Guardando la fede tra Exupéry e Benedetto XVI

Venerdì 1 giugno si è svolto, presso la Cattedrale, il nono incontro di “Incroci di sguardi”. Con questo appuntamento è stato ripreso lo stile che l’incontro avevo avuto fino al mese di febbraio.

Nei mesi marzo, aprile e maggio, infatti, vivendo il tempo di Quaresima e quello di Pasqua, era stato privilegiato l’aspetto “liturgico”, mettendo da parte quello “letterario”.

Questo incontro è stato l’inizio di una serie di tre appuntamenti dedicati alle virtù teologali: fede, speranza e carità. Lo slogan della serata è stato “Guardarsi dentro-La fede” e  abbiamo voluto approfondire questa particolare virtù molto spesso non compresa, perché associata solo alle pratiche religiose e non alla nostra vita quotidiana.

L’incontro è cominciato con la presentazione del tema, subito dopo c’è stata la visione di un video tratto dal film “La settima stanza” che racconta la vita di Edith Stein, una filosofa ebrea che, dopo essersi convertita al cattolicesimo, diventa suora, assumendo il nome di Teresa Benedetta della Croce. Muore purtroppo durante la seconda guerra mondiale a causa della persecuzione nazista nei confronti degli ebrei.

E’ stato poi letta una parte del capitolo XXI de “ Il Piccolo Principe”, nel brano il protagonista guardando le rose e rivolgendosi ad esse dice che queste non sono come la sua, le definisce “belle ma vuote”. La volpe poi rivolgendosi al Piccolo Principe gli dice che ciò che rende speciale la sua rosa rispetto alle altre è il tempo che ha perso per la sua cura, la volpe poi conclude dicendo di tenere a mente questa verità ed invitando il Piccolo Principe ad essere responsabile per sempre della sua rosa.

Il brano sembra completare il discorso iniziato con il film, la fede diventa così una ricerca di un bene che, una volta trovato, diventa prezioso e deve essere custodito.

E’ stato poi il momento della testimonianza, questa volta è stata scelta una coppia di sposi, Antonio e Mariella. Ha cominciato Mariella dicendo che sono sposati da 24 anni e che nel corso della loro vita matrimoniale hanno vissuto diverse esperienze forti di fede.

Antonio ha parlato di due episodi che hanno caratterizzato la vita della sua famiglia: il primo ha riguardato il suo lavoro, infatti  nel 1998 l’azienda per la quale lavorava era in crisi e gli fu chiesto se voleva accettare un posto sicuro nella sede centrale a Roma oppure se voleva rimanere a Bari, rischiando così di perdere il lavoro, lui ha continuato dicendo che la scelta, fatta insieme con tutta la sua famiglia, fu quella di rimanere a Bari, dopo due anni, insieme con i colleghi, è stato trasferito in un’altra azienda.

Nel secondo episodio Antonio ha parlato del suo rapporto con il padre, sempre vissuto insieme con la sua famiglia, in particolare si è soffermato sull’ultimo periodo di vita del padre durante il quale ha capito che la fede può essere un valido strumento di aiuto per le persone che ci stanno accanto.

Dopo al testimonianza è c’è stata la lettura di una parte della lettera apostolica “Porta fidei”, scritta da Benedetto XVI, il Papa scrive che la porta della fede, che ci mette in comunione con Dio, è sempre aperta e spetta a noi oltrepassarla facendoci plasmare dalla grazia della sua Parola, ancora una volta la fede si presenta come una ricerca, un desiderio a cui l’uomo non può rinunciare.

E’ stato letto il brano del vangelo di Matteo nel quale Gesù paragona il regno dei cieli ad un tesoro nascosto e ad una perla preziosa, solo chi rinuncia a tutto può possedere questi beni. Nella riflessione fatta dopo il vangelo da don Mimmo è stato sottolineato che la fede non è scontata, ma è qualcosa che continuamente “si” e “ci” rinnova.

La serata si è conclusa con la preghiera del salmo 16 nel quale Dio viene lodato perché è un rifugio sicuro per l’uomo, il salmista pone pienamente la sua vita nelle mani di Dio indicandolo come Colui che traccia il cammino della vita, un cammino ricco di grazia.

Gianfranco Giorgio

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