Comunità cristiana e impegno politico

In politica il riferimento all’“essere cattolici” ha sempre diviso piuttosto che unire: avvertiamo con fatica e disagio la sofferenza di tanti cristiani che sempre più spesso si contrappongono fra loro su ciò che invece dovrebbe unirli. La vera questione del posto dei cristiani in politica non riguarda, a mio avviso, quale schieramento seguire o quale alleanza preferire, ma è, piuttosto, quella di scegliere Cristo, ogni giorno, con una vita di fede autentica e, conseguentemente, con decisioni e scelte coerenti col Vangelo. Il posto dei cattolici è la stessa comunità cristiana. Devono starci dentro, devono viverla. Non basta dirsi cristiani: occorre esserlo! È proprio stando dentro la comunità che il politico può ottenere quel legame forte con la gente senza del quale non è possibile occuparsi validamente della cosa pubblica.

Ma c’è un secondo “posto” dei cattolici in politica, ed è la povertà. Proprio così: il posto nel quale i cristiani possono e devono costruire una casa comune è “il servizio ai più poveri”, intendendo con “poveri” tutti quelli che soffrono per forme di emarginazione, esclusione e solitudine. In politica il cristiano che voglia impegnarsi deve essere preparato e continuare a prepararsi. Non ci si può improvvisare al servizio degli altri. Non basta mettere in campo semplicemente facce nuove. Occorrono persone serie e competenti. Gli stessi partiti dovrebbero tornare a educare al senso alto della politica, non solo alle tecniche per conquistare il consenso. Se il partito si riduce a comitato elettorale la politica e la democrazia ne soffrono profondamente. L’impegno deve essere continuo, e deve coinvolgere anche gli stili di vita dei politici.

La Chiesa ha dunque, fra gli altri, anche il compito di suscitare questa vocazione alla politica come servizio. Non in forma di ingerenza, ma come guida, orientamento e sostegno. Sempre nel segno del bene comune. Nelle parrocchie spesso si fatica a parlare di politica, perché si ha paura delle contrapposizioni e delle accuse reciproche, ma questo è un segno di immaturità e fragilità delle nostre comunità e va combattuto Il territorio corre oggi il rischio della “desertificazione” culturale e morale. Serve un programma, ma soprattutto serve un’anima. E per ridare un’anima alle comunità serve, da parte di tutti, un colpo d’ala: più creatività, più dedizione, più coraggio.

La dimensione locale ha spesso un vantaggio rispetto a quella globale: mostra un volto più umano. Di conseguenza i problemi si fanno meno lontani e indistinti e le soluzioni sono più facilmente individuabili. Pensate alla figura del buon samaritano: uno che di fronte al bisogno, all’uomo colpito e derubato dai briganti, non si preoccupa tanto di ricostruire l’identikit dei colpevoli, ma di soccorrere e guarire l’aggredito. La tutela della sicurezza dei cittadini non può certo ridursi al soccorso, ma l’altruismo pratico del samaritano indica la voglia di spendersi concretamente per il prossimo. E’ un esempio di servizio chiamato a declinarsi in varie forme. Perché solo il territorio “dove grande e costante è l’attenzione all’altro sarà un territorio davvero presidiato e dunque più sicuro”. Più abitabile non perché più controllato, più vivibile non perché più blindato, ma perché più umano.

Alla vigilia di una lunga campagna elettorale che culminerà con le elezioni del Parlamento della Repubblica italiana, offriamo alcune riflessioni per vivere questo tempo con responsabilità.

Come spiega Papa Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in Veritate, «la Chiesa non pretende minimamente d’intromettersi nella politica degli Stati. Ha però una missione di verità da compiere, in ogni tempo ed evenienza, per una società a misura dell’uomo, della sua dignità, della sua vocazione» Di fronte alla tentazione molto diffusa del disimpegno e del disinteresse sui temi del bene comune e delle scelte che lo realizzano e governano, è necessaria e urgente l’opera educativa delle comunità cristiane

affinché solleciti tutti alla partecipazione attiva e responsabile a questo appuntamento elettorale attraverso un’adeguata informazione su programmi e candidati, l’esercizio del proprio voto, l’impegno attivo di un numero sempre maggiore di laici cristiani nell’attività amministrativa e politica. A nessuno deve sfuggire l’importanza dell’esercizio del diritto-dovere del voto responsabilmente espresso. Con esso si concorre, infatti, a determinare l’indirizzo politico del proprio Stato e della propria realtà locale. Per questo anche noi ci auguriamo che il confronto tra le parti sia sereno e leale, si svolga su programmi ben articolati, in modo che gli elettori siano messi nella condizione di compiere la scelta che giudicano più valida.

In un momento in cui il perdurare della crisi economica sta generando paure e insicurezze che rendono più fragile il legame tra i cittadini, occorre che la politica sappia elaborare risposte all’altezza della situazione, capaci non soltanto di farci uscire dal periodo di difficoltà, ma di migliorarci. Un clima di fiducia sarà realizzabile se insieme si lavorerà per salvaguardare dall’erosione dell’individualismo le questioni etiche rilevanti, promuovendo i valori ispirati alla ragione e al Vangelo. Per questo i cattolici faranno riferimento ai principi irrinunciabili dell’insegnamento del Magistero della Chiesa sulla famiglia, aperta alla vita, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, sul rispetto per la vita dal suo concepimento al termine naturale, sulla libertà religiosa, sul diritto alla libertà di educazione dei genitori per i propri figli, sulla tutela sociale dei minori e delle vittime delle moderne forme di schiavitù, sullo sviluppo di un’economia che sia al servizio della persona e del bene comune, sulla giustizia sociale, sul ruolo da riconoscere ai principi di solidarietà e di sussidiarietà, sulla pace come valore supremo a cui tendere.

Su ognuno di questi punti sarà importante lavorare per costruire un consenso il più possibile condiviso e diffuso. Tutti i candidati, a maggior ragione i cattolici, si impegnino per ridare fiducia al Paese e ai suoi abitanti, presentando programmi e proposte realmente tese a costruire il bene comune: non prevalga la tentazione del disfattismo. Dai cattolici in particolare ci si attende l’impegno per rafforzare la credibilità di un impegno speso al servizio della politica: siano esemplari per rigore morale, attenzione alla gente, spirito di servizio, professionalità, capacità non solo di rifiutare ogni forma di corruzione ma anche di anteporre il bene comune ai propri anche legittimi interessi di parte.

 Vito Caroli

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