Annuncio e catechesi

Quando viene alla luce un nuovo nato, anzi, molto prima, quando la mamma avverte la presenza di una nuova creatura nel suo grembo, la gioia è così grande da essere incontenibile, da non poter essere contenuta in una o tra poche persone…l’animo trabocca e la gioia dell’annuncio si diffonde…

Un “nuovo” nato…è la novità, oltre che la grandezza dell’evento a generare quella cascata di entusiasmo che si riversa nei cuori altrui, generando, così, nuovi rapporti o vecchi rapporti che si rinnovano.

E’ un atto generativo che si perpetua: un bambino, amore incarnato, genera nuovi sentimenti, nuovi rapporti, nuove esperienze.

E l’annuncio è un annuncio fatto di gioia, speranze, fiducia, progetti, timori, segreti, vissuti…condivisi!

Gli annunci più belli e più importanti, che hanno costellato la nostra vita sono stati portatori di novità che non ci hanno lasciati uguali a prima, ma, piuttosto, sono diventati occasione di cambiamenti, altrettanto belli, altrettanto importanti.

Gesù, l’Amore Incarnato, è per noi la novità più grande, più bella, che genera quella stessa gioia incontenibile che ci porta all’annuncio.

Per il cristiano che ha incontrato Gesù ed ha sperimentato l’amore del Padre, l’annuncio diventa un’esigenza, un bisogno, una reazione spontanea e inevitabile, che scaturisce da questa luce interiore che s’irradia e non si può tentar di nascondere.

L’annuncio ci fa uscire allo scoperto, ci fa uscire da noi stessi, nella consapevolezza di non essere l’unico né l’ultimo orizzonte della storia, è l’atteggiamento di chi si protende verso l’altro, come l’Angelo verso Maria, nei quadri che raffigurano l’Annunciazione, l’annuncio per eccellenza!

L’annuncio è lo stile del cristiano, che, nella misura in cui si sente discepolo sulle orme di Gesù, si scopre anche apostolo per le strade del mondo; è lo stile del cristiano che sa adorare Dio sul monte, ma sa anche scendere per andare incontro agli uomini del suo tempo, della sua storia, per potersi con questi confrontare.

L’annuncio è una risposta al bisogno di far luce sulle ombre della nostra fragile esistenza, nel tentativo di ripetere il gesto che si compie durante la notte di Pasqua, quando, nel buio più totale, da una sola fiamma, si accendono prima 10, poi 100, poi 1000 fiammelle, che illuminano ogni angolo della chiesa!

E gli annunci più belli, passano sì dalle parole, ma soprattutto dai gesti, dagli sguardi, dalle emozioni trasmesse…si annuncia, allora, con le scelte, con la vita, perché l’amore si vede, parla da solo: una vita che ama “racconta” l’amore che ha incontrato!

E tante sono le strade della testimonianza che certamente abbiamo incrociato, in normali, ma autentici percorsi di vita quotidiana: un esempio di dedizione disinteressata, il gesto di lealtà di un amico, il silenzio o la preghiera di chi ci vuol bene, l’impegno e la responsabilità nel proprio lavoro, libero da sotterfugi e compromessi, la fiducia data a un giovane, la dignità riconosciuta nei fratelli, anche quando più deboli e senza voce, l’amore per la vita sempre e comunque, l’umiltà nel servizio in chi si mette a disposizione degli altri, la gioia di un gesto di accoglienza in una famiglia provata da dolori e assenze, il sacrificio e la fatica di chi opera per l’unità e la comunione, a dispetto di ogni forza centrifuga dell’attuale contesto socio-culturale, cristiani a 360 gradi sul lavoro, a scuola, in famiglia, in ospedale, in ufficio, in piazza, dai quali traspare pace profonda e intima gioia.

Mi piace pensare all’annuncio come allo slancio, mosso dalla Grazia Divina, che si riversa nei nostri cuori, e che, con un atto creativo, fa nuove tutte le cose dentro e intorno a noi…

Annalisa Posa

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