“Le donne che seguono Gesù” riflessione Don Vito Piccinonna

«Vorrei rivolgere a ciascuno di voi un cordiale augurio perché tutti insieme ci apprestiamo a vivere
questo tempo di grazia che ci sta davanti lasciandoci davvero stupire, ancora una volta, da questo Figlio
che fino all’ultimo, fino all’estremo, da tutto se stesso per noi.
Penso che se c’è un peccato che origina la nostra indifferenza davanti a Dio è la mancanza di stupore.
Noi siamo troppo affannati nel contare e nel captare ciò che noi facciamo per Dio: siamo poco capaci di
stupirci per ciò di Dio sa fare, sta facendo, ha fatto e farà nella nostra esistenza e nella storia. Dovremmo
imitare i bambini che sanno ancora stupirsi!
Mi è stato affidato questo bellissimo brano di questa vedova povera, al tempio, e sono rimasto molto
contento e sorpreso del fatto che don Mimmo ha voluto sottolineare, in questa programmazione
quaresimale, questo aspetto femminile al seguito di Gesù, questa presenza femminile che si trova in alcuni
passaggi fondamentali del Vangelo con una discrezione tipica di Dio.

Mi sono chiesto: ci sono delle bugie nella Bibbia? Io ne ho trovata una volta una. Non sono riuscito ancora
a superarla. C’è una bugia nella Bibbia. C’è n’è una nel libro degli Atti degli Apostoli: Pietro, nella casa di
Cornelio, dice una bugia. Dio – dice Pietro – non fa preferenze di persone. Dice Pietro: per Dio siamo tutti
uguali. E io, per quel po’ che ho letto la Bibbia, ho visto esattamente il contrario. Ho visto che Dio non ama
tutti alla stessa maniera. Molti di voi sono dei papà e delle mamme: voi amate i vostri figli tutti alla stessa
maniera? Ai vostri figli dite di si difendervi ma il vostro cuore sa che non è vero.

Nell’Antico Testamento c’è questa verità: sì Dio ama tutti ma ha delle preferenze! Dio è anzitutto il
Dio dell’orfano, del forestiero e della vedova. Ama tutti – ripeto – ma ha delle categorie speciali che lui
protegge, cura e difende con un amore unico, con l’amore di padre e di madre: sono gli orfani, i forestieri
e le vedove, quelle categorie che nell’Antico Testamento – ai tempi in cui è scritta la Scrittura – non
avevano dei riferimenti solidi, non avevano degli appoggi particolari, tanto da essere dati un po’ alla
mercé di tutti. Sembra dirci, tutta la Sacra Scrittura, che Dio è sempre e comunque un Dio di parte.
Ricordate Caino e Abele. Li ama tutti e due ma ha un occhio di predilezione per Abele. Ricordate i sette
figli di Iesse? Li ama ma non sceglie tra di loro il re, Davide lo sceglie nell’ultimo di essi, che era ancora nei
campi, il più piccolo, perché Dio non guarda ciò che guarda l’uomo. L’uomo guarda l’aspetto, l’esteriorità.
Dio guarda il cuore! Quando Dio si sceglie il suo popolo non sceglie il migliore, il più sapiente tra tutti i
popoli. Sceglie il più piccolo! Nel libro del Deuteronomio, al capitolo settimo, si legge questa espressione
davvero bella: Dio vi ha scelti non perché siete il più grande tra i popoli, il più bravo, il più bello, il più
intelligente… Dio vi ha scelti semplicemente perché vi ama!

Ricordate i due figli della parabola del padre misericordioso? Li ama tutti e due quel padre i suoi figli,
però ha un occhio di predilezione per il più piccolo. Le vedove erano particolarmente destinatarie di
questa attenzione da parte di Dio. Ed è interessante, per il Vangelo di oggi, che abbiamo ascoltato, Gesù
la fotografia che Gesù fa nel tempio. Ricordate il primo giorno della Quaresima? Abbiamo un Vangelo
particolare: Gesù che ci ha detto: non fate come gli ipocriti quando digiunano, quando fanno l’elemosina
e quando fanno le preghiere. È un Gesù che attraversa tutta la nostra vita relazionale. La preghiera
è il nostro rapporto con Dio; il digiuno fondamentalmente è il rapporto con noi stessi; l’elemosina è il
rapporto con gli altri. Cioè il Signore ci chiama – ci ha chiamati – a una conversione che va dalla testa
ai piedi, che deve prendere tutta la nostra vita. Ed è interessante che Gesù in quel brano del Vangelo – il
primo giorno di Quaresima – additando come tarlo della nostra vita religiosa, l’ipocrisia, dice che si può
vivere la preghiera, il digiuno e l’elemosina falsando le cose. E a me ha sempre sorpreso un particolare

che c’è nel Vangelo: Gesù dice che gli uomini vivono queste tre dimensioni dell’esistenza con ipocrisia.
Con ipocrisia, ma non semplicemente nelle strade, nelle piazze: per due volte quel Vangelo dice: non fate
come gli ipocriti nelle sinagoghe… nelle chiese! Il tarlo dell’ipocrisia può attraversare anche noi, in quegli
atti che di per se sono religiosi. Però, mentre di solito, la vedova è vista come destinataria degli appoggi
di Dio, del beneficio di Dio, qui questa donna vedova che viene fotografata da Gesù, non è vista come
destinataria di un beneficio – non è una che riceve qualcosa – ma è una che dà. E mi sembra già molto
importante questo particolare, questo aspetto. Sembra dirci già Gesù – e lo dice a noi che viviamo anche
un particolare momento storico, culturale, economico, certamente non uguale a quello di dieci anni fa –
nessuno è così povero da non poter donare qualcosa all’altro. Questa donna – si dice nel brano, per due
volte – nella sua povertà ha dato più di tutti. Un’altra bugia? Questa donna ha dato meno di tutti ma Gesù
dice: questa donna ha dato più di tutti gli altri. Come? Mi pare che Gesù non guardi la quantità, guardi il
“come”, il modo.

A volte ci capita di fare un favore, anche in famiglia, a qualcuno, al marito, alla moglie, ai figli: “… ti ho
pagato le bollette che mi hai detto di pagare… ho fatto ciò che mi hai chiesto di fare…” però lo diciamo
in un modo talmente arrabbiato che anche la cosa buona che abbiamo fatto sparisce. Il Vangelo ci dice
che la tua vita è preziosa non per quanto stai facendo per Dio: ma voi ve l’immaginate un bambino
che si mette davanti a suo padre o a sua madre a rinfacciare le cose che gli ha fatto o che le ha fatto?
Non ci sarà mai un pareggio! Il figlio, pur nella sua generosità, non riuscirà mai a contraccambiare
tutto ciò che ha ricevuto. Un figlio non darà mai al proprio genitore la vita. Noi a volte sembriamo dei
bambini che stanno lì a contrattare con Dio: “ma io ti ho fatto questo, io ti ho dato del tempo, io ho fatto
dei fioretti, io ho tanti impegni in parrocchia…”. Davanti a Dio non conta quanto facciamo, ma come
lo facciamo, quanto e come ci mettiamo nelle cose. Ed è interessante che Dio vede come sia i ricchi che
questa povera vedova danno. E Dio dice che i ricchi hanno dato il loro superfluo – parte del loro superfluo.
Questa donna, invece, ha dato tutto. Nella vita spirituale è deleterio sia il molto che il troppo che il poco,
ovviamente. Dio desidera tutto. Tutto!

Ricordate San Paolo nell’inno alla carità: tu potresti dare anche il tuo corpo per essere bruciato nelle
fiamme, ma farlo senza carità, senza amore, non serve a nulla. Tu potresti avere anche – siamo nell’anno
della fede – la fede che fa trasportare le montagne ma non avere la carità non ti serve a nulla. Tu potresti
dare tutti i tuoi averi per i poveri ma non avere la carità non ti giova a nulla. Ci vengono in mente tante
pagine bibliche in cui molti, credenti, sperando contro ogni speranza, con Dio hanno fatto sul serio
dando tutto. Abramo, dopo tanta lotta con Dio, riceve il figlio, Isacco, il figlio della promessa, e poi Dio
gli dice: sacrificami tuo figlio, dammi il tuo unico figlio. E Abramo, il patriarca, il primo padre della fede,
non disdegna di offrire tutto ciò che di più caro ha: il suo figlio. E quel sacrificio ci fa intravedere l’altro
sacrificio, quello del Padre che consegna tutto ciò che di meglio ha: il suo Figlio Gesù, che contempleremo
in un modo tutto particolare in questa settimana santa. A noi che spesso diamo i ricambi a Dio, diamo il
superfluo; a noi che spesso ci presentiamo a Dio con le minacce, Dio dice: io non voglio i tuoi avanzi, io
non voglio neanche le tue cose. Io voglio te! Io cerco te! A me interessa la tua vita, la tua storia.

Ci sono dei momenti nella nostra vita in cui non riusciamo a dare a Dio più del nostro peccato. Si
racconta, nella vita di san Girolamo, che san Girolamo vede apparire Dio in una notte e Dio gli dice:
dammi ciò che di più caro hai. E Girolamo dice: Signore ti offro le mie veglie, i miei digiuni. E Dio gli
dice: no, voglio qualcosa di più prezioso. Girolamo risponde: ti do i miei sacrifici. Non mi bastano: voglio
qualcosa di più prezioso, gli risponde ancora Dio. Girolamo non riesce a comprendere che altro può
dare a Dio. E Dio gli risponde: mi hai dato tutto, ma non mi hai dato il tuo peccato. Consegnami il tuo
peccato. Ci sono momenti della nostra vita in cui il meglio che possiamo offrire a Dio è addirittura il
nostro peccato, la nostra povertà, la nostra pochezza. Ed è solo lui che continua a fare ancora oggi

stupendi miracoli per chi confida in lui e nel suo amore. Io penso che in questa quaresima il Signore ci ha
sfidato nella nostra ricerca: che cosa gli abbiamo noi? Il nostro digiuno è diventato piano piano un dono
di tutto noi stessi? Abbiamo messo da parte delle cose o abbiamo imparato a dare noi stessi? Chiediamo
al Signore che questa settimana santa che ci sta davanti la viviamo con grande stupore, meravigliandoci
dell’opera di Dio. I Padri della Chiesa ci ammoniscono e ci dicono di non passare in maniera distratta e
indifferente davanti a questi grandi eventi, centro della nostra fede. Chiediamo al Signore un cuore largo,
un cuore povero. Mi vengono in mente le tante persone che noi sacerdoti a volte ascoltiamo; mi vengono
in mente delle mamme che rendono, magari, ancora più vero ciò che stiamo provando a balbettare.
Quante volte io ho ascoltato, come prete, delle mamme, magari anziane, che mi hanno detto: sa padre,
io ho tre figli. Li amo tutti e tre, però c’è uno di questi che purtroppo è separato, o purtroppo ha perso
il lavoro, o nella vita non ce la fa: sbaglio se a quel figlio do di più? Però agli altri non posso dirlo agli
altri figli perché non mi capirebbero. Si perché solo una madre sa amare di più. Quante mamme, quante
donne, col loro amore continuano il miracolo di questa povera vedova che, nella sua povertà, continua
ancora oggi a dare tutto. E quel tutto continua a far miracoli per molti».

don Vito Piccinonna
Assistente Nazionale Giovani di Azione Cattolica

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