Comunità Cristiana, società civile e corruzione

Le cronache delle ultime settimane hanno riproposto in tutta la loro durezza il tema della corruzione politica, del decadimento della vita pubblica e dell’infiltrazione della criminalità nelle attività economiche e politiche. Si è visto peraltro che questi fenomeni investono l’intero paese e non sono concentrati solo nel Sud. In realtà il fenomeno sembra chiamare in causa la fragilità della società civile prima ancora che l’efficacia di controlli e sanzioni.

I vescovi italiani, nel documento Chiesa italiana e Mezzogiorno, hanno affrontato il tema dell’educazione delle coscienze con accenti nuovi e anche con segni di autocritica sul ruolo della Chiesa nella società civile. I vescovi hanno, innanzitutto, riconosciuto che l’influenza rilevante della Chiesa non sempre si è accompagnata a un impegno adeguato sul piano della lotta alla criminalità.

Insufficiente appare talvolta anche lo sforzo educativo, tant’è che vi è «una carenza di senso civico che compromette sia la qualità della convivenza sociale sia quella della vita politica e istituzionale», con gravi conseguenze per lo sviluppo economico e socio-culturale. Non bastano quindi le risorse economiche ma appare necessario un maggiore impegno della Chiesa stessa sul terreno della formazione di una coscienza civile e di «una cultura politica che alimenti l’attività degli amministratori di visioni adeguate e di solidi orizzonti etici per il servizio al bene comune».

Naturalmente si può parlare di un impegno insufficiente della Chiesa sul piano della coscienza civile, specie nel Sud ma di fronte a un fenomeno così ampio e di lunga durata, questa ipotesi non è del tutto convincente.

Sarebbe ingenuo pensare a un’unica causa!

Certamente sembra aver influito un antico rapporto con la politica che ha spinto a valutare e appoggiare la classe politica in funzione del sostegno da essa offerto al perseguimento d’interessi ideali (specie nel campo della morale sessuale o della bioetica). E quindi la Chiesa stessa ha una sua parte di responsabilità non trascurabile nella fragilità della società civile: occorrerebbe riconoscere che non sempre è stata incoraggiata una valutazione universalistica dei politici e degli amministratori basata sulle loro capacità di tutelare interessi collettivi e sulla coerenza morale.

Nel complesso, però, proprio il diffuso perpetuarsi della logica dell’accordo di potere – anche al di là di alcuni momenti più critici nella storia del paese – non ha certo contribuito alla crescita di uno spirito civico e di una cultura più consapevole, con tutte le distorsioni che ne sono derivate, e non solo nel Sud.

Il mondo della Chiesa è molto variegato e ci sono esperienze diverse e sicuramente più impegnate proprio nel senso della lotta alla criminalità, della formazione di una coscienza civile e di una valutazione della classe politica più matura e esigente, al di là degli schieramenti. Su questo solco la comunità parrocchiale della Cattedrale – attenta anche alle posizioni nuove annunciate dai vescovi e consapevole che, se perseguite coerentemente, potrebbero avere una portata dirompente – rivendica e afferma il proprio ruolo di protagonista nella costruzione quella società civile più autonoma ed esigente senza la quale nuove regole istituzionali per la lotta alla corruzione o per la selezione elettorale della classe politica, sebbene utili e necessarie, finiscono per essere insufficienti, e viene compromesso lo stesso sviluppo economico.

Non sarà certo una strada facile da percorrere, come ci ricordano la storia lunga e quella recente del paese, e anche i contrasti profondi che da sempre su questo terreno attraversano la Chiesa stessa, ma partiamo dalla determinazione forte e consapevole di volerlo!

Vito Caroli

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