Incontro di formazione su “Orientamenti pastorali sulla preparazione al matrimonio e alla famiglia”

Sabato 16 febbraio 2013 alle ore 16,00 presso il Centro Salesiani di Santeramo in Colle le coppie animatrici del cammino dei fidanzati di tutta la Diocesi hanno incontro i coniugi Luciana e Umberto Parigi (responsabili Regionali della Pastorale Familiare della Basilicata) e don Mimmo Beneventi (Ufficio Nazionale della Pastorale Giovanile).

Eravamo presenti tutti noi della Cattedrale ed una buona rappresentanza di quelle della nostra diocesi.

Abbiamo iniziato con i vespri e subito dopo i coniugi Parigi e don Mimmo hanno presentato il nuovo documento della CEI “Orientamenti pastorali sulla preparazione al matrimonio ed alla famiglia”.

Un punto fermo riguarda la necessità di una Pastorale Integrata che è la chiamata effettiva di tutta la Comunità. Infatti finora la pastorale è stata troppo frammentata (bambini, ragazzi, giovani, giovani-adulti, ecc.). Il matrimonio non è una scelta che compio improvvisamente. I segni di tale scelta sono presenti sin dall’infanzia e pertanto è da allora che occorre pensare ad una pastorale che tenga presente la scelta vocazionale che sarà poi effettuata più tardi.

Occorre ripensare al matrimonio all’interno di un progetto più ampio che coinvolga tutta la comunità. E’ recuperando gli incroci di persone che interagiscono tra loro che si stabilisce la comunità, la Chiesa. Prima di fare un itinerario per le persone occorre recuperare l’affermazione di una comunità che poi incontra i propri giovani che intendono sposarsi. Di solito invece i giovani che si approcciano all’amore vengono isolati se non addirittura ostacolati.

Occorre dunque educare alla affettività sin dall’adolescenza. Cosa deve essere il cammino dei fidanzati? Senz’altro un percorso di fede. Noi dobbiamo narrare la nostra fede per arrivare alla costituzione ed alla costruzione della famiglia e quindi della Chiesa.

Prima di tutto quindi occorre essere accoglienti ed il primo capitolo del documento tratta proprio questo aspetto. I nostri fidanzati non devono sentirsi soli. Serve l’abbraccio accogliente della chiesa Madre.

Nel secondo capitolo tratta dell’affettività e dell’innamoramento prendendo spunto dalla Redemptor Hominis di Giovani Paolo II.

Poi si definisce meglio il percorso di fede stabilendo innanzitutto che la proposta deve essere fatta per tempo. Ottimo un anno prima. I temi da trattare devono essere quelli essenziali al matrimonio cristiano e alla relazione di coppia. Occorrono almeno dodici incontri.

Le fonti di riferimento devono essere: la Parola di Dio, il Rito del Matrimonio e i Documenti della Chiesa.

Nel quarto capitolo ci sono alcuni suggerimenti: si propone di presentare i fidanzati alla comunità, inserire preghiere specifiche dei fedeli nelle celebrazioni, annunciare l’arrivo di una nuova famiglia, affidare pubblicamente il mandato alle coppie guida, formare una equipe, fare piccoli gruppi, non fare lezioni frontali. Gli esperti devono intervenire solo quando servono, occorre stabilire un rapporto di amicizia e poi occorre seguire le coppie nei primi tempi dopo il matrimonio.

Insomma il primo impegno è per una Teologia dell’Amicizia: creare relazioni.

Infine è auspicabile effettuare qualche incontro con i genitori dei fidanzati.

L’incontro si è poi sviluppato sui numerosi interventi dei partecipanti e si è concluso con la sintesi di don Mimmo.

E’ bene ricordare che alcune coppie sono poi rimaste per la cena ed il pernotto presso i salesiani, prevedendo una veglia di preghiera per tutta la notte in favore dei fidanzati che sarebbero arrivati l’indomani per l’incontro annuale col vescovo.

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