Gli scout, questi perfetti sconosciuti


Breve guida al mondo dell’Agesci – Parte 1

 

Qualcuno ha detto che ciò che manca ai giovani è un ambiente. Ebbene noi abbiamo un ambiente da proporre loro […] ed è quello che Dio ha messo a disposizione di tutti: l’aria aperta, la felicità, l’essere utili agli altri. (R. Baden Powell, Il libro dei capi, 1919)

Era il 1919 quando veniva pubblicato per la prima volta il Libro dei Capi (Aids to Scoutmastership) eppure la citazione di apertura dell’articolo – a distanza di oltre novant’anni! – sembra essere quanto meno attuale. La visione e il pensiero di Baden Powell possono essere invece considerati assolutamente innovativi: il fine ultimo dello scoutismo è infatti quello di condurre i giovani al diventare “buoni cittadini”, responsabilmente impegnati nella vita sociale e predisposti a essere “cittadini del mondo”, volenterosi di migliorare la propria società e sostenitori convinti della fratellanza tra i popoli.

A questo progetto BP (sigla con cui noi scout chiamiamo affettuosamente il nostro fondatore) dedicò oltre trent’anni della sua vita; convinto dell’importanza del proprio obiettivo rinunciò all’apice della sua carriera (colonnello dell’esercito britannico, sarebbe ben presto divenuto generale) dedicandosi totalmente alla gestione e alla crescita del movimento scout.

In Italia lo scoutismo di matrice cattolica fa capo all’Agesci (Associazione Guide E Scout Cattolici Italiani), associazione che oggi conta circa 175.000 associati tra ragazzi e capi.

In Agesci i ragazzi sono divisi in tre branche a seconda della loro fascia di età: il Branco (8-11 anni), il Reparto (12-16 anni) e la Comunità R/S (17-21 anni) nei suoi due momenti del Noviziato e del Clan. Ciascuna branca ha un proprio obiettivo educativo, subordinato però all’obiettivo finale dello scoutismo (si parla, tecnicamente, di progressione personale unitaria): portare il ragazzo ad essere pienamente e consapevolmente un buon cittadino.

Il cammino educativo in Agesci inizia dunque a otto anni: per i successivi quattro il bambino vivrà l’esperienza del Branco come lupetto. L’obiettivo di questa fase è quello di far crescere il bambino seguendo i principi dell’impegno e della solidarietà; i capi utilizzano come strumenti educativi il gioco e la condivisione (condivisione, non imposizione!) di alcune semplici regole, necessarie per la quieta e proficua convivenza nel gruppo. Nel Branco si vive l’esperienza della famiglia felice e l’ambiente fantastico descritto da Rudyard Kipling ne Il libro della giungla: i capi vengono chiamati vecchi lupi e assumono ciascuno il nome di un personaggio del libro.

A dodici anni il lupetto lascia il Branco ed entra nel Reparto dove, a distanza di qualche mese, diventerà a tutti gli effetti un esploratore pronunciando la Promessa Scout:

Con l’aiuto di Dio prometto sul mio onore di fare del mio meglio:

– per compiere il mio dovere verso Dio e verso il mio Paese;

– per aiutare gli altri in ogni circostanza;

– per osservare la legge scout.

Il metodo educativo del Reparto fa leva sull’avventura e sulla vita nei boschi, sulla responsabilizzazione del ragazzo dandogli fiducia e sulla sua autonomia, sull’autoeducazione e sulla coeducazione. Così come il branco anche il reparto può essere misto; ragazzi e ragazze sono divisi in squadriglie monosessuate, ciascuna delle quali vive le attività in competizione (non agonistica ma sana e leale!) con le altre.

Dopo quattro anni di Reparto l’esploratore è chiamato a una scelta: terminare il proprio cammino scout oppure proseguire la propria avventura entrando in Comunità R/S. Il passaggio di branca non avviene in maniera automatica ma è una precisa decisione del ragazzo. All’ingresso in Comunità R/S il ragazzo vive un primo momento di Noviziato, generalmente della durata di qualche mese, prima di entrare nel Clan. Il cammino in Comunità R/S è basato su tre grandi pilastri: la strada (non solo metaforica ma anche fisica), la comunità e il servizio. Durante le attività il ragazzo vive a pieno ciascuno di questi aspetti. A differenza del Branco e del Reparto, dove il campo estivo avviene rispettivamente in accantonamento e in accampamento, la Comunità R/S vive l’esperienza della route, un campo mobile.

Ai ventuno anni il ragazzo è chiamato a compiere l’ultima scelta del proprio percorso: decidere o meno di dedicare una parte della propria vita al servizio verso gli altri. Chi accetta questo impegno vive la cerimonia della partenza; il ragazzo che decide di non prendere questo impegno vive il momento del saluto al clan.

Luca Fraccascia

l.fraccascia@gmail.com

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