Incroci di sguardi- Lo sguardo dei poveri

Venerdì 6 luglio si è svolto il decimo appuntamento di “Incroci di sguardi”, il tema questa volta è stato “Lo sguardo dei poveri-La carità. Sul vocabolario di latino si trova la seguente voce: “caritas-carità, benevolenza, amore, caro prezzo, carestia”, è quindi evidente come per i latini questa parola avesse una doppia dimensione, una affettiva ed una economica. Se leggiamo però la parola caritas dal punto di vista dell’ottica cristiana le due sfere sembrano fondersi tra loro, infatti, come scrive S. Giovanni nella sua lettera, “Dio è Amore” e questo Amore noi l’abbiamo sperimentato con Gesù che, morendo, ha pagato a “ caro prezzo” la liberazione dal peccato. L’incontro è cominciato con la visione della scena del film “The mission” nella quale il protagonista viene invitato a leggere l’inno alla Carità, tratto dalla prima lettera ai Corinzi di S. Paolo (1 Cor 13, 1-13), è seguita poi l’introduzione del tema, è stata citata l’omelia sulla carità di padre Raniero Cantalamessa, citando S. Paolo Padre Raniero afferma che la carità non deve essere finta, ma sincera e deve scaturire dal cuore.

E’ stato poi letto il quarto capitolo de “La leggenda dei tre compagni”, una delle biografie di S. Francesco, nel testo si parla dell’incontro del Santo con un lebbroso a cui offre del denaro e bacia la mano, da quel momento S. Francesco comincia a recarsi frequentemente presso l’ospizio dei lebbrosi diventandone, così come lui stesso scrive nel suo testamento, un umile servitore. E’ stata poi la volta della testimonianza, c’è stata quindi la riflessione sulla carità di suor Josefine, appartenente alla Congregazione delle Suore Ospedaliere. Nel cominciare la sua riflessione suor Josefine ha parlato della famiglia definendola “casa di carità”, ha infatti sottolineato che l’amore può espandersi verso il mondo solo se è presente all’interno delle nostre case. Citando il passo evangelico “Io sono la vite , voi i tralci. Chi rimane in me ed io in lui fa molto frutto”(Gv 15,5)suor Josefine ha affermato che solo se siamo innestati in Cristo possiamo diventare portatori d’amore al mondo, continuando nella sua riflessione ha fatto riferimento al passo “ ogni volta che avete fattoqueste cose ad uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40) ricordando che l’amore cristiano si manifesta con l’aiuto verso i più bisognosi. Suor Josefine ha concluso la sua riflessione invitando i presenti a pregare una invocazione allo Spirito Santo. Il brano del Vangelo letto è stato quello del Buon Samaritano (Lc 10, 25-37), nella sua riflessione Don Antonio ha sottolineato come l’Amore di Dio noi lo riconosciamo nel volto del prossimo e come quest’Amore sia smisurato e slegato dai normali canoni umani.

L’incontro si è poi concluso con la preghiera del salmo 46, in questo salmo Dio viene mostrato allo stesso tempo come rifugio e fortezza all’interno della quale ci sentiamo al sicuro, il salmista termina la sua preghiera invocando Dio come “eccelso tra le genti, eccelso sulla terra” riconoscendo così che l’uomo non potrà mai prevalere su di Lui. S. Paolo scrive “Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!”(13,13), in effetti delle tre virtù teologali la più “pratica” è la carità, tramite questa infatti siamo in grado di creare un ponte anche con i non credenti, con l’attenzione verso i più bisognosi si mette al primo posto quello che la società, fatta di credenti e non credenti, chiama “bene comune”, la carità è intesa quindi come “servizio verso il prossimo”, un servizio che, visto nell’ottica cristiana, deve trasformasi in“caritas sine modo”, amore senza misura, un amore, come scrive Don Tonino Bello, “disposto a giocare in perdita per il bene del prossimo”.

Gianfranco Giorgio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.