L’opinione del territorio- Gli editoriali delle testate cattoliche di questa settimana

 

La beatificazione di Toniolo, la 49ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni,  la crisi della politica, le ricorrenze del 25 Aprile e del 1° Maggio, il problema del gioco d’azzardo… Sono alcuni degli argomenti di cui parlano gli editoriali dei settimanali diocesani aderenti alla Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici) in uscita in questi giorni. Ne proponiamo una rassegna tra quelli giunti in redazione.

Giuseppe Toniolo. In occasione della beatificazione, domenica 29 aprile, di Giuseppe Toniolo, la Vita Picena (Ascoli Piceno) sottolinea: “Ci possiamo chiedere, in questo momento di crisi, cosa dica Toniolo ai cristiani di oggi e quale invito rivolga a ciascuno di noi. È l’invito all’impegno in primo luogo spirituale e religioso, è il costruirsi ‘come pietre vive’ e, allo stesso tempo, l’accettare la sfida della presente stagione storica, investendo risorse ed energie nel sostenere una presenza cristiana: a partire dalla società civile fino agli impegni più espressamente diretti all’animazione della politica. Urgenze evidenti, rispetto alle quali Toniolo offre il conforto di una testimonianza autentica”. Rileggere l’opera di Toniolo “oggi, respirarne a pieni polmoni la profonda ispirazione cristiana, è un vero antidoto al clima cupo delle odierne cronache economiche, che apre alla speranza e all’impegno per il futuro. Da consigliare, a tutti”, affermaRoberto Pensa, direttore della Vita Cattolica (Udine).

Giornata per le vocazioni, Prime comunioni e cultura della vita. “Rispondere all’amore non solo si può, ma anche si deve. Pur interpellati con il delicato e tenero ‘Se vuoi’ – che in Gesù è comunque un appello – evitare di rispondere è come evitare di vivere. La stessa libertà della risposta non fa che confermare la libertà di chiamare. Dio non vuole interlocutori modesti o di basso profilo, ma persone robuste umanamente e spiritualmente, disponibili a misurarsi con la Sua altezza. Libero Lui, liberi quelli che rispondono”, sottolinea Antonello Mura, direttore di Dialogo (Alghero-Bosa), nell’editoriale dedicato alla 49ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, che si celebra domenica 29 aprile.
Dalle vocazioni alla cultura per la vita… “La battaglia per la cultura della vita è l’esistenza di un popolo che vive intensamente la propria identità umana nel cristianesimo. E vivendo questa identità umana offre la sua esperienza di vita come un grande annunzio, una grande possibilità offerta a tutti gli uomini, di uscire da quello che un grande filosofo tedesco definiva ‘il sentiero polveroso del nulla’”. È la riflessione del vescovo Luigi Negri sulle pagine di Montefeltro (San Marino-Montefeltro).
Prende spunto dalle parole del Papa, al Regina Cæli di domenica scorsa, sulla Prima Comunione Alberto Margoni, direttore diVerona Fedele (Verona): “La Messa di Prima Comunione non è una sfilata di moda per principesse e piccoli lord che alla fine, più che testimoniare la gioia di accompagnare questi piccoli all’incontro con il Signore vivo e presente in mezzo a noi, rischia di limitarsi ad attestare che, tutto sommato, in Italia non va poi così male…”.
Una riflessione su Chiesa e crisi per il Nuovo Amico (Pesaro-Fano-Urbino): “Ciò che sorprende in questa crisi che coinvolge anche la comunità cristiana, è l’assenza delle quarantenni”. E aggiunge: “Il Vangelo è impregnato di femminilità: un Vangelo al femminile capace di frantumare qualsiasi specie di riduzione. Cosa è mancato, forse la prassi? La deviante competizione sui ruoli mette a rischio il patrimonio acquisito e rischia di pagare a caro prezzo ciò che le era stato negato”.

Politica e crisi. “La credibilità dei partiti è ai minimi storici”, perciò per Lauro Paoletto, direttore della Voce dei Berici (Vicenza), “è necessario (soprattutto a livello nazionale e regionale) garantire un rinnovo della classe dirigente, un taglio vero dei costi della politica, un tetto rigoroso alle spese per le campagne elettorali e gestione dei partiti, una nuova legge elettorale. Il tutto in tempi molto rapidi”. Per Bonifacio Mariani, direttore del Nuovo Amico del Popolo (Chieti-Vasto), è dalla “vicinanza”, dall’”attenzione al vero territorio”, che “deve ripartire la vera politica per ritrovare credito, passione e partecipazione. A cosa serve chi considera la propria gente solo come un numero percentuale di sondaggio, chi pensa al proprio ruolo come a sicura fonte di reddito?”. In occasione delle prossime elezioni amministrative, Guglielmo Frezza, direttore della Difesa del Popolo (Padova), sottolinea: “Recuperare appieno l’attenzione verso il proprio territorio significa anche saper accompagnare l’azione amministrativa: pretendendo di essere ascoltati e accettando di ascoltare gli amministratori, chiedendo conto delle scelte fatte e portando alla loro attenzione i problemi che tocchiamo con mano. E significa farlo con costanza, lungo tutti i prossimi cinque anni. È un servizio prezioso, in tempi in cui s’inaridiscono i luoghi del confronto e la pazienza stessa del confrontarsi tra persone”. Secondo Vincenzo Rini, direttore della Vita Cattolica (Cremona), “solo sulla strada di un cambiamento reale, che è anzitutto rinnovamento morale, potrà avvenire che niente sia più come prima. E che i cittadini ritornino ad amare la politica e a rispettare i partiti. Perché la democrazia ha bisogno dei partiti; ma questi servono la democrazia solo nella misura in cui si fanno umili servi… e anche un po’ più poveri”. La Cittadella (Mantova) denuncia: “Se nel Paese non crescerà il senso di retta coscienza che deve avere nei confronti di se stesso ritorneremo presto ad imboccare la strada del declino che da troppi anni ormai ci contraddistingue”. Per Luca Sogno, direttore delCorriere Eusebiano (Vercelli), per superare la crisi, occorre la riforma dello Stato: “Questo compito spetterebbe alla politica ma, nonostante i condivisibili appelli di Napolitano a non scadere nell’invettiva fine a se stessa, la politica sarebbe una delle prime componenti dell’apparato statale da riformare nel profondo”. Ma la crisi non è solo dei partiti e dell’Italia, come ricorda la Guida(Cuneo): “Non passa giorno senza che qualcuno s’affacci a dirci come salvare la vecchia Europa, incapace di venirsene fuori da una crisi che ormai dura da anni e che ancora durerà”.

Venticinque aprile e Primo maggio. La Festa della Liberazione, si legge su Emmaus (Macerata), “rischia di non essere più una data importante per gli italiani e soprattutto per i nostri giovani, che sempre più vedono questo giorno solo come una scritta rossa sul calendario. Lavorare su storia e memoria è certamente compito difficile, ma al contempo fondamentale affinché la storia non sia considerata solo nostalgia del passato, quanto piuttosto radice per il futuro”. “Celebrare il Primo maggio da cristiani deve richiamare ciascuno di noi al corretto rapporto tra investimento e profitto perché non vi sia mai l’uso scorretto e contro coscienza della propria capacità che può arrivare a facili quanto inutili scorciatoie di profitto passando dallo sfruttamento della mano d’opera”, osserva sulle pagine del Ticino (Pavia) Sergio Contrini, presidente dell’Ucid locale. E a proposito della festa del Primo maggio Corrado Avagnina, direttore dell’Unione Monregalese (Mondovì) e della Fedeltà (Fossano), nota: “Sul lavoro, oggi, c’è ben poco da festeggiare! La crisi sta mordendo forte, infatti, sul terreno dell’occupazione. La precarietà sta diventando un parametro sempre più diffuso, con tutte le incertezze che si porta dietro per le nuove generazioni sempre in sospeso su un lavoro che non dà molte garanzie per il futuro”. Per la Voce del Popolo (Brescia), in un tempo di crisi come quello attuale la ricorrenza del 1° maggio si è trasformata in un confronto permanente sulla mancanza di lavoro”. “Restiamo convinti che ci sono intelligenza ed energie per superare la crisi, partendo da una maggiore coerenza e sobrietà, a iniziare dai politici fino all’ultimo cittadino”, sostiene Vincenzo Tosello, direttore di Nuova Scintilla (Chioggia), per il quale la soluzione della crisi verrà “dalla volontà comune – che già si percepisce – di rimboccarsi le maniche e di sostenersi reciprocamente, perché il lavoro torni a essere gratificante compito di tutti”.La Voce del Popolo (Torino) pubblica una nota di Nanni Tosco, segretario Cisl Torino, per il quale “è una festa con l’affanno, il prossimo Primo Maggio. La mancanza di lavoro è la conseguenza della mancanza di una sufficiente crescita dell’economia, ormai assente da più di un decennio ed evoluta in recessione. Pesa sulla situazione la scarsità d’investimenti pubblici e privati, di amministrazioni e aziende”. “Mai come in questo momento – osserva Bruno Cescon, direttore del Popolo (Concordia-Pordenone) – il lavoro è diventato il tema centrale della politica, delle imprese, delle forze sociali, della Chiesa stessa e anche della nostra diocesi. Del resto a parlare per primo delle novità che si sarebbero prodotte nel mondo sulla distribuzione del lavoro con la globalizzazione fu Giovanni Paolo II nell’enciclica ‘Laborem exercens’”.

Agricoltura. Un editoriale dedicato all’agricoltura sul Nuovo Diario Messaggero (Imola): “L’accresciuta concorrenzialità internazionale sta mettendo in forte crisi il nostro modello di sviluppo e, dunque, per le imprese s’impongono scelte coraggiose, in cui l’imperativo è innovare (nei processi, nei prodotti, nell’organizzazione, nelle relazioni). Da ciò discende l’esigenza d’investire prioritariamente sul capitale umano, auspicando un più rapido ricambio generazionale con giovani preparati propensi a investimenti innovativi”.

Calcio e gioco d’azzardo. Partendo da quanto avvenuto durante la partita Genoa-Siena di domenica 22 aprile, Francesco Zanotti, direttore del Corriere Cesenate (Cesena-Sarsina), scrive: “Lo stadio è una zona franca, in cui è permesso qualsiasi atteggiamento. L’insulto, la bestemmia, l’offesa e gli scontri si sprecano e l’impunità è quasi sempre garantita. Non servono le telecamere a circuito chiuso se non esiste la volontà di agire di conseguenza. Occorre un cambiamento di mentalità: uscire dalla logica del ricatto che subiscono le società per tornare alla passione autentica per lo sport. E questo vale sia per gli addetti ai lavori sia per gli appassionati. Ne guadagnerebbero tutti, in primis il calcio stesso, in cerca spasmodica di nuova credibilità e di spettatori”. Dal campo di calcio al gioco d’azzardo, fenomeno sul quale si concentra la riflessione di Giuseppe Lombardo, direttore di Cammino (Siracusa): “Perché lo Stato incentiva il gioco? Perché rimpingua le sue casse. Il gioco è una tassa a cui il cittadino aderisce liberamente. Giocare tanto, senza porsi spesso alcun limite, nella speranza di potersi arricchire, è creduloneria o, come ritengono alcuni psicologi, disturbo ossessivo-compulsivo. Nel primo caso basta prendere coscienza per smettere. Nel secondo è necessario l’aiuto di uno specialista. In Italia, oltre alle comunità terapeutiche ben note, si stanno moltiplicando quelle che si occupano della dipendenza da gioco”.

Chiesa e territorio. La Voce Alessandrina (Alessandria) ricorda che domenica si conclude la missione cittadina con la “tradizionale processione della ‘Salve’”. A Giorgio La Pira Piacenza dedica un’area verde tra via Corvi e via Trivioli, che sarà intitolata il 3 maggio alla presenza del sindaco di Firenze Matteo Renzi. “A 35 anni dalla sua morte – sostiene Davide Maloberti, direttore del Nuovo Giornale (Piacenza-Bobbio –, in tempi diversi ma come sempre belli e difficili, La Pira chiede a tutti il coraggio di scelte vere e decise, senza compromessi, un coraggio che non può fare a meno delle sue stesse radici”. Parlando della tavola rotonda all’Università di Trieste sul libro “Gesù di Nazaret” di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, Stefano Fontana, direttore di Vita Nuova (Trieste), sottolinea: “L’ingresso del Gesù di Nazaret all’Università porta con sé un notevole significato” perché “l’Università è il luogo dove i saperi s’incontrano e l’ingresso del libro del Papa in questo luogo reale ma anche simbolico significa che Gesù non è estraneo a questi saperi, né alla conoscenza in quanto tale”.

Fonte: AGENZIA SIR

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