Omelia Quaresima 2015

Messaggio quaresima 2015

mercoledi-delle-ceneri11. L’esodo quaresimale
Per quarant’anni il popolo di Israele ha camminato verso la terra promessa. Un cammino faticoso, ricco di prove e tentazioni, fatto di tappe e segni. In questi quaranta giorni saremo invitati a ripercorrere i preziosi tratti di questo percorso.
La parola Esodo, lo sappiamo, vuol dire “uscita”. Perciò, l’intero percorso verso la terra promessa è caratterizzato da un evento centrale e originante: l’uscita, la liberazione del popolo di Dio dalla schiavitù degli egiziani. Questo tratto fondamentale della libertà ci ricorda che questa nasce da una esperienza di liberazione.
Siamo “liberati da” qualcuno, da una catena o situazione che ci rende schiavi.
La quaresima, perciò, è per noi un grande esame di coscienza sulle nostre schiavitù e ci ricorda che non c’è pasqua (libertà) senza liberazione. Non c’è sequela di Cristo, senza rinuncia, senza svincolarci dalle vecchie reti in cui Cristo ci ha incontrati.

2. L’orizzonte della pasqua
Ma il nostro esodo, come quellod’Israele, ha un fine, un orizzonte: la terra promessa e la libertà.Vi è, dunque, nel cammino quaresimale, anche un percorso di “libertà per” qualcosa. Siamo liberi quando scegliamo ciò per cui viviamo. È l’annuncio pasquale: abbiamo una meta, un senso del nostro pellegrinare. Perciò, all’inizio della quaresima, ci chiediamo, ancora una volta, verso quale meta il Signore ci chiede di camminare.
Nel vangelodel mercoledì delle ceneri (Mt 6,1-6.16-18), ricorre per sei volte l’espressione: “nel segreto”.
3. Il segreto di Dio
Il termine “kriptos” (segreto), nella lingua greca, richiama un luogo a noi caro: la cripta. Kriptos vuol dire separato, nascosto, da decifrare, da “criptare”.
Cos’è, allora, il segreto?
Nel vangelo sembra siaun luogo con specifiche caratteristiche:è uno spazio riservato, a cui non tutti possono accedere, però, non per questo un luogo isolato o vuoto. Mi piace pensare al segreto come un luogo piccolo, con pochi posti, non facilmente accessibile. Certo, non è una piazza, un grattacielo, una camerata.
a. È un posto piccolo. Non avevo mai considerato che questo luogoperde la sua caratteristica di segretezza, quandosmette di essere abitato da noi stessi, per essere popolato da molti. Essendo un posto angusto, i primi ad essere espulsi dal nostro segreto siamo proprio noi. Nel segreto o siamo in pochi, o non ci siamo. Quando ci lasciamo invadere, esponendo la nostra vita privata in pubblica piazza, o assumendo atteggiamenti superficiali alla ricerca del consenso degli altri (come ragazzini che amano farsi vedere mentre fumano o bevono alcool), noi perdiamo noi stessi. Lasciando che altri abitino la nostra intimità, un po’ alla volta, diventiamo estranei a noi stessi.
b. È un posto silenzioso. Sarà necessariamente silenzioso, come, a volte, lo sono le nostre cantine. Nel segreto non si può gridare, correre, urlare: non è un salone per le feste, né una camera da ricevimento. Per questo, a volte, preferiamo scappare, abitare i piani superiori dove si chiacchiera, si grida, si canta, ci si muove o si corre. Nel segreto ci sono cose antiche, vecchi diari mai più aperti, ricordi impolverati dalle abitudini, ferite rattoppate alla men peggio, oggetti preziosi che altri vi hanno depositato, storie e volti che nessuno conosce, suoni e racconti che ci fanno compagnia. Oggetti così rari e fragili che, portati alla luce del sole, si frantumano nelle nostre mani e ci rendono, immediatamente, più poveri e soli.
c. Il segreto è un posto piccolo, silenzioso, ma anche molto caldo. E come si riscalda? Mi piace pensare che si riscalda con il calore di chi ci ama. Nel segreto non c’è posto per chi ci guarda con freddezza, per chi ci ascolta con giudizio, per chi gioca con i sentimenti o le emozioni. Cosa succede quando impariamo a volerci realmentebene? Apriamo reciprocamente i nostri segreti e, col tempo, impariamo ad abitarli. Questo piccolo posto ha poche finestre,apribili solo dall’interno. Siamo noi che decidiamo a chi aprire le finestre dei nostri segreti, sperimentando una libertà che nasce solo dall’amore.
Ritornando al Vangelo di Matteo, mi son chiesto chi è, allora, questo “Dio che vede nel segreto”?
1. Innanzitutto è un Dio che si fa piccolo. Non potrebbe entrare se fosse invadente, chiassoso, robusto. Dio, per abitare i nostri segreti si fa piccolo. Cioè si fa umile, si umilia. Quale grande insegnamento ci viene da questo atteggiamento di Dio:possiamo entrare nella vita degli altri solo attraverso l’umiltà. Solo chi è umile può trovare spazio nei segreti altrui: l’arroganza, la presunzione, ci induce a vivere solo relazioni superficiali, esteriori. Potremmo anche conoscere fatti, avvenimenti, opere altrui ma non riusciremo mai ad abitare i loro segreti senza l’umiltà dell’ascolto e dell’amore.
2. Dio vede nel segreto perché è silenzioso. Non vi nascondo che mi affascina questa dimensione teologale della creazione. Se ci pensiamo, in ogni momento della giornata Dio crea, plasma, muta l’universo senza fare chiasso, senza pretendere che altri se ne accorgano. Anche qui un insegnamento per noi: non esiste segreto senza silenzio. Nel momento in cui il segreto viene rivelato, svelato, accompagnato dalle nostre parole, esso scompare, e noi ne siamo esclusi.
3. Dio vede nel segreto perché ci ama. Egli non entra nella nostra vita con i calci della violenza, con gli spintoni del pettegolezzo, con le parole criptate del sospetto e della curiosità. Dio entra nel cuore con la chiave della misericordia e del perdono. Egli che, vede nel segreto, sa chi siamo e ci ama.
In questi giorni ci avvicineremo al sacramento della Confessione, saremo invitati alla preghiera, sentiamo per noi l’invito di Gesù: “Io, tutti quelli che amo, li rimprovero e li educo. Sii dunque zelante e convèrtiti. Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me”. (Ap 3,19-20)
Vorrei concludere questa riflessione quaresimale con una breve traccia per un esame di coscienza sul segreto. Potremmo usarla prima della confessione o per una verifica sulla nostra vita.
1. “Dio vede nel segreto”: verifica la tua preghiera.
Quando preghi permetti a Dio di entrare nel tuo cuore e di parlarti? O, piuttosto, “sprechi parole” senza lasciarlo entrare nella tua vita? Nel nostro segreto ci sono, a volte, ferite, paure, dubbi: quale posto hanno nella tua relazione con il Signore? Le nascondi o permetti a Lui di amarle?
Oltre alle celebrazioni comunitarie, quanto tempo dedichi alla preghiera personale, all’adorazione eucaristica, alla lettura personale del Vangelo?
Quando preghi con gli altri, ti distrai o sei motivo di distrazione con i tuoi comportamenti, le tue parole, i tuoi atteggiamenti? Fai silenzio in chiesa?

2. “Dio vede nel segreto”: verifica il tuo digiuno
Chi entra nel segreto sceglie di rinunciare agli atteggiamenti che lo vanificano o sprecano. Che posto ha nella tua vita il pettegolezzo, la curiosità morbosa, la chiacchiera? Sei disposto a custodire i segreti rinunciando ad una parola inutile, ad una domanda superflua, ad un commento dannoso?
Nella tua professione ci sono segreti da custodire, che ti vengono donati non per quello che sei, ma per ciò che fai: sei capace di custodire il segreto professionale? Lo utilizzi solo per il bene della persona che te lo ha confidato o lo utilizzi per cercare compiacimento, complicità, approvazione?
Nelle tue relazioni amicali o familiari tieni per te ciò che ti viene confidato o ti lasci andare a inutili commenti attraverso il pericoloso telefono senza-fili de “lo dico solo a te, non lo dire a nessuno”? Come utilizzi i mezzi di comunicazione (facebook, twitter, whatsapp, ecc.)? Sei capace di custodire i tuoi e altrui segreti? Ti preoccupi di essere te stesso/a piuttosto del consenso o dell’approvazione degli altri?

3. “Dio vede nel segreto”: verifica la tua elemosina
“Non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra” è per noi un costante invito a verificare il nostro fare il bene. Perché scelgo di compiere il bene? Per essere ammirato, ricompensato da altri, ricevere qualcosa in cambio? Il bene non ha bisogno di riflettori, dell’eco dei mezzi di comunicazione, delle chiacchiere del paese. Quello vero è quotidiano, silenzioso, gratuito come quello che unisce tante coppie e famiglie, che viene seminato nelle nostre parrocchie o associazioni, che viviamo nelle nostre relazioni amicali.
San Tommaso scriveva “Bonum est diffusivum sui” (il bene si diffonde): esso non ha bisogno del consenso, del riconoscimento degli altri, del plauso dei più forti. A volte, passa anche attraverso le strade minuscole della rinuncia al bene proprio, della impopolarità, della piccolezza delle nostre azioni. Ci chiediamo, perciò, quanto siamo disposti a percorre questa strada che, a volte, si intreccia con la via crucis di Gesù? Quali gesti di generosità, condivisione, rinuncia ai nostri bene siamo pronti a fare nel segreto del cuore? Quanto tempo dedico all’ascolto dell’altro? Quanto la gratuità caratterizza le mie azioni e le mie scelte?

Miei cari,
iniziamo il cammino della Quaresima, lo iniziamo insieme, accompagnandoci sin da ora con la preghiera silenziosa e comunitaria, con l’affetto che ci unisce gli uni gli altri, con la Comunione Eucaristica che ci rende una sola cosa nel mistero del pane spezzato.

Don Mimmo Giannuzzi

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