Chi fugge e chi rimane – omelia di Don Antonio Scaramuzzi

Quella del Getsemani è l’ultima uscita pubblica di Gesù, con i suoi discepoli; tra poche ore dal giardino del Getsemani, il Signore attraverserà un altro giardino, dove sarà accolto nel silenzio e nel buio : il sepolcro vuoto.

Lanterne, fiaccole e armi accompagnano il gruppo di soldati e guardie capeggiato da Giuda, uno dei discepoli. Hanno un obiettivo: arrestare Gesù il Nazareno.

Giunti al giardino, Gesù, sapendo quello che gli doveva accadere, va loro incontro e chiede: Chi cercate?

Questo interrogativo, il Signore lo rivolge a ciascuno di noi e ci dice: «non ho apparenza, nè bellezza per attirare i vostri sguardi, non splendore per potervi piacere. Se cercate me, trovate sofferenza, se desiderate l’amore, incontrate la croce. Sono un uomo, disprezzato dagli uomini, esperto nel soffrire. Queste mie piaghe, sono frutto dei vostri peccati, delle vostre convinzioni, del vostro orgoglio. Con esse voglio guarirvi e salvarvi.

Desiderate ancora cercarmi? Pregate e vegliate per me.

I miei amici, i miei discepoli sono fuggiti, mi hanno abbandonato. Ricordate il pescatore, Pietro: Maestro darò la vita per te? Dov’è Pietro nell’ora della prova, dove sono tutti nel momento in cui io ho bisogno?

Anche Giuda è fuggito, da predatore è diventato preda della mia misericordia, ma l’ha rifutata. Tutti fuggono, chi rimane? La folla che mi ha osannato pochi giorni fa, nel mio ingresso a Gerusalemme, dov’è? L’unico che sempre rimane è Dio, mio Padre. L’unico che rimane, che non fugge davanti a Dio, alla sua volontà sono Io».

Gesù rimane nella preghiera, fedele e coerente con il al suo progetto d’amore, con la alla sua missione di perdono. Gesù rimane in obbedienza al Padre, e questo rimanere di Gesù è cosi vero, cosi eterno e cosi paradossale che il Signore rimane a noi attraverso il sacramento dell’Eucarestia. Una presenza debole ma al tempo stesso forte, che esprime l’amore di Dio nei nostri confronti.

E noi? Siamo quelli che fuggono o siamo quelli che rimangono davanti a Dio? Chi di noi ora, in questo momento potrebbe alzarsi e dire: Signore io non mi scandalizzerò mai di Te, darò la mia vita per te!

In questi giorni, ci siamo accostati al sacramento della confessione, e credo che tutti noi abbiamo confessato le nostre piccole o grandi fughe quotidiane:

–          la fuga dalla preghiera, quando è poco gratificante e abbastanza arida;

–          fuga dai quei momenti in cui facciamo fatica a servire i nostri fratelli;

–          fuga dai momenti nei quali preferiamo mantenere le distanze da qualche persona che non ci è particolarmente gradita, con la quale facciamo fatica a convivere, fuga da momenti difficili e di sofferenza.

Davanti a questa croce, la verità di noi stessi è svelata. Gesù è innalzato sulla croce. L’eternità che non ha apparenza né bellezza, ci chiama a stringerci attorno a Lui. La croce disegna il principio del cammino dell’amore: il dono di sé.

Il Signore, durante l’ultima cena ha avvertito i suoi: Non c’è amore più grande di chi dona la sua vita per i propri amici. Gesù è morto per noi!

Per capire l’Amore di Dio, contempliamo la croce; per non fuggire dinanzi alla croce, viviamo la nostra vita come offerta. Coraggio nelle croci quotidiane, il Signore non fugge dalle nostre debolezze e sofferenze, siamo la sua ricchezza e Lui è la nostra forza!

La croce non è sconfitta, ma un dono per amare Dio in profondità, per essere alzare il nostro sguardo e accorgerci di essere il riflesso dei suoi occhi. Il sepolcro ci chiama, non fuggiamo. La nostra fedeltà, vedrà la pietra rotolata, i nostri volti saranno travolti dallo splendore dell’Eterno e la gioia sarà per sempre.

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