Comunità cristiana e servizio

Nell’ampia geografia del volontariato esiste il volontariato cristiano, cioè quella parte del volontariato che, ispirata da motivazioni cristiane, si impegna ad operare coerentemente con esse, e che normalmente ha rapporti più o meno organici con la Chiesa. Più o meno organici, poiché negli ultimi dieci anni, sono apparsi molti gruppi di volontariato, guidati anche da sacerdoti – quindi scaturiti da una chiara motivazione cristiana – che hanno volutamente assunto un’identità laica sia per essere aperti anche a non credenti, sia per coinvolgere sul piano della priorità i fruitori dei servizi, sia, in qualche caso, per avere maggiore spazio di libertà operativa.

Il volontariato cristiano ci offre non pochi spunti: rileviamo, innanzitutto, l’elevata percentuale rispetto al totale. I gruppi e le associazioni cristiane rappresentano, infatti, circa il 65% del totale. Va ricordato, tuttavia, che molti sono i cristiani che operano anche in gruppi laici o aconfessionali (Croce Rossa, pubbliche assistenze, protezione civile, ecc.): questo dato mostra inequivocabilmente quanto l’ispirazione religiosa, e in particolare quella cristiana, sia un forte propellente verso la solidarietà e il servizio e che quindi esiste una marcata responsabilità della Chiesa e dei cristiani nel creare un clima diffuso di solidarietà e nel connotarlo con uno stile inequivocabile e riconoscibile. Intendiamo, per stile del volontariato cristiano, uno spirito e una logica che attraversano tutto l’impegno del volontariato stesso e gli danno anche una certa immagine esterna di credibilità, secondo l’indirizzo evangelico che impone al volontariato quella coerenza che crea continuità tra il tempo ordinario della vita e il tempo dedicato al volontariato in senso stretto.

L’elemento unificante è dato dai valori che lo ispirano: la gratuità, lo spirito di servizio, l’attenzione alla persona. Se il volontariato crede a questi valori li fa suoi e li esprime in ogni momento, anche se con forme diverse. Questa coerenza è imposta, innanzitutto, dall’ispirazione cristiana che rifiuta ogni ipocrisia ma, allo stesso tempo, è reclamata anche dall’efficacia che il volontariato deve avere. Esso punta ad un cambiamento della realtà – è esso stesso forza di cambiamento – ed è quindi assurdo ritenere di cambiare il mondo sulla base di valori condivisi, se a questi valori non si crede o se li si considera realtà da vivere in compartimenti-stagni.

Lo stile cristiano è poi reso riconoscibile dal metodo di lavoro che parte dalle persone, ossia dai loro bisogni e su questa base costruisce il proprio apporto professionale. Il volontariato non nasce per far fare qualcosa ai giovani o per riempire il tempo affinché non si resti in ozio! Il volontariato nasce per rispondere a bisogni molto precisi e definiti delle persone. La prima tappa del cammino del volontariato è quindi la ricerca di questi bisogni. E su questa base si costruiscono poi le risposte. Si può, in qualche caso, anche partire dall’organizzare le buone volontà: esse vanno poi verificate e calibrate – quasi con urgenza – sui bisogni e vanno accettate e verificate a seconda delle possibilità di risposte adeguate che si riesce a misurare. Il metodo, perciò, è partire dalla lettura dei bisogni, capirne le cause, intervenire simultaneamente sia con forme di solidarietà immediata, sia con un impegno più organizzato e strutturato per la salvaguardia dei diritti. A noi cristiani la serietà e lo stile a cui ispirare il servizio devono essere suggeriti dalla convinzione che ogni persona è sacra e deve perciò essere trattata e servita come si tratterebbe il Signore.

La nostra comunità cristiana intende mettere al centro di questa riflessione il volontario prima ancora che l’attività di volontariato, poiché la nostra attenzione è principalmente rivolta alla persona nella sua crescita umana e cristiana, e al suo inserimento nella vita sociale ed ecclesiale. Ci preoccupa la dimensione dell’essere più che le multiformi attività che sono necessarie per la sua maturazione. Ci piace considerare ogni giovane un potenziale volontario, ossia una persone in crescita e orientata verso una visione della vita come dono, come vocazione, quindi verso l’acquisizione di una disposizione interiore di servizio; una persona in formazione permanente verso la piena maturità umana e cristiana. L’impegno di guidare e sostenere questo cammino è il compito normale della nostra comunità.

Il volontariato nasce così dal servizio del volontario in favore di questa crescita umana e cristiana e diviene espressione operativa di un atteggiamento interiore di servizio e di solidarietà. Perciò, tutta la dinamica del volontariato, cioè l’organizzazione delle varie attività per la sua promozione, la valutazione e la formazione deve essere orientata alla crescita di questo atteggiamento interiore e alla sua concretizzazione in un impegno ricco di frutti.

Vito Caroli

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