Diario di bordo: ottavo giorno

Sabato 29 settembre

Pensando a come sintetizzare questa ottava giornata di missione dei giovani, ma soprattutto, gli ultimi sprazzi di quest’avventura, mi viene in mente la canzone di Roberto VecchioniChiamami ancora amore”.

Riesco a raccontare le esperienze di questa giornata in un verso della canzone-poesia appena citata “… questa notte … la riempiremo noi da qui di musica e parole”, e mi sono venute in mente le tante parole che i seminaristi, anche stamattina, hanno utilizzato per raccontarsi agli studenti di scuole medie e superiori, ma, anche, la musica che ha concluso e allietato questa missione in serata con un concerto sul sagrato della Cattedrale organizzato dalla Pastorale Giovanile per tutti i giovani della città.

Ma non solo. Questa canzone continua ad accompagnare il mio pensiero e la canticchio durante tutta la giornata; riesco ad associare ogni parola della canzona all’esperienza di questa settimana di missione: concreta possibilità di confronto, di integrazione, di amore.

Il ritmo si fa incalzante e scopro, così, rileggendo il testo, che tutto si rifà all’amore, a quell’amore supremo, grandioso, nel significato più alto che possiamo dare a questo termine e leggo un grido di pace, contro la guerra “per chi ha vent’anni e se ne sta a morire”, contro altre ingiustizie sociali “per l’operaio che non ha più il suo lavoro” ed in difesa della libertà di pensiero, “perché stanno uccidendo il pensiero” e con un’ incitazione a continuare a pensare senza condizionamenti altrui “perché le idee sono come farfalle che non puoi togliergli le ali”.

Perché le idee sono come il sorriso di Dio” continua la canzone di Vecchioni.

Ed è un po’ la testimonianza che abbiamo ascoltato dai nostri seminaristi; una vocazione senza condizionamenti, una fede che vola alto, un amore a cui non puoi togliere le ali, il sorriso nei volti della gente.

Un incoraggiamento a non mollare mai, a continuare a difendere l’umanità da questi “signori del dolore” perché solo l’uomo, attraverso l’amore ed il non odio “chiamami ancora amore”, può porvi termine “che questa maledetta notte dovrà pur finire”.

Ed è alla fine, proprio quando ti ritrovi a fare un qualsiasi bilancio, hai compreso con fatica che è innato il bisogno di sperare sempre, di credere sempre, e anche noi, come Vecchioni, crediamo nell’amore e questa missione ci ha dimostrato che non solo “Rispondere all’amore si può”, ma che nell’amore ci si incontra, ci si ritrova, si investe e ci si rivela.

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