Ci presentiamo: siamo un gruppo di famiglie/genitori che da diversi anni si incontrano per un cammino di fede settimanale (il sabato alle ore 18,30) aperto comunque a tutti gli adulti, anche se singoli.

Nei primi tre incontri abbiamo riflettuto sul modello di famiglia oggi, alla luce delle “nuove” spinte della società verso modelli “diversi”.

Abbiamo verificato che l’attuale legislazione garantisce già alcuni diritti verso le coppie di fatto e le coppie omosessuali: è una scelta di civiltà riconoscere dei diritti nel campo delle successioni ereditarie per esempio o della reversibilità delle pensioni o dei contratti di locazione.

Ma noi cristiani a quale modello di famiglia dobbiamo fare riferimento?

Dopo un breve esame sulle ragioni di chi dice che famiglia sia anche altro rispetto al modello tradizionale, abbiamo riflettuto sull’omelia di Giovanni Paolo II nel 1982 “Famiglia diventa ciò che sei”.

Ed è qui che sono arrivate le risposte ad alcuni dubbi.

“E’il Creatore che ha predisposto il patto d’amore di un uomo e di una donna; … la famiglia è una comunità di persone quindi la forma fondamentale della vita dell’amore nella famiglia sta nel rispetto di ogni persona, di ogni singolo membro della famiglia”.

“Rispetto significa fedeltà, accettazione reciproca, fiducia e unione, pazienza e perdono ….”.

“Lasciate che il vostro esempio splenda”.

“Divenite santi”.

Gli stimoli del Papa hanno dato risposte ai nostri dubbi e chiarito i valori da trasmettere alle nuove generazioni. Innanzitutto occorre trasmettere ai nostri figli una metodologia, che diventa efficace solo se prima lo sperimentiamo su noi stessi. Da sempre il grano cresce insieme alla zizzania, ma almeno il grano faccia la sua parte!

Questa è una frase che ci ha particolarmente toccato perché ci chiama ad assumere un ruolo che è fondamentale per la società tutta.

Abbiamo letto uno scritto di Bruno Ferrero, che alleghiamo per la riflessione personale o in famiglia come approfondimento e ricco di spunti molto concreti.

COME DON BOSCO – L’educatore di Bruno Ferrero

IL CORREDO PER LA VITA

Tutti i genitori sentono di dover fornire ai loro figli alcuni principi chiari, espressi e preferiti ad altri che servono proprio a riuscire nella vita. Sono punti di riferimento, sicurezze, una bussola.

Anche se oggi la trasmissione dei valori da una generazione all’altra è difficoltosa, un figlio che sente i genitori insistere su questi punti sarà loro grato perché comprenderà lo sforzo spirituale ed etico che hanno compiuto per avviarlo al mondo. E’ un dono di piccola immortalità che rimarrà impresso e infonderà energia. Così anche quando scompare, un genitore sarà sempre presente. Eccome un esempio.

La fiducia in se stessi, il senso di identità. Vostro figlio deve prendere in mano il timone della sua vita e scegliere la rotta. Questa vita è la sua sola possibilità, quaggiù: non deve copiarla da altri, né rimpiangere quello che non ha. Ha bisogno di una meta e sapere che può arrivarci e che troverà solo in se stesso la forza per farlo.

La fiducia negli altri. Punto di partenza è saper valorizzare il buono, il bello, l’interessante che spesso è patrimonio di chi è vicino, imparare a svelare il tesoro celato negli altri, apprendere a tendere la mano, in un gesto di amicizia. Gli altri possono consigliare e sostenere. Vivere è sempre convivere.

La forza d’animo, il coraggio, la capacità di risollevarsi sempre. Qualunque sia il problema, vostro figlio deve sapere che può farcela. Vivere è sempre correre qualche rischio. Non deve avere paura di sbagliare e dell’ignoto: solo così si scoprono cose nuove. Non spaventarsi per gli errori: contengono sempre una lezione per il futuro. Si progredisce soltanto attraverso gli errori e ciò che ci insegnano. Non rifugiarsi nella sicurezza e nelle abitudini. Non affidarsi alle mode, limitano il modo di vestire, di mangiare, di vivere.

Il buon uso dell’autonomia. E’ importante che un figlio sappia che può controllare se stesso e che quindi è responsabile delle sue decisioni, delle sue emozioni, della sua realtà interiore. Non deve mai dare con leggerezza la colpa agli altri o alla fortuna. Dovrebbe sempre indossare una giacca con due tasche. In ogni tasca un pezzo di carta. Su uno sta scritto: “Non sono altro che polvere”, sull’altro: “Il mondo dipende da me”.

L’accettazione delle regole, il principio di realtà. I vostri figli dovranno lavorare, avranno degli impegni professionali, delle scadenze da osservare. Per prendere il posto che loro spetta nell’esistenza, dovranno riconoscere che esistono leggi da rispettare. Ognuno, nel posto che occupa, ha dei compiti da svolgere. Agire non è subire l’influenza altrui, e non è neanche reagire: è essere padroni di sé. Un’altra cosa molto importante: bene e male esistono e avrà solo la “coscienza” per distinguere uno dall’altro.

Il riconoscimento dell’altro, il rispetto delle differenze. Lo scopo della vita è di essere felici, non di arrivare primi. Deve imparare a essere onesto, gentile, rispettoso, tollerante. Non deve confrontarsi con gli altri: ognuno è diverso e ognuno ha un suo valore. Invece di fare paragoni guardi con orgoglio a quello che ha realizzato. Impari a non sentirsi in competizione, a non criticare e a non giudicare in base alle apparenze.

La partecipazione al bene comune, la solidarietà. I vostri figli devono essere guidati a compiere gesti solidali. Esistono bambini disposti a esternare affetto, a stabilire contatti amichevoli, mentre altri camminano staccati e lontani. La colpa non è loro. La base della solidarietà familiare è una sensibilità reciproca che si concretizza anche in piccole collaborazioni: aiutare la mamma, non creare disordine, evitarle di fare troppa fatica. L’atteggiamento solidale si forma giorno dopo giorno. Vostro figlio deve sentirsi uno strumentista in una grande orchestra. Ci sono partiture meravigliose per ogni strumento. Ogni giorno deve partecipare. Gli altri sono compagni di strada, non avversari.

Il lavoro, la creatività e l’audacia della mente. Insegnate ai figli a conquistare, esplorare, impegnarsi. C’è chi è disposto a tutto pur di riuscire: a barare, a drogarsi, a fare a gomitate, a sbraitare, a dare informazioni false. Per salire in alto occorre faticare scalino per scalino: un piccolo sforzo dietro l’altro.

L’amicizia, l’amore vero. Compito dei genitori e della famiglia in generale è aiutare i figli a scoprire la sacralità della relazione. Facendo parlare non solo i sentimenti, ma anche la ragione. Devono imparare ad amare. Anche se vedono intorno a sé divorzi e separazioni, devono credere che è possibile amarsi per sempre. Ma amare è sempre una cosa seria, mai un gioco. Il cuore ha bisogno di allenamento.

Dio. La serenità interiore è il grande segreto della vita. Dio e la sua parola, Gesù, la comunità dei cristiani sono l’unica vera “marcia in più” che esiste quaggiù. Fonte di una speranza radicale e di una forza che nessun altro può dare.

GRUPPO FAMIGLIE-GENITORI

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