Il Vescovo Paciello alla chiusura del Sinodo

Il sinodo, annunciato nell’omelia della messa crismale del 2008 ed indetto nella solennità del “Corpus Domini” dello stesso anno, ha visto impegnati, per un intero anno solare, i diversi delegati sinodali, rappresentanti delle parrocchie e delle varie realtà diocesane.

Il vescovo, cominciando la sua omelia, ha ripreso le parole del salmo responsoriale “Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto meraviglie” dicendo che sono le più appropriate per esprimere la gioia per le meraviglie che il Signore ha compiuto in Maria. Ha continuato col dire che, alla gioia di celebrare Maria nella solennità dell’Immacolata Concezione, si aggiunge quella di aver vissuto il primo sinodo pastorale da lui stesso definito “sigillo d’amore” e  “pietra miliare” del cammino della nostra diocesi.

La riflessione ha riguardato la consegna del libro del Sinodo alle 40 parrocchie della diocesi, descrivendolo come uno strumento che “non sostituisce le Sacre Scritture o il Diritto Canonico, ma porta la Verità rivelata che è nelle Sacre Scritture”.

Un ulteriore accento è stato posto relativamente alla sua funzione perché “rappresenti un vademecum in tutti gli ambienti di vita e della società, da utilizzare quasi come un catechismo Diocesano e come strumento di evangelizzazione al di fuori dei locali parrocchiali”.

Nella sua riflessione ha individuato tre parole che definiscono il DNA del sinodo: evangelizzazione, formazione e comunione.L’evangelizzazione” – ha detto il Vescovo – “ci rimanda alla missione degli apostoli; nel corso del tempo è stata privilegiata la dimensione sacramentale della fede ed oggi ci troviamo a dover ri-evangelizzare una società che si crede cristiana ma non lo è”. Parlando della formazione ha precisato che questa è necessaria per tutti coloro che operano nei vari settori pastorali e, per quanto riguarda la comunione, l’ha definita indispensabile per la vita della chiesa.

Si tratta di “tre talenti”  -ha spiegato Paciello- “Senza l’unità è impossibile che il mondo creda, la comunione si alimenta con l’umiltà e l’obbedienza”- così ha continuato e concludendo ha indicato  i quattro pilastri che sono alla base del cammino che la diocesi si appresta a vivere all’indomani del sinodo:

  • senso di appartenenza a Cristo e alla Chiesa
  • rispetto delle norme canoniche
  • accoglienza e rispetto per il servizio svolto dal Centro Pastorale Diocesano CePaD
  • rispetto delle unità pastorali

Dopo la comunione c’è stata l’esposizione del SS. Sacramento che, da un lato ha sancito la chiusura del sinodo, dall’altro ha aperto le porte dell’anno eucaristico che avrà il suo culmine nel congresso eucaristico diocesano che si celebrerà il prossimo ottobre.

Mons. Paciello ha concluso con uno sguardo verso il futuro, sottolineando come “l’anno del Sinodo ci consegna verso l’anno Eucaristico”  e invitando le Comunità  “a porre il libro del Sinodo  accanto al tabernacolo cosicché Cristo si mostri affianco a noi fino alla fine dei tempi”.

 

Gianfranco Giorgio

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