Cristiani, martirio e perdono

Attualmente, quando si pensa alle persecuzioni contro i cristiani, viene quasi spontaneo parlare al passato: si fa generalmente riferimento alle torture riservate alle comunità di credenti sorte nei primi secoli dopo Cristo, la cui intensità raggiungeva livelli di atrocità via via sempre crescenti, commisurate alla diffusione del Cristianesimo nel bacino del Mediterraneo. Talvolta invece questo tema viene affrontato ponendo maggiormente in risalto la realtà sociologica contemporanea: l’intolleranza religiosa viene dunque equiparata a quella innegabile propensione della società odierna a “scristianizzare” tutto il possibile: scuola, mezzi di comunicazione, ospedali, vita politica ne sono esempi lampanti. Quasi mai sentiamo parlare di violenze fisiche perpetrate verso i cristiani ai giorni nostri.

E’ una constatazione che cozza in modo clamoroso con i dati scientifici: Bernard-Henry Lèvy dichiarò nel novembre del 2010 che “oggi i cristiani formano, su scala planetaria, la comunità più costantemente, violentemente e impunemente perseguitata”. Un’affermazione che può destare scalpore, ma che sicuramente non sorprende gli addetti ai lavori: il “Center for study of Global Christianity” pubblicava nel 2001 un autorevole studio, peraltro costantemente aggiornato negli anni successivi, secondo il quale il numero totale di martiri cristiani in due millenni di storia è di circa settanta milioni, di cui quarantacinque caduti nel solo XX secolo. Numeri impressionanti, che vengono rafforzati da ulteriori statistiche: secondo altri studi elaborati dal medesimo Centro, nel 2011 sono stati uccisi circa centomila cristiani per motivi di carattere religioso. Centomila martiri cristiani l’anno scorso, ovvero 280 al giorno, ovvero 12 all’ora e uno ogni 5 minuti.

La maggior parte degli omicidi avvengono in Africa, Medio Oriente ed America del Sud. Nel 2006, l’Italia si è improvvisamente confrontata con questa realtà con la morte di Don Andrea Santoro, sacerdote della Diocesi di Roma inviato in Turchia come sostegno pastorale e brutalmente ucciso in Chiesa con due colpi di pistola da un ragazzo musulmano di 16 anni in “reazione” alle vignette satiriche su Maometto apparse qualche mese prima su un quotidiano danese.

Ormai da diversi anni, la Chiesa Italiana si ritrova il 24 marzo per celebrare la “Giornata in memoria dei missionari martiri”. La data non è casuale: trae ispirazione dal giorno del 1980 in cui Mons. Oscar Romero, Vescovo di San Salvador, cadde per mano di un colpo di pistola sparato da un sicario durante la celebrazione della Messa (più precisamente durante l’elevazione del Calice), dopo aver pronunciato un’omelia in cui denunciava le crudeltà messe in atto dal governo verso il popolo salvadoregno.

Consci di tutto ciò, i ragazzi della Cattedrale di Acquaviva, insieme al loro Parroco, hanno deciso di unirsi a tutta la Chiesa Italiana dedicando ai missionari uccisi l’appuntamento mensile di “Incroci di Sguardi”, il cui tema sarà proprio il perdono: verrà celebrata una Via Crucis in cui ogni stazione sarà dedicata ad un martire dello scorso secolo. Una scelta che ha lo scopo di porsi in sintonia con l’azione di tutti coloro che operano nel campo della solidarietà e delle missioni anche a rischio della propria vita: una delle sfaccettature più belle del Popolo di Dio è rappresentata proprio da tutti coloro vivono la loro fede nella carità, decidendo di seguire Cristo in modo umile e silenzioso e permettendo la crescita di comunità cristiane in realtà estreme. “Il sangue dei martiri è seme dei cristiani”, scriveva Tertulliano nel suo Apologeticum.

Giuseppe Di Giovanni

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