Domenica 25 novembre: Cristo Re

Con la solennità di Cristo Re dell’Universo, coincidente con la XXXIV domenica del tempo ordinario, si conclude l’anno liturgico.

Questa festa fu istituita da Pio XI l’11 dicembre 1925 con l’enciclica “Quas Primas”.

A differenza di altre solennità, quella di Cristo Re è una festa che non affonda le sue radici nel passato, essa, infatti, trova il suo fondamento in un momento storico per il mondo e per la Chiesa nei primi anni del ‘900.


“Se comandiamo che Cristo Re venga venerato da tutti i cattolici del mondo, con ciò Noi provvederemo alle necessità dei tempi presenti, apportando un rimedio efficacissimo a quella peste che pervade l’umana società”.

Pio XI, con queste parole, indica la solennità di Cristo Re come rimedio contro la “peste” che sta distruggendo l’umanità. La “peste”, a cui il Papa si riferisce, è il “laicismo” ,infatti non bisogna dimenticare che quelli sono gli anni in cui si affermano in Europa i regimi totalitari che mettono al primo posto il “culto della personalità”, il fine di questa festa è quello di porre l’accento sulla regalità “sociale” di Cristo.

“In questo medesimo anno, con la centenaria ricorrenza del Concilio Niceno, commemorammo la difesa e la definizione del dogma della consustanzialità del Verbo incarnato col Padre, sulla quale si fonda l’impero sovrano del medesimo Cristo su tutti i popoli”.

Nella sua enciclica Pio XI fonda la regalità “sociale” di Cristo sul mistero della Santissima Trinità; poiché Gesù è al tempo stesso vero Dio e vero uomo la sua regalità trova un duplice fondamento: egli, infatti, è Re non solo per diritto “naturale”, in quanto Figlio di Dio, ma anche per diritto “acquisito”, perché con il suo sangue ha riscattato il genere umano dal peccato; celebre è il passo di San Paolo della “Lettera ai Filippesi” nel quale si dice che Gesù, pur essendo Dio, si umilia fino alla morte e tale umiliazione viene poi ripagata con l’esaltazione da parte di Dio e con la riconoscenza della sua “Signoria” da parte di tutti i popoli(cfr Fil 2,5-11).

 

“Ci sembrò poi più d’ogni altra opportuna a questa celebrazione l’ultima domenica del mese di ottobre, nella quale si chiude quasi l’anno liturgico, così infatti avverrà che i misteri della vita di Gesù Cristo, commemorati nel corso dell’anno, terminino e quasi ricevano coronamento da questa solennità di Cristo Re, e prima che si celebri e si esalti la gloria di Colui che trionfa in tutti i Santi e in tutti gli eletti”.

Collocando la solennità di Cristo nell’ultima domenica di ottobre, Pio XI da un lato vuole che questa sia quasi un coronamento dei misteri celebrati durante l’anno liturgico, dall’altro sottolinea la sua precedenza, temporale e liturgica, rispetto alla solennità di “Tutti i Santi”, celebrata il 1 novembre.


Con la riforma liturgica del Concilio Vaticano II la solennità di Cristo Re è stata spostata all’ultima domenica del tempo ordinario, questa cade la penultima o ultima domenica di novembre, decade così l’intenzione di Pio XI di voler celebrare tale festa  prima della solennità di “Tutti i Santi”.  Se in origine la festa aveva carattere “sociale” e voleva porre l’attenzione dei cattolici sul particolare momento storico che si stava vivendo, oggi ha acquistato una dimensione “escatologica” che da un lato la rende il coronamento del mistero dell’Incarnazione-Morte-Risurrezione di Cristo, come era intenzione di Pio XI, dall’altra la proietta nella prima domenica d’avvento, i cui testi liturgici sono anch’essi intrisi della medesima dimensione.

Gianfranco Giorgio

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