Conversando: intervista a più voci


A conclusione della S. Messa di giovedì 4 ottobre scorso, lo staff di redazione ha intervistato S.E. Mons. Piero Marini e S. E. Mons. Mario Paciello. Ringraziandoli nuovamente per le parole che ci hanno donato e per la spontaneità con cui hanno parlato con noi, vi rendiamo partecipi della nostra conversazione.

DOMANDA: Durante la sua omelia ha fatto riferimento ai discepoli di Emmaus. Come un giovane può riconoscere Gesù?

RISPOSTA (S.E. Mons. Marini): “Gesù è stato un uomo che ha vissuto la sua vita nella semplicità: lavorando, vivendo in famiglia, curando le relazioni con gli amici. Si tratta della vita che ogni giovane deve vivere.

Riscoprire Gesù, oggi, vuol dire riscoprire quello che il Vangelo ci dice.

E’ necessario dunque un ritorno al Vangelo: ritorno a Gesù e ad una comunità come quella dei discepoli.

In definiva è indispensabile vivere nella Chiesa l’esperienza di Gesù.”

D.: L’11 ottobre 1962 Papa Giovanni XXIII inaugurava il Concilio Vaticano II. A distanza di 50 anni, quali sono gli ambiti ancora da approfondire?

R. (S.E.Mons. Paciello): “I discorsi di questi giorni di Congresso sono le risposte ad una domanda importante: Gesù è venuto affinché gli uomini vivano in pienezza la loro vita di uomini. Il Concilio ci ha aperto la strada per essere Cristiani nel mondo di oggi e nel contesto sociale attuale e dopo 50 anni c’è ancora l’esigenza di accoglierlo e assimilarlo. Ma se non entriamo con la mente e il cuore, camminiamo su strade diverse”.

R. (S.E. Mons. Marini): “Per capire il Concilio Vaticano II dobbiamo andare al di là dei semplici documenti; i documenti prodotti sono solo una parte del Concilio. Il Concilio è stato un grande evento che ha visto protagonisti di un’ esperienza vescovi, teologi, donne e chiese orientali.

Per rivivere il Concilio dobbiamo condividere questa esperienza, quella del Cristo presente in mezzo a noi.

Dio si incarna ogni volta che la Chiesa si riunisce. In tutte le esperienze di storia la Provvidenza ci fa affidare a Lui. La Chiesa deve essere Madre e non matrigna, un po’ come anche Papa Giovanni XXIII disse “portate una carezza del Papa ai vostri bambini” era un rimando alla figura materna. La Chiesa prima di essere maestra deve essere una testimonianza di umanità. Il Concilio, pertanto, andrebbe unicamente attuato.

D.: Durante l’omelia Lei ha ripreso il Vangelo di Giovanni relativo alla “pesca miracolosa”.

Come l’ Eucarestia può dare speranza ad un Cristiano?

R. (S.E. Mons. Marini): “L’Eucarestia dà sempre speranza perché rappresenta l’approdo. Infatti nel vangelo che abbiamo ascoltato oggi, Pietro si butta nel mare (che per gli ebrei rappresentava la notte, l’oscurità, l’ignoto) ma la presenza di Gesù lo rassicura.

La vicinanza di Gesù dà coraggio, dà sicurezza, dà forza e Pietro è consapevole che nulla gli potrà accadere.

L’uomo nell’ Eucarestia ritrova la propria identità e entra in contatto con il Signore.

L’incontro con il Lui è un dono, perché ci aspetta sulla riva.

D.: Lei ha collaborato a lungo con Papa Giovanni Paolo II. Ci racconta un episodio della sua vita non come Papa, ma come uomo?

R. (S.E. Mons. Marini): “I ricordi sono davvero tanti. Durante una celebrazione, mentre ci avvicinavamo all’altare, il Santo Padre iniziò a ridere, ma rideva con “gusto” e io ero preoccupato, in quanto cerimoniere, di aver commesso qualche errore; a fine messa, in sacrestia, il Santo Padre mi chiese scusa, spiegandomi che la sua ilarità era dovuta ad un episodio molto curioso, infatti un vescovo della Curia aveva dormito per tutta la celebrazione eucaristica.

La cosa più divertente fu quando raccontai che questo alto prelato, non solo aveva dormito così bene, ma che era caduto e successivamente era stato trasportato in ospedale.

Il Santo Padre era così, vero, sincero; non badava alle piccole cose, perché si era formato alla scuola della vita. Aveva vissuto esperienze significative in gioventù: la fabbrica, la guerra e la sofferenza; era un padre che ti capiva senza mai fraintendere e sapeva andare all’essenziale.

D.: Lo scorso 23 giugno Benedetto XVI le ha detto: “Il Congresso Eucaristico sia la porta per entrare nell’Anno della Fede”. Ci può fare un bilancio della missione diocesana dei giovani e del congresso eucaristico?

R. (S.E.Mons. Paciello): “La preparazione della Missione e del Congresso è stata intensa e meticolosa. La Missione ha sorpreso tutti e dovunque: i seminaristi hanno vissuto un’esperienza educativa molto significativa. Molti giovani hanno incontrato nei loro coetanei la presenza del Cristo,di valori, di ideali, un modo diverso di essere giovani. Questo è stato il frutto più significativo della missione.

Il Congresso ha dato segnali positivi, sia nel rapporto personale con l’Eucarestia, sia nelle celebrazioni cittadine e diocesane.

Sono convinto che questa missione e questo congresso fossero un dono del Signore, così da offrire il meglio a tutte le comunità. Ringrazio giovani,volontari e laici per la loro disponibilità e per averci permesso di vivere questa esperienza.

Abbiamo vissuto questi due eventi come preparazione immediata all’Anno della Fede; la missione non deve rimanere un albero sperduto nel deserto e il Congresso non sia una navicella lanciata nello spazio. Queste Esperienze lasciano una testimonianza. I giovani una volta incontrati, sostenuti e provocati sanno essere giovani ma adulti nella fede.

Marilda Tria

Luigi De Bellis

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