Grazie

inaugurazione centroAll’ingresso del Centro c’è una frase del vangelo di Luca: “Lasciate che i bambini vengano a me”. È l’invito che Gesù rivolge a chi cerca di interporsi fra Lui e i bambini che gli sono vicini.
Questa espressione del Vangelo a volte ha assunto toni un po’ sdolcinati sia nell’arte che nell’esegesi, riducendo questo episodio solo al desiderio di Gesù di intrattenersi con i piccoli.
Vorrei solo sottolineare con voi due sfumature che ci interrogano e ci aiutano a cogliere il senso di ciò che abbiamo fatto e desideriamo fare nei prossimi anni.
La prima: “Lasciate che vengano a me”. Gesù mette in evidenza quasi una naturale sintonia fra i bambini e il Maestro. Nel cuore di ogni bambino, di ogni ragazzo, c’è quasi una spontanea, libera, vivace ricerca per il bello, il vero, il buono. Come in un piccolo seme, così nel cuore di ogni ragazzo c’è un desiderio, un progetto, un sogno. La dimensione religiosa della vita è innanzitutto questa capacità di uscire da se stessi per assaporare la sorgente da cui siamo nati.
Il Centro “Granelli di Senape” non è il luogo del catechismo, dell’indottrinamento, della moralizzazione dei ragazzi.
Il Centro vuole essere la palestra dove i ragazzi esercitano, rinvigoriscono, allenano le loro capacità, i loro talenti, le loro potenzialità. È il luogo in cui la ragione cerca la verità, il cuore l’amore, la fede Dio.
Noi crediamo che nessun bambino, nessun ragazzo, nessun giovane debba essere privato di questo primordiale, fondamentale, essenziale bisogno.
I nostri ragazzi non sono i migliori di Acquaviva, ma non sono neanche i peggiori. Perché i bambini sono tutti uguali dinanzi a Dio e, perciò, anche dinanzi ai nostri occhi.
La seconda considerazione. “Lasciate che i bambini vengano a me” vuol dire proprio questo: non mettete barriere, ostacoli, pregiudizi.
Questo messaggio è rivolto a noi adulti. Già, perché, a volte, l’ostacolo alla crescita di un ragazzo, anche senza volerlo, siamo proprio noi.
I bambini non hanno grandi forze:
non votano, non si organizzano in sindacati o associazioni, hanno paura di tradire le aspettative dei grandi, della loro forza o delle loro minacce, non hanno altre esperienze e talvolta pensano sia giusto restare sempre gli ultimi, accontentarsi del minimo,saltare un pasto o non avere quaderni e libri come gli altri,
non conoscono le loro potenzialità e, un po’ alla volta, pensano di non valere nulla o poco.

Lasciate che i bambini vengano a me vuol dire rimuovere gli ostacoli sociali, culturali, morali, familiari che possono allontanare i ragazzi dalla scoperta del senso della vita.

Il Centro non è il luogo migliore in cui educare i ragazzi, perché pensiamo che il luogo naturale sia la propria famiglia, e, affianco ad essa, la società, la comunità parrocchiale, la scuola, le aggregazioni.

Il Centro deve essere innanzitutto un osservatorio, un luogo di formazione, di dialogo, di scambio di esperienze, di ascolto.
Per questo motivo non può fare nulla senza la famiglia, la Città, la comunità parrocchiale, la scuola, le istituzioni, le altre aggregazioni.

I giovani educatori professionisti che prestano il loro servizio nel Centro sono una risorsa importante per questo progetto. A loro va il nostro ringraziamento, sostegno e incoraggiamento. Ma tutto questo non basta se non viene ricambiato con il loro impegno, la competenza, lo studio e il rigore. Sappiamo bene che i titoli servono a ben poco se non sono preceduti e accompagnati da una concreta formazione, una grande passione e uno spirito di servizio. È l’augurio che facciamo a tutti gli educatori, psicologi, assistente sociale, formatori del Centro.

Ad essi, in questi anni, si sono affiancati tanti volontari: sono la forza e la bellezza del nostro progetto. Tanti giovani e adulti hanno accolto l’invito a mettere a disposizione un po’ del loro tempo per i ragazzi, accompagnandoli nello studio e nelle attività. È bello per una Comunità parrocchiale potersi proporre come luogo di servizio per gli altri. Tra pochi mesi faremo funzionare anche la mensa che sarà un luogo concreto per il servizio a chi ha bisogno anche del pasto quotidiano.

Guglielmo, il presidente di Theotokos,associazione promotrice di questo progetto, ha già ringraziato le tante persone e ditte che hanno sostenuto, in questi cinque anni, il cammino iniziato. Non aggiungo altro, se non manifestare a lui e ai suoi stretti collaboratori, Francesco e Annarita, il ringraziamento di tutta la Comunità parrocchiale per la tenacia, l’impegno e il lavoro di questi anni.
Chiedo solo scusa se abbiamo dimenticato qualcuno.
Permettetemi, però, solo di dire un grazie personale e a nome della Comunità a S. E. Mons. Giovanni Ricchiuti, nostro vescovo. Pochi mesi prima del suo arrivo in diocesi avevamo dato avvio a questo progetto grazie alla disponibilità e alla sensibilità di S. E. Mons. Mario Paciello, a cui va il nostro sincero ringraziamento.
Quando Mons. Ricchiuti ha visitato il cantiere non è stato difficile spiegare cosa volevamo realizzare, né raccontare sogni e progetti.

Eccellenza,
ci siamo sentiti subito compresi, accompagnati e sostenuti. Grazie per il sostegno, anche economico, che ci ha offerto per realizzare le cucine per i nostri ragazzi.
In questo ultimo periodo ho dovuto assentarmi per ragioni che tutti conoscete. Ho dovuto rinunciare alla festa patronale (ma mi è andata bene, perché nessuno ha criticato la festa e tutti, al ritorno, sono stati buoni con me!). Non vi nascondo che sarebbe stato un grande sacrificio non essere questa sera qui con voi.
In questo periodo tanti giovani e adulti della Parrocchia hanno lavorato insieme per preparare questo appuntamento. Ad ognuno va il mio personale ringraziamento.
Sono stato molto contento nel vedere tutti impegnati e, fra tutti, il nostro caro don Antonio che della giovinezza non ha solo l’età, ma anche l’entusiasmo e la vivacità.
Sono certo che dal cielo oggi gioiscono con noi anche don Giovanni, Gianfranco, suor Antonia, Aurelia e tanti altri che sentiamo vicini a noi nella preghiera e nell’affetto.

Tra pochi minuti ci recheremo davanti al palazzo Vescovile per aprirne le porte. Taglierà il nastro Gianluca, un ragazzo del Centro, uno dei primi. Con lui è come se per primo entrasse nel nuovo Centro ogni ragazzo e, con lui, ognuno di noi.

Grazie a tutti per la vostra presenza e per il sostegno che già da oggi – sono certo – darete a questa opera.

Vorrei concludere pregando con voi con un salmo che da sempre mi accompagna nelle diverse stagioni della vita. Desidero con voi ringraziare Dio, senza il quale ci sentiremmo smarriti e indifesi, come pecore senza pastore.

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla;
su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.
Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo.
Il mio calice trabocca.
Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni.


Don Mimmo Giannuzzi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.