“Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio” (2Cor 5,20-21).

Paolo ci invita a lasciare che Dio operi nella nostra vita un processo di ri¬conciliazione. Anche Gesù, nel Vangelo, ci esorta a non preoccuparci di trovare in noi stessi o negli altri la ricompensa delle nostre azioni, ricordandoci che il bisogno di essere ammirati, di essere lodati o di farsi vedere è nettamente inferiore alla ricompensa che possiamo ricevere da Dio nel nostro cuore (cf. Mt 6,1-18).
Questa è una grande provocazione, anche per il nostro tempo, in cui potrem¬mo essere tentati di misurare il valore delle parole, delle persone o, peggio, di noi stessi sui “like” che riusciamo a raccogliere attorno a noi. L’esortazione di Paolo, perciò, ci sollecita a vivere la Quaresima come un tempo in cui con¬fermiamo l’unico “like” della nostra vita sulla Parola di Dio. È il tempo in cui risuona nella nostra vita l’invito: “Ritornate a me con tutto il cuore” (Gio 2,12).
È il tempo in cui strappiamo i “mi piace” che postiamo su noi stessi per ri-cen¬trarci sul Vangelo. Nel cammino quaresimale ascoltiamo l’invito di Gesù: “Con¬vertitevi e credete al Vangelo”, cioè: fidatevi della mia Parola, dell’opera che la Parola può compiere nella vita e nel cuore di una persona.
Perciò, quest’anno, assieme alle ceneri, riceveremo un libretto con le lettu¬re quotidiane della Messa. Ritagliamo nella giornata un momento (possibil¬mente sempre lo stesso) e un luogo in cui fermarci per leggere le S. Scritture. Questo impegno ci chiederà di rinunciare ad un programma televisivo, ad una pigrizia, una distrazione, un’abitudine o gratificazione (potrebbe essere questo un digiuno quaresimale).
La Parola di Dio è essenziale per un cammino di riconciliazione con noi stessi, con gli altri, con Dio. Sappiamo bene, però, che l’ascolto non è un atteggiamen¬to intellettuale: non leggiamo la Parola di Dio come un romanzo, un trattato, un libro di storia. L’ascolto della Parola avviene nella preghiera: “quando tu pre¬ghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole” (Mt 6,6-7).

“NON SPRECATE”
Di questo Vangelo è risuonato nel mio cuore l’invito: “non sprecate”. Mi è sembrato molto attuale: spesso siamo sollecitati a non sprecare il cibo, le risorse elettriche, l’acqua… Gesù ci invita anche a non sprecare parole.
Cosa vuol dire non sprecare? Ho colto tre significati:
– riconoscere il valore delle cose
– riconoscere che ciò che abbiamo è un dono
– riconoscere che ciò che possediamo in più appartiene agli altri.
Desidero, in questa Quaresima, amplificare con voi, questo invito di Gesù: “non sprecate”.

È UN INVITO CHE RITROVIAMO NELLA PREGHIERA:
Non sprecate parole: date un valore nuovo alle parole rivolte a Dio. Fate in modo che sia Gesù a parlare alla vostra vita, che l’ascolto della Parola durante la Messa possa essere sempre attuale.
– Non sprecate tempo: date un valore nuovo al silenzio, alla cura di voi stessi, della vita interiore.

È UN INVITO CHE RITROVIAMO NELL’ELEMOSINA:
– Non sprecate risorse: date un valore al cibo, all’acqua, alla carta, all’ener¬gia. Non possiamo dimenticare che circa 124 milioni di persone soffrono di fame acuta. L’accesso all’acqua potabile nel mondo è, per circa 850 milioni di persone, pura utopia: ciò che per noi risulta (quasi) scontato, per molti è un diritto per il quale si lotta, ogni giorno
– Non sprecate denaro in cose che non utilizzate o non servono: in cibi, elettrodomestici, cellulari, utensili che riempiono le nostre case e produco¬no solo rifiuti. Non sprecatelo nel gioco o nell’azzardo.
L’invito a non sprecare dà un senso nuovo anche al digiuno. Non sprecan¬do, rinunciamo a cose superflue ed impariamo, così, a dare un valore a tut¬to ciò che il Signore ci ha donato: il tempo, il corpo, il cibo, la luce, l’acqua, la casa, ecc. Se ci impegniamo a non sprecare, tutto ciò che abbiamo ritorna ad essere una creatura e non il Creatore a cui legare il senso della vita.
In fondo, lo spreco è il segno che la nostra vita è piena di idoli che diventano il criterio per misurare il valore delle cose e di noi stessi.
Quando facciamo la spesa, organizziamo una festa, compriamo scarpe o vesti¬ti, ci chiediamo prima: perché lo sto facendo? Per farmi ammirare o apprezza¬re? Tutto questo è necessario per il mio benessere? Quali conseguenze ha sugli altri e sulla società?Se le cose che facciamo servono per noi stessi e per essere ammirati, allora, il criterio delle nostre scelte non è più il Vangelo, quanto la paura di andare controcorrente, di essere giudicati o non essere compresi, o, piuttosto, il bisogno di emergere o spostare i riflettori della vita su noi stessi.

IL SACRAMENTO DELLA RICONCILIAZIONE

In questa quaresima, vorrei invitare me e voi a lasciarci riconciliare dal Signore attraverso uno dei suoi doni: il sacramento del perdono. Cos’è la confessio¬ne? Ce lo chiederemo in questo tempo. Vorrei innanzitutto invitarvi a guardare a questo sacramento come l’azione di Dio nella nostra vita. È un percorso di riconciliazione che inizia con l’esame di coscienza. Lì, nella stanza del nostro cuore, Gesù inizia ad agire. Senza l’esame di coscienza la confessione diventa un’abitudine, un gesto esteriore, uno “spreco di parole” che non cambia il cuore. Ho pensato, perciò, di consegnare una traccia per l’esame di coscienza da utilizzare durante la quaresima.

ESAME DI COSCIENZA
“Quando pregate non sprecate”
Mi metto dinanzi al Signore consa¬pevole della mia piccolezza e am¬miro l’opera di Dio nella mia vita. Dio mi ha donato un corpo, un tempo, alcuni talenti, amici e per¬sone che mi trasmettono affetto.
Alzo lo sguardo da me stesso e am¬miro attorno a me l’opera di Dio: la creazione, la città, il mondo intero. Tutto questo è stato creato anche per me ed è un segno del suo amo¬re. Tutto questo mi fa sentire ama¬to e cercato da Dio nonostante la mia debolezza.
Giro lo sguardo e penso al tempo passato, le persone che ho incon¬trato, le cose che ho fatto, gli impe¬gni che ho vissuto. Anche il tempo è un dono di Dio. Se conto gli anni, i giorni, le ore, i secondi mi sem¬brano tanti. Ogni anno mi sono donate 8.760 ore. Se le moltiplico per gli anni della mia vita mi accor¬go che sono tante: di tutto il tempo che ho, lodo Dio. Ma se penso ai se¬coli passati, alla storia dell’umanità, a quanti hanno vissuto prima di me mi accorgo di essere un pulviscolo nelle mani di Dio. Anche di questo lo lodo.
Mi ritrovo, così, a pregare senza tante parole, solo contemplando il dono di Dio nella mia vita. Mi chiedo, perciò, quanto tempo dedico nella giornata allo stupore? Come inizia e finisce il mio giorno? Nell’affanno o nella preghiera? Da quali emozioni e sentimenti è abitato il mio cuore?

“Quando fate l’elemosina non sprecate”
Mi metto dinanzi al Signore lascian¬dolo entrare nel mio cuore assieme a coloro cha abitano la mia vita.
Cosa vuol dire amare senza sprechi? Probabilmente non lasciar cadere nel nulla o nell’indifferenza tutti i gesti e le parole di affetto che ricevo nella giornata. Quanti si prendono cura di me? Quante persone incon¬tro, a volte, con superficialità?
Vorrei non sprecare nessuna occa¬sione per donare una parola, un ge¬sto, uno sguardo d’amore.

“Quando digiunate non sprecate”
Il digiuno mi interroga sul rapporto con gli oggetti.
Quante cose ricevo dalla Provviden¬za di Dio come un dono per me e per gli altri! Non vorrei sprecare nulla di tutto ciò che ricevo, ma, a volte, mi ritrovo ad utilizzare ciò che possie¬do solo per me stesso. Non sempre sono consapevole che l’acqua, la luce, il cibo sono doni che Dio ha fat¬to a tutta l’umanità e che se mi trovo con molte cose in più è perché, mio malgrado, ci sono popoli e persone che ne sono prive.
Mi fermo a ringraziare Dio per tutto ciò che possiedo e incomincio a ve¬rificare cosa potrei utilizzare meglio per me e per gli altri.

Termino il mio esame di coscienza con la preghiera, e come la donna ai piedi di Gesù, chiedo di poter spre¬care l’unica cosa che conta: l’amore per Dio e per i fratelli e sento per me le parole del Maestro: “Vedi que¬sta donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi ca¬pelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco” (Lc 7, 37-39.44-47).

d. Domenico Giannuzzi

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