto: della presenza di Dio. Nell’ Eucarestia, la famiglia guarda con amore e speranza al futuro. Si nutre di eternità. Compie scelte coraggiose e divine per un avvenire di fraternità e condivisione sincera. Nel contemplare l’Eucarestia, la famiglia non ha paura del sacrificio, nel mangiare l’Eucaristia, la famiglia diventa la dimora per  Cristo, nell’Eucaristia la famiglia sa ringraziare, perché tutto è dono di Dio. Nel 2012, nella nostra diocesi,  le nostre famiglie hanno una grande possibilità, quella di vivere l’anno Eucaristico. Dall’Eucaristia dobbiamo ripartire, da questa sorgente inesauribile dobbiamo attingere il desiderio di comunione e di unità.

A Maria, donna eucaristica, ci affidiamo per costruire nella disponibilità ponti di speranza e cuori ricolmi di ringraziamento per un Dio che ancora una volta ci insegna a vivere, ci prende per mano nelle difficoltà quotidiane e nel cammino verso la santità. Amen

D.Antonio

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