In Omnium Sanctorum. Origine e storia della festa di Ognissanti

Testimone del Vangelo e del Risorto è il Santo, colui che in vita, animato dall’amore per Cristo, vive nella pienezza la santità alla quale tutti i cristiani sono chiamati. Testimoni di fede e di vita sono da sempre venerati quali intercessori presso Dio. Modelli di vita ed esempio fulgido della grazia di Dio.

I cristiani, indistintamente, sono chiamati alla santità non per opere o parole straordinarie, ma attraverso l’ascolto di Dio nella propria vita, testimoniando il Vangelo e riversando l’amore di Cristo nel proprio agire quotidiano. È Cristo che irradia la santità di Dio attraverso il suo Spirito; egli infatti viene a santificare tutta l’umanità “Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.” (Rm8,9).

Cristo trasmette la sua santità alla Chiesa per mezzo dei sacramenti che portano all’uomo la vita di Dio ed ecco che i primi membri della Chiesa iniziarono a chiamarsi santi “Paolo, apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio, ai santi che sono in Efeso, credenti in Cristo Gesù”(Ef1,1) ed essa stessa era chiamata “comunione dei santi”; quella stessa comunione dei santi che ricordiamo nella preghiera eucaristica ogni qual volta che celebriamo la Santa Eucarestia.

I vivi, insieme ai santi, partecipano in comunione al Corpo di Cristo che è la Chiesa.

La santità cristiana è dunque partecipazione alla vita di Dio, che si realizza con i mezzi che la Chiesa ci dona, in particolare con i sacramenti.

Il culto per i santi si iniziò a sviluppare nel II secolo d.c. quando i primi cristiani iniziarono ad onorare e ricordare i martiri che, con il loro sacrificio, avevano testimoniato e diffuso la fede cristiana nel mondo romano. Essi ricordavano l’anniversario di morte a differenza dei pagani che ricordavano i loro morti nel giorno della loro nascita; il capovolgimento cristiano: la morte per i cristiani è la vera nascita.

Il popolo cristiano celebra assieme, con solennità religiosa, la memoria dei martiri sia per eccitarsi a imitarli, sia per partecipare ai loro meriti ed essere sostenuto dalle loro preghiere; è in tal modo tuttavia che noi non alziamo altari ad alcun martire, ma allo stesso Dio, il Dio dei martiri, benché questo avvenga sulle tombe dei martiri.” (Sant’Agostino d’Ippona).

Fu Agostino ad esortare i cristiani che più che pregare per un martire defunto occorreva che il martire pregasse per i viventi e, a diffondere sempre di più il culto per i martiri, vi fu, nel III secolo d.c., Papa Damaso I che avviò a Roma un’opera di recupero di catacombe e scoperta di tombe dei martiri. In tutto il medioevo il culto per i santi diventa un aspetto fondamentale nella vita dei credenti; i santi diventano intercessori presso Dio contro ogni male e “potenti guaritori da ogni sorta di male”. Ecco allora che i santi diventano protettori delle comunità “patroni”. Santuari e ricerca di reliquie, feste e pellegrinaggi si diffondono in tutta Europa.

Nella tradizione cristiana, la festa di Ognissanti si festeggia ogni 1° novembre. Una data che fu scelta per sopprimere un’antica festa pagana, il Shamhain, nella quale si festeggiava la fine del ciclo della natura che entrava nella quiete e nel riposo. Nello Shamhain, l’odierno Halloween, secondo le credenze dei Celti, i morti tornavano nei luoghi che in vita avevano frequentato mentre i vivi festeggiavano il loro ritorno con feste e canti. Questa festa non fu del tutto soppressa ma bensì fu trasformata dai primi cristiani che conservarono il culto dei defunti nel giorno successivo, il 2 novembre.

Nell’Ufficio delle lettura della solennità di Ognissanti, San Bernardo ci spiega il perché dobbiamo commemorare e venerare i santi. È proprio con i santi che riusciamo a vivere in comunione con Cristo. Vi proponiamo uno dei discorsi più belli di San Bernardo abate.

Dai «Discorsi» di san Bernardo, abate (Disc. 2; Opera omnia, ed. Cisterc. 5 [1968] 364-368)

Affrettiamoci verso i fratelli che ci aspettano

A che serve dunque la nostra lode ai santi, a che il nostro tributo di gloria, a che questa stessa nostra solennità? Perché ad essi gli onori di questa stessa terra quando, secondo la promessa del Figlio, il Padre celeste li onora? A che dunque i nostri encomi per essi? I santi non hanno bisogno dei nostri onori e nulla viene a loro dal nostro culto. E’ chiaro che, quando ne veneriamo la memoria, facciamo i nostri interessi, non i loro. Per parte mia devo confessare che, quando penso ai santi, mi sento ardere da grandi desideri. Il primo desiderio, che la memoria dei santi o suscita o stimola maggiormente in noi, è quello di godere della loro tanto dolce compagnia e di meritare di essere concittadini e familiari degli spiriti beati, di trovarci insieme all’assemblea dei patriarchi, alle schiere dei profeti, al senato degli apostoli, agli eserciti numerosi dei martiri, alla comunità dei confessori, ai cori delle vergini, di essere insomma riuniti e felici nella comunione di tutti i santi. Ci attende la primitiva comunità dei cristiani, e noi ce ne disinteresseremo?

I santi desiderano di averci con loro e noi e ce ne mostreremo indifferenti? I giusti ci aspettano, e noi non ce ne prenderemo cura? No, fratelli, destiamoci dalla nostra deplorevole apatia. Risorgiamo con Cristo, ricerchiamo le cose di lassù, quelle gustiamo. Sentiamo il desiderio di coloro che ci desiderano, affrettiamoci verso coloro che ci aspettano, anticipiamo con i voti dell’anima la condizione di coloro che ci attendono. Non soltanto dobbiamo desiderare la compagnia dei santi, ma anche di possederne la felicità. Mentre dunque bramiamo di stare insieme a loro, stimoliamo nel nostro cuore l’aspirazione più intensa a condividerne la gloria. Questa bramosia non è certo disdicevole, perché una tale fame di gloria è tutt’altro che pericolosa. Vi è un secondo desiderio che viene suscitato in noi dalla commemorazione dei santi, ed è quello che Cristo, nostra vita, si mostri anche a noi come a loro, e noi pure facciamo con lui la nostra apparizione nella gloria. Frattanto il nostro capo si presenta a noi non come è ora in cielo, ma nella forma che ha voluto assumere per noi qui in terra. Lo vediamo quindi non coronato di gloria, ma circondato dalle spine dei nostri peccati. Si vergogni perciò ogni membro di far sfoggio di ricercatezza sotto un capo coronato di spine. Comprenda che le sue eleganze non gli fanno onore, ma lo espongono al ridicolo. Giungerà il momento della venuta di Cristo, quando non si annunzierà più la sua morte. Allora sapremo che anche noi siamo morti e che la nostra vita è nascosta con lui in Dio. Allora Cristo apparirà come capo glorioso e con lui brilleranno le membra glorificate. Allora trasformerà il nostro corpo umiliato, rendendolo simile alla gloria del capo, che è lui stesso. Nutriamo dunque liberamente la brama della gloria. Ne abbiamo ogni diritto. Ma perché la speranza di una felicità così incomparabile abbia a diventare realtà, ci è necessario il soccorso dei santi. Sollecitiamolo premurosamente. Così, per loro intercessione, arriveremo là dove da soli non potremmo mai pensare di giungere.”

 

Pasquale Cotrufo

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