L’abbraccio di Dio – Messaggio Quaresima 2016

Quaresima 2016Carissimi,
ancora una volta abbiamo accolto l’invito del profeta Gioele: “Radunate il popolo, indite un’assemblea solenne, chiamate i vecchi, riunite i fanciulli, i bambini lattanti” (Gl 2,16). Ci siamo radunati per iniziare insieme il grande pellegrinaggio quaresimale: quaranta giorni di ascolto, conversione e penitenza.

È bello pensare alla quaresima come un pellegrinaggio, specialmente in questo Anno Giubilare in cui Papa Francesco ci ha chiesto di vivere questi giorni “come momento forte per celebrare e sperimentare la misericordia di Dio” (MV 17).
Il pellegrinaggio, scrive il Papa, ci ricorda che “anche la misericordia è una meta da raggiungere e che richiede impegno e sacrificio” (MV 14). Perciò la Quaresima, come ogni pellegrinaggio, è per noi uno stimolo alla conversione.

Ci chiediamo in che maniera il Signore ci invita a celebrare e vivere la misericordia in questo anno speciale.
Il vangelo di Matteo (6,1-18) ci presenta tre strade per verificare e vivere la nostra relazione con gli altri, con Dio e con noi stessi: l’elemosina, la preghiera, il digiuno. Questi sono i sandali, il bastone e la bisaccia che ci sosterranno lungo la strada: “Vuoi che la tua preghiera voli fino a Dio? Donale due ali: il digiuno e l’elemosina” (S. Agostino, Comm. Salmo 42).
Quale sarà la meta? Per il pellegrinaggio è la Porta Santa!
“Attraversando la Porta Santa – scrive il Papa – ci lasceremoabbracciare dalla misericordia di Dio e ci impegneremo ad essere misericordiosi con gli altri come il Padre lo è con noi” (MV 17).
Le ante spalancate ci ricordano l’abbraccio con cui Dio ci attende e ci accoglie. Mi piacerebbe vivere così, con voi, il cammino quaresimale: andare incontro all’abbraccio di Dio!

L’ABBRACCIO

Come nel vangelo di Matteo, ci lasceremo interrogare innanzitutto dalla relazione con gli altri.

A tal proposito, mi sono venuti in mente tre abbracci:
L’abbraccio dei bambini: per abbracciarsi bisogna essere un po’ bambini, senza schemi, paure o sospetti. I loro abbracci sono spontanei e veri.
L’abbraccio degli sposi: questo abbraccio profuma di intimità, riservatezza, silenzio.
L’abbraccio di chi è malato o triste: quando si è a letto e non si hanno le forze o le possibilità di alzarsi, qualcuno deve abbracciarti per tirarti su; così come, quando viene a mancare una persona cara, cerchiamo qualcuno che ci abbracci e riscaldi il nostro dolore.

Fare l’elemosina, abbracciando l’altro, vuol dire essere capaci di abbracci come bambini, sposi, deboli. Cioè, compiere gesti semplici e veri. Gesti che profumano di silenzio (“non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra”) e che sono capaci di sollevare chi non ha più le forze, di dare calore a chi è nella sofferenza.

Nella storia della Chiesa, la misericordia verso l’altro è stata
declinata in tante forme. Una sintesi ci viene offerta dalle opere di misericordia corporale (dare da mangiare agli affamati, dare da bere agli assetati, vestire gli ignudi, accogliere i forestieri, assistere gli ammalati, visitare i carcerati, seppellire i morti) e dalle opere di misericordia spirituale (consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti). Non sembri fuori luogo impararle a memoria. Il loro ricordo è un modo per scriverle nella nostra mente e nel nostro cuore, per imparare uno stile che ci accompagna ogni volta che ci verifichiamo sulla carità.

#inquestaquaresima potremmo, ogni sera, verificarci su queste opere fino ad impararle a memoria.
Ma l’abbraccio non è solo un dono per l’altro; è anche un dono ricevuto dall’altro. Le opere di misericordia sono anche un dono ricevuto: quante persone si prendono cura di noi, ci ascoltano, ci consolano, ci educano, ci perdonano e pregano per noi!
#inquestaquaresima benediciamo Dio nella preghiera e ringraziamo quanti si dedicano a noi attraverso le opere di misericordia.

L’ABBRACCIO DI DIO

Al centro delle opere buone presentate da Matteo c’è la
preghiera. La centralità della preghiera (e del “Padre nostro”) in questo capitolo non è casuale. Matteo non ha dubbi:
l’opera buona al centro della vita del cristiano è la preghiera.

Nel film “Decalogo 1” di Kieslowski, un bambino, orfano di madre, sta giocando al computer. All’improvviso si ferma, si gira, e domanda alla zia che è lì accanto: “tu ci credi che Dio esiste?” “si” risponde la zia. “Chi è? Lo sai?” replica il bambino. La zia lo guarda, si avvicina, lo abbraccia, se lo tiene stretto stretto e poi gli domanda: “Dimmi, cosa senti adesso?”, “Ti voglio bene” risponde il bambino. “Esatto. E Lui è in questo” afferma la zia.

Celebrare la misericordia di Dio nella preghiera è
sperimentare il suo abbraccio. Matteo ci indica il luogo della preghiera: “quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto”. Questo vuol dire abitare con Dio sempre, non cercare luoghi esterni, costruiti da altri, non dividere luoghi profani da luoghi sacri.
È bello pensare che il luogo della preghiera del cristiano sia la propria camera. È questo il motivo per cui in canonica non ho voluto una cappella personale! Fare della propria camera un luogo di preghiera è una sfida per tutti: laici e sacerdoti!

Sarebbe un grande dono se, entrando in canonica o nelle nostre case, chiunque riconoscesse la presenza di Dio non dall’odore dell’incenso, ma dal profumo dell’accoglienza, dell’ospitalità, della generosità che abbiamo ricevuto nella preghiera silenziosa e personale.
So quanto questo sia difficile, perché innanzitutto vuol dire far abitare Dio nel nostro cuore, senza troppe parole, senza
suppellettili o lamentele!

Come possiamo imparare a pregare? Gesù ci insegna a pregare, pregando. Al centro della preghiera c’è il Padre nostro.

#inquestaquaresima, ogni giorno, potremmo impegnarci a pregare la preghiera del “Padre nostro”, con calma, in silenzio, nella nostra camera, chiedendo al Signore che sia Lui ad abbracciare le nostre stanchezze, paure, gioie, debolezze e pensieri.

LO SPAZIO DELL’ABBRACCIO

Nell’abbraccio noi scegliamo di fare spazio all’altro nella nostra vita, di mettere tra noi e le nostre braccia un altro.
In questo spazio ci sembra di cogliere il senso del digiuno.

Digiunare vuol dire fare spazio. Ci sono cose che occupano i nostri pensieri, il nostro cuore, il nostro tempo. Cose che non ci permettono di incontrare Dio e gli altri.

#inquestaquaresima, ognuno nella propria coscienza,potrebbe dedicare uno spazio per la preghiera e la riflessione e chiedersi cosa eliminare dalla propria vita per fare spazio all’altro.

Digiuniamo per tanti motivi: per la salute, per la bellezza, per l’apparenza. A quante cose rinunciamo per raggiungere i nostri obiettivi! Il Vangelo ci propone un digiuno diverso. Un digiuno non per noi stessi, ma un digiuno per amore. In Italia, ogni anno, gettiamo 30 milioni di tonnellate di cibo. Dare da mangiare e da bere, vestire chi è nudo, vuol dire anche non sprecare, non possedere più del necessario.

#inquestaquaresima impegniamoci a limitare il consumo di cibi, vestiti, acqua ed energia, donando a chi ha bisogno.

Miei cari,
accogliamo l’invito del profeta Gioele: “ritornate al Signore, vostro Dio, perché egli è misericordioso” (Gl 2,13), lasciamoci abbracciare dalla misericordia di Dio perché ogni spazio e tempo della nostra vita possa profumare della sua presenza.

#inquestaquaresima

Signore,
vorrei abbracciare la vita
con le sue scommesse
e i suoi sogni
ma, a volte,
l’impegno, lo scoraggiamento, l’ingiustizia
mi spingono a chiudermi in me stesso.

Donami il tuo Spirito
perché continui a sussurrare al mio cuore
il desiderio dell’altro, del bene e del bello.
Ho bisogno
che mi racconti la tenerezza della tua Provvidenza e
mi incoraggi a muovere i primi passi
verso chi più povero
anche quando i miei piedi sono stanchi
e le mie braccia appesantite dal peccato.

Grazie, Signore, perché, ogni giorno,
continui ad abbracciarmi con la tua misericordia
anche quando penso di essere solo e lontano da Te. Amen.

Mercoledì delle ceneri 2016

Don Mimmo Giannuzzi

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