La parrocchia nel cammino formativo dei seminaristi

Ogni sabato e domenica nella nostra Comunità incontriamo due giovani che vivono presso il Seminario Maggiore di Molfetta. Due seminaristi di teologia che, presso la nostra parrocchia, svolgono un servizio di pastorale. Abbiamo voluto incontrarli e conoscerli meglio.

 Iniziamo, con i vostri nomi …  Chi inizia?!

“Ciao, io sono Pompeo Delli Santi, ho 28 anni, sono di Francavilla Fontana (BR) e svolgo il mio servizio di pastorale in questa parrocchia da quasi tre anni”.

“Ciao a tutti, io mi chiamo Mimmo Alò, ho 21 anni e sono di Montemesola (TA). Per me questo è il primo anno di pastorale presso la vostra parrocchia”.

Nel cammino per diventare presbiteri, siete chiamati a svolgere, presso le parrocchie delle diverse diocesi, un servizio di pastorale.  In cosa consiste il vostro servizio di pastorale?

“L’esperienza pastorale presso la Cattedrale di Acquaviva delle Fonti (Ba) costituisce per noi seminaristi un ponte tra la realtà del Seminario e quella parrocchiale. La formazione verso il presbiterato, infatti, deve tener conto dell’apertura verso quelle realtà in cui un giorno saremo chiamati ad esercitare il nostro servizio. Per questo motivo le norme per i seminari ricordano che la formazione pastorale costituisce il polo verso cui convergono anche le dimensioni formative umana, spirituale e teologica. A noi infine è chiesto di fare sintesi tra tali dimensioni affinché tutta la personalità si orienti e si identifichi con Cristo Buon Pastore.

Dalle parole stesse del Vangelo «Ne costituì Dodici -che chiamò apostoli-, perché stessero con lui e per mandarli a predicare» (Mc 3,13), comprendiamo che il fine settimana pastorale ha un certo peso per il nostro cammino poiché è Cristo stesso che ci educa e che ci chiama ad essere educatori. Questo tempo è per noi l’occasione favorevole per dare la nostra testimonianza di fede nel Signore e per crescere umanamente mediante le relazioni”.

L’ esperienza di pastorale parrocchiale è per voi un tirocinio formativo; vi prepara ad essere presbiteri e principalmente parroci. Questa esperienza nella nostra comunità, cosa vi sta insegnando?

 “Il confronto con il  parroco ci offre la possibilità di cogliere quanto necessaria ed indispensabile sia la collaborazione con i laici, il cui servizio rende attiva la vita della comunità e a tal proposito, vorremmo sottolineare come ciò sia uno dei tratti distintivi di questa nostra realtà. È bello poter constatare come le varie espressioni della grande famiglia parrocchiale, pur nella diversità, camminino insieme tendendo verso l’unica meta che è Cristo. È significativo anche il fatto che è nel cuore di tutti la sensibilità educativa, sebbene questo impegno pedagogico può portare frutto solo se nato da un lavoro di sinergia e di formazione costante”.

Uno sguardo sulla comunità di sant’Eustachio. Che tipo di parrocchia state conoscendo, scoprendo?

“ Lo scorso 9 ottobre, iniziando l’esperienza pastorale, ci siamo accorti con sorpresa che in questa comunità parrocchiale è viva la necessità di una formazione laicale completa e permanente. Essa è avvertita come un impegno urgente per elevare la qualità testimoniale della fede cristiana così da dare ragione della speranza che è in noi (1Pt 3,15). Un’attenzione particolare è riservata alla famiglia, piccola chiesa domestica e primo luogo di trasmissione della fede. Tra le esperienze più significative di questi mesi ricordiamo i momenti di convivialità vissuti in alcune famiglie. Non a caso, il pranzo domenicale è stato per noi l’occasione in cui scoprire che il prete è come “l’amico di famiglia”, capace di porsi in ascolto e in dialogo con il vissuto, le problematiche e le speranze della gente”.

Da futuri presbiteri e futuri parroci, quale augurio volete fare a voi stessi e alla parrocchia Sant’Eustachio?

“Alla luce e sotto lo sguardo di Gesù  vogliamo impegnarci nell’edificazione di una comunità così bella. Che il Signore continui  a costruire con pietre vive la sua casa, sì che gli uomini di oggi possano incontrare in questa comunità parrocchiale Lui solo che viene a visitare e salvare la vita di ciascuno”.

Pasquale Cotrufo

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