Mons. Paciello: “Amate Acquaviva”. Omelia per la festa patronale

Ogni anno, nella festa della Madonna di Costantinopoli, la liturgia, prima di parlarci di Maria, ci presenta la figura di Giuditta: una giovane eroina che mette a rischio la sua vita per salvare il suo popolo e la sua città dall’invasore babilonese.Il coraggio e la fede di Giuditta mobilitano tutta la città a insorgere contro il nemico invasore. L’amore di una donna per la sua città spinge tutti gli altri a partecipare alla liberazione dall’assedio.Il Vangelo di Luca ci ha parlato di un’altra eroina, di Maria, la nostra protettrice. Luca l’ha presentata nel momento dell’annunciazione cioè nell’atto di abbandonarsi nelle mani di Dio per amore nostro, perché l’umanità potesse essere salvata dal Figlio Suo. Lungo i secoli Maria ha dimostrato in innumerevoli circostanze questo amore per la città degli uomini.Anche Acquaviva, ogni anno, il primo martedì di marzo, è qui per ringraziare Maria per il segno di amore visibile, tangibile, dato alla città quando l’ha liberata da una epidemia mortale.Noi siamo qui per mantenere fede, con il simbolico gesto delle cinquanta mezze pezze, a un voto fatto dai nostri padri.

Ma siamo qui, anche per mettere noi stessi e la città sotto la protezione di Maria.

Infatti, in tutte le preghiere della Messa della Madonna di Costantinopoli, che stiamo celebrando, chiediamo al Signore di continuare a sperimentare la protezione della Vergine Maria.

Nell’orazione iniziale abbiamo chiesto al Signore di “sperimentare il materno aiuto di Maria” e di “ottenere tutte le grazie necessarie per l’anima e per il corpo”. Nella preghiera dei fedeli chiederemo che Maria liberi questo popolo, come ha fatto nel passato, da pericoli e calamità. Ma nell’orazione dopo la comunione chiederemo al Signore di imitare nella nostra vita le virtù di Maria; cioè chiederemo al Signore di avere anche noi la sua fede, la sua obbedienza alla Parola di Dio, la sua carità, la sua umiltà, la sua disponibilità, il dono che Lei ha fatto di tutta se stessa a Dio e all’umanità!

Chiedendo le virtù di Maria, affermiamo in concreto che la salvezza di Acquaviva, la crescita di Acquaviva, la dignità, la legalità, la moralità di questa città non è compito soltanto della nostra protettrice, è anche impegno di tutti noi, dovere di ognuno.

La città di Betulia, la città dell’eroina Giuditta, è stata liberata e salvata, quando tutti hanno potuto gridare: “Egregie cose hai operato per Israele, di esse Dio si è compiaciuto”.

Il Signore e la Madre di Dio possono dire questo di ognuno di noi, nel piccolo della nostra vita? Il Signore si compiace di come siamo, di quello che facciamo? Il Signore è contento di quello che diamo alla nostra città? Maria vede che il suo amore per questo popolo si riflette nel nostro amore per la comunità? La redenzione del mondo è cominciata quando Maria, come abbiamo ascoltato nel Vangelo, ha risposto: “Eccomi, sono la serva del Signore.

La redenzione del mondo è cominciata quando Elisabetta, contemplando la fede di Maria, ha esclamato: “Benedetta tu fra le donne”. Solo l’amore salva il mondo.

Non invochiamo la manna dal Cielo se non ci decidiamo a raccoglierla; cioè la prosperità, la pace, il bene, la concordia, la giustizia di una città non è opera solo del Cielo: è frutto anche dell’impegno di tutti.

Questa celebrazione, per me, potrebbe essere anche l’ultima Festa della Madonna che celebro a Marzo con voi; per cui, prendendo spunto dalla liturgia, vorrei lasciarvi quasi un messaggio: non limitiamoci a ringraziare Maria e a chiedere altro aiuto e protezione; non domandiamo soltanto che Maria continui ad amarci. Non aspettiamo che sia soltanto lei a darci prove di amore. Sentiamoci chiamati a dare anche noi segni di amore alla città.

Questa esortazione a instaurare rapporti di carità, di attenzione agli altri, in questa quaresima ci viene anche dal Santo Padre Benedetto XVI.

Nel suo messaggio quaresimale, il Papa, prendendo spunto da una frase della Lettera agli Ebrei, ci esorta a prestare attenzione gli uni agli altri per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone.

“Prestiamo attenzione gli uni agli altri per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone” (Eb 10,24).

  • Prestare attenzione all’altro significa osservare bene, essere attenti, accorgersi dell’altro, guardarlo con responsabilità; domandarsi di che cosa ha bisogno, che cosa si può fare per lui.
  • Prestare attenzione all’altro significa vedere nell’altro la propria persona; guardarlo con i sentimenti con cui lo guarda Dio; e Dio guarda tutti e ognuno con amore, perché è Padre misericordioso.
  • Prestare attenzione all’altro significa “coltivare” la stima dell’altro, il rispetto dell’altro, la solidarietà, la fraternità di rapporti, la compassione.
  • Prestare attenzione all’altro significa voler il bene fisico, morale, spirituale degli altri; significa impegnarsi per il bene, per la crescita, per la promozione della comunità alla quale si appartiene.
Purtroppo viviamo in una cultura che ha smarrito il senso del bene e del male; facciamo parte di una società individualistica e disorientata. Questo contesto ci porta ad assumere due atteggiamenti sbagliati e deleteri: ce lo ricorda il Papa.Con la scusa del rispetto della “sfera privata”,ci comportiamo verso gli altri da estranei, da indifferenti a tutto, totalmente ripiegati su noi stessi e sui nostri interessi. Ma possiamo avere l’atteggiamento opposto: prestiamo attenzione agli altri per criticarli, per diffamarli, per giustiziarli, calunniarli.Il Papa nel Messaggio Quaresimale scrive che questi due comportamenti negativi dipendono dal mettere al primo posto i propri interessi egoistici; dipendono dalla sazietà, dall’essere interessati unicamente al proprio tornaconto. Per prestare attenzione agli altri, dobbiamo educarci a sentimenti di umiltà, di compassione e di misericordia.Lamentarsi, criticare, giudicare gli altri è un alibi molto facile per non impegnarsi ed è il modo più sicuro per recare danno ad un’intera comunità.

Amiamo Acquaviva:

 

–        cercando di conoscere il suo patrimonio storico, artistico e culturale;

–        custodendo e curando la città, specialmente il centro storico;

–        aprendoci alla collaborazione, alla solidarietà, all’apprezzamento degli altri e di quello che fanno gli altri;

–        mettendo al primo posto il bene comune, il bene di tutti, il bene della città;

–        cercando di compiere con coscienza e responsabilità il nostro dovere;

–        cercando ognuno di essere il meglio di se stesso, perché la città abbia dei cittadini di cui essere fiera e da cui essere onorata;

–        vivendo il presente per costruire il futuro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.