Maria seguiva Gesù fino al calvario- Meditazione Pasquale

Nell’immaginario comune Maria ha assunto sempre i tratti di una donna dolce, quasi passiva di fronte agli
avvenimenti che riguardavano la vita del Figlio.

Per troppo tempo abbiamo messo in risalto la figura di Maria ritenendola solo come la donna del
“nascondimento”. L’abbiamo contemplata intenta nelle faccende domestiche tutta dedita alla famiglia
e alla casa. Ci è sembrato disdicevole e forse irriverente pensarla come una donna attenta all’impegno
sociale. Parlare d’impegno sociale in riferimento a questa donna sembra quasi desacralizzante. Ci siamo
convinti, forse, che i venti del mondo e i problemi sociali privino la sua figura dell’alone di santità che la
contraddistingue.

Ma pensandoci bene … è proprio vero che Maria si è occupata esclusivamente delle “cose di casa” senza
considerare i problemi della gente del suo villaggio? É proprio vero che è una donna dolcissima e priva di
grinta? C’é ancora un idea deviante di dolcezza. Spesso la dolcezza è abbinata alla remissività. Ma si può
essere “dolci” e impegnati?

Maria è stata sì una donna dolce ma anche una donna convinta. Spesso il Vangelo è stato letto male e le
nostre preconcette immagini su Maria hanno prevalso sui reali fatti riportati dagli evangelisti.

Maria è la donna del cambiamento!

Nella cultura del suo tempo i cambiamenti erano pressoché inesistenti. I giorni trascorrevano tutti nello
stesso modo e la vita era un continuo fluire.

Maria si è posta in un atteggiamento di rottura perché è stata una donna coraggiosa.

Per molto tempo si è pensato che la fede non dovesse incidere sugli avvenimenti storici. Ma una fede di
questo tipo è ben altra cosa dalla fede in Cristo Gesù morto e risorto. Egli si è incarnato diventando un
uomo storico. Ci capita spesso di recitare il Magnificat, è sì un canto di lode ma abbiamo mai percepito al
suo interno la rivoluzione che esso contiene? Maria non è una donna che si è arresa!

Questa esplosione di gioia trova nelle espressioni: “Dio, ha disperso gli orgogliosi nei loro progetti, ha
rovesciato i potenti dai loro troni, ha innalzato gli umili, ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato
i ricchi a mani vuote” (Lc 1, 51-53) il suo fulcro principale. Maria alla cugina ha annunciato un “Dio
rivoluzionario”. Finalmente – sembra dire questa giovane fanciulla – Dio comincia a ricordarsi di noi che
siamo i suoi poveri.

Ecco da dove nasce la “fretta” di Maria che l’evangelista Luca annota. Il Messia sarà un Re giusto che
invertirà i rapporti di potere.

E dove? Sulla croce, strumento di misura e bilancia della salvezza.

A Cana Maria si è accorta della mancanza del vino alla festa degli sposi. I giudei pur avendo la Legge non
avevano più vino. L’evangelista Giovanni in quel contesto allude proprio a loro, i giudei. Ad essi scarseggiava
il vino dell’entusiasmo. Erano osservanti della Legge, ma dietro questa osservanza c’era la paura e non
l’amore verso Dio. Maria si è accorta di tutto ciò e ha chiesto al Figlio il vino simbolo dell’amore verso Dio e
verso l’uomo.

Oggi l’amore viene mercanteggiato e svenduto, ma esso non è un sentimento evanescente è la forza che
modifica il mondo e la storia.

Luca scrive che “Maria non capiva, ma meditava nel suo cuore”. (Lc 2,19) Non ha capito l’agire del Figlio agli
inizi della vita pubblica, nonostante ciò si è fatta discepola ponendosi alla sua sequela. Allora Maria non ha
seguito Gesù solo dal sinedrio al Calvario, non ha sofferto solo su quel sentiero, ha sofferto anche prima nel
cercare di comprendere Gesù e il suo progetto. Ma una volta compreso l’ha fatto suo. Il cambiamento delle
situazioni e delle vicende storiche non escludono la sofferenza e non escludono nemmeno la possibilità
della condanna. Sul Calvario si è realizzata la profezia del vecchio Simeone: “Egli è qui per la rovina e la
risurrezione di molti in Israele … e anche a te una spada trafiggerà l’anima” (Lc 2,23-25).

Abbiamo messo sulle spalle di Maria un mantello nero, l’abbiamo rappresentata nei vari simulacri sparsi
nelle nostre chiese con lo sguardo perso nel vuoto.

Alcuni pittori però l’hanno raffigurata in modo solenne ai piedi della croce. Il dolore che ha sperimentato è
stato sì un dolore profondo ma l’ha vissuto con grande dignità. É rimasta ritta, non si è fatta schiacciare dal
dolore perché custodiva con il cuore e con la mente la promessa della risurrezione che il vecchio Simeone le
aveva anticipato.

Maria ha assunto la posizione dei “risorti” perché ha capito che il dolore accettato per amore non prostra la
persona, non la schiaccia, ma paradossalmente la rinvigorisce.

Questa donna è modello di tutte quelle donne che nella storia con coraggio e determinazione hanno
assunto posizioni determinanti per il bene altrui.

Se la donna è più sensibile spiritualmente, non è perché sia più debole e più fragile e meno razionale
rispetto all’uomo, ella riesce a captare in profondità il mistero senza staccarsi dalla realtà storica. Allora
Maria non è una donna con lo sguardo perso nel vuoto, è una donna che si è persa nella pienezza della vita
che è Gesù Cristo!

                                                                                             Pompeo Dellisanti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.