Il Regno di Cristo sino alla fine del mondo

«Il mio regno non è di questo mondo»(Gv 18,36)

Il regno di Cristo è già cominciato su questa terra e durerà sino alla fine del mondo; la mietitura infatti
coinciderà con la fine del mondo, quando verranno i mietitori, cioè gli angeli, e toglieranno dal suo
regno tutti gli scandali, il che non avverrebbe se il suo regno non fosse già qui. Però non è di quaggiù,
perché nel mondo è come pellegrino; è a questo suo regno, infatti, che dice: «Voi non siete del mondo,
ma io vi ho scelti dal mondo» (Gv 15,19).

Erano dunque del mondo quando non appartenevano al suo regno, ma al principe del mondo.

Appartengono infatti al mondo tutti gli uomini, creati sì dal vero Dio, ma generati da una stirpe viziata
e condannata in Adamo; ma ciò che è stato rigenerato da Cristo forma un regno che non è di questo
mondo.

Così Dio «ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto» (Col
1,13). Di questo regno dice: «Il mio regno non è di questo mondo», oppure: «Il mio regno non è di
quaggiù» (Gv 18,36). «Allora Pilato gli disse: Dunque tu sei re? Rispose Gesù: Tu lo dici; io sono re». Poi
soggiunge: «Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza
alla verità» (Gv 18,37).

È chiaro dunque che qui egli ha voluto riferirsi alla sua nascita nel tempo, quando venne al mondo
assumendo un corpo umano, e non a quella sua nascita senza principio per cui era Dio, per mezzo
del quale il Padre creò il mondo. Disse dunque di essere nato a questo scopo e per questo motivo di
essere venuto al mondo, affinché nascendo da una Vergine potesse rendere testimonianza alla verità.
Ma poiché la fede non è di tutti, per questo aggiunse: «Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce»
(Gv 18,37). Ascolta con le orecchie interiori, cioè dà ascolto alla mia voce, il che in una parola vuol
dire: crede in me. Quando Cristo rende testimonianza alla verità, rende testimonianza a se stesso:
è sua infatti l’affermazione: «lo sono la verità» (Gv 14,6). E in un altro punto disse pure: «Io rendo
testimonianza di me» (Gv 5,31). Quando poi egli disse: «Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce»
(Gv 18,37), alludeva alla grazia con cui chiama i predestinati. «Gli dice Pilato: Che cos’è la verità?». Ma
non si fermò ad ascoltare la risposta. «E detto questo uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: lo non
trovo in lui nessuna colpa» (Gv 18,38).

Credo che quando Pilato disse: «Che cos’è la verità?» gli sia venuta subito in mente la consuetudine
dei Giudei di liberare uno durante la Pasqua;perciò non aspettò che Gesù gli rispondesse che cos’è la
verità, per non frapporre indugio, avendo ben ricordato quell’uso per cui Gesù poteva essere messo in
libertà durante la Pasqua;e che lo desiderasse molto è evidente.

Tuttavia non si potè togliere dalla mente che Gesù era il re dei giudei, quasi questa verità di cui aveva
chiesto spiegazione, gli si fosse impressa dentro come l’avrebbe scritta sulla croce.

Dai «Trattati sul vangelo di Giovanni» di sant’Agostino, vescovo.

don Antonio Scaramuzzi

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